Cronaca Arenella-Vergine Maria

La donna uccisa 5 anni fa, resta in carcere il pescatore che ha confessato e poi ritrattato

Il Riesame ha respinto il ricorso di Damiano Torrente, che all'inizio del mese si era presentato dai carabinieri raccontando di aver strangolato Ruxandra Vesco e di averne gettato i resti in un dirupo nel 2015. Poi aveva negato di essere stato lui. L'avvocato chiede la perizia psichiatrica

Resta in carcere Damiano Torrente, il pescatore dell'Acquasanta che all'inizio di agosto aveva confessato di aver ucciso a ottobre del 2015 una donna di origini romene, Ruxandra Vesco, salvo ritrattare poche ore dopo. Il tribunale del riesame ha infatti rigettato il ricorso presentato dal suo difensore, l'avvocato Alessandro Musso.

Nella storia restano ancora tanti punti da chiarire e non c'è ancora neppure la certezza al cento per cento che i resti ritrovati in un dirupo di via Monte Ercta - dove Torrente aveva portato i carabinieri - siano effettivamente quelli di Vesco. Al Riesame, la difesa ha per esempio prodotto una sentenza che dimostra come l'indagato si sarebbe separato dalla moglie nel 2014. Un dato che cozza completamente con il movente che aveva indicato in prima battuta per il delitto.

Secondo la prima versione di Torrente, infatti, avrebbe conosciuto Vesco nell'estate del 2015 all'Addaura e con lei avrebbe intrapreso una relazione, pur essendo sposato e padre di figli. Proprio il ritorno della moglie dalla Romania e il fatto che la vittima si sarebbe impuntata per restare con lui, lo avrebbe spinto a stringerle una corda attorno al collo e ad ucciderla il 13 ottobre di cinque anni fa. Ma se - come emerge dagli atti prodotti dall'avvocato - Torrente era già separato da un anno dalla moglie al momento del delitto, il movente diventa inverosimile.

L'unico dato certo per il momento è che l'indagato - che già un anno e mezzo fa si era presentato alla squadra mobile confessando una decina di omicidi mai compiuti - ha fatto ritrovare un cadavere ai carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Felice De Benedittis. Se non è stato lui ad uccidere, come sapeva della presenza di quei resti lungo il monte Pellegrino?

Torrente non ha nascosto agli inquirenti di fare uso di cocaina e anche questo potrebbe influire sulla sua lucidità. Tanto che il suo avvocato ha chiesto al gip una perizia psichiatrica, da effettuare con un incidente probatorio. Il giudice non si è ancora pronunciato sull'istanza.

Gli accertamenti dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di San Lorenzo, guidati dal capitano Daniele Giovagnoli, proseguono su più fronti. Sono in corso verifiche per cercare di recuperare pezzi mancanti del cadavere, ma anche quelli per accertarne compiutamente l'identità (con il dna), nonché verifiche su una pagina Facebook creata qualche anno fa, in cui la vittima veniva accusata di essere una truffatrice e le venivano rivolte anche pesanti minacce. Ha un nesso con la sua misteriosa sparizione, peraltro mai denunciata da parenti e amici? Sono in corso indagini anche su un misterioso personaggio dello Zen, un usuraio "pericoloso", "che è stato anche sparato", per usare le parole di Torrente, che secondo l'indagato avrebbe prestato dei soldi a Vesco pretendendo interessi di 50 euro a settimana. La donna che - sempre a dire di Torrente - si sarebbe prostituita per recuperare la somma, ad un certo punto avrebbe smesso di pagare. Questa vicenda può avere una correlazione con la scomparsa della vittima?
 

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