Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Investì e uccise giovane in via Libertà, concessi gli arresti domiciliari a Sclafani

Il panettiere di 50 anni travolse Tania Valguarnerà mentre stava andando al lavoro al call center. A due mesi dall'ultimo tentativo il giudice ha accolto la richiesta degli avvocati difensori. E' stato accertato che non fosse al telefono al momento dell'impatto e che non andasse oltre i 50 km/h

Sclafani in tribunale per l'udienza di convalida dell'arresto - foto Campolo

Torna a casa l’omicida della giovane Tania Valguarnera, uccisa dopo essere stata investita in via Libertà. Sono stati concessi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a Pietro Sclafani, il panettiere di 50 anni che lo scorso 17 maggio ha travolto la giovane operatrice di call center e ha tentato la fuga. Mentre agli inizi di giugno il giudice aveva respinto la richiesta per per la sussistenza del pericolo di fuga e di gravi indizi di colpevolezza. Le imputazioni a suo carico sono quelle di omicidio colposo e omissione di soccorso. Restano abbottonati gli avvocati difensori Ninni Reina e Marco Lo Giudice i quali preferiscono, sino alla data dell’udienza fissata per il 7 agosto, mantenere il massimo riserbo sulla vicenda.

Il processo sarà eseguito con il rito abbreviato, ma la posizione di Sclafani, a due mesi dalla tragedia, si è in parte “sgonfiata”. E’ stato accertato che due delle multe per eccesso di velocità sarebbero state prese da alcuni suoi dipendenti, così come è stato appurato grazie ai tabulati telefonici che non stesse parlando al cellulare al momento dell’incidente perché aveva interrotto l’ultima conversazione uno o due minuti prima dell’incidente. Il fascicolo è stato inoltre integrato con una perizia, richiesta dalla difesa e vagliata dal pm Renza Cescon, che è servita a stabilire la velocità di marcia del furgone aziendale: inferiore ai 50 km/h.

Resta comunque la grave condotta - spiegano fonti giudiziarie - nei momenti successivi all’incidente dato che lo Sclafani è scappato senza prestare soccorso alla vittima, facendo apparire preoccupante la freddezza dimostrata in quei momenti. Successivamente sembrerebbe aver dimostrato di avere compreso la gravità dell’accaduto, mostrandosi pentito per ciò che aveva fatto. Un episodio che, all’indomani della tragedia, era finito su tutti gli organi di stampa, anche nazionali, dando grosso risalto alla notizia e riaccendendo i riflettori sul dibattito politico per l’istituzione del reato di "omicidio stradale", così come caldeggiato da Marina Fontana, la vedova di Roberto Cona, morto dopo essere stato investito da un tir in autostrada.

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