Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Arenella-Vergine Maria

"Ha strangolato una donna e l'ha gettata in un dirupo", rinviato a giudizio un pescatore

Damiano Torrente ad agosto dell'anno scorso aveva confessato l'omicidio di Ruxandra Vesco, avvenuto il 13 ottobre del 2015, e aveva fatto anche ritrovare il cadavere in via Monte Ercta. Il giorno successivo, però, aveva ritrattato tutto

Il luogo in cui è stato ritrovato il cadavere di Ruxandra Vesco

Ad agosto dell'anno scorso aveva confessato - prima a un prete e poi anche ai carabinieri - di aver ucciso cinque anni prima una donna, Ruxandra Vesco, strangolandola, ma poi aveva ritrattato tutto durante un interrogatorio. L'unica cosa certa è che Damiano Torrente, un pescatore dell'Acquasanta, in pochi minuti aveva condotto gli inquirenti sul Monte Pellegrino ed aveva fatto ritrovare i resti del cadavere che fino a quel momento nessuno aveva mai neppure cercato. Oggi il gup Paolo Magro ha deciso di rinviare a giudizio l'uomo per l'omicidio. Il processo inzierà ad ottobre in Corte d'Assise.

Il delitto al centro del processo è stato scoperto proprio grazie alle indicazioni dell'imputato perché fino a quel momento nessuno aveva denunciato la scomparsa della vittima, sparita nel nulla dal 2015. Si sono costituiti parte civile il marito e il figlio della donna. A sostenere l'accusa sono il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed i sostituti Felice De Benedittis ed Enrico Bologna.

Il pescatore tace davanti al gip: è davvero lui l'assassino?

Torrente, che è difeso dall'avvocato Alessandro Musso, prima di questa vicenda si era già presentato alla squadra mobile per confessare una decina di altri omicidi mai commessi. Con Ruxandra Vesco, 33 anni, aveva riferito inizialmente di aver avuto una relazione extraconiugale e che si sarebbe determinato ad ucciderla il 13 ottobre del 2015, quando la donna avrebbe deciso di trasferirsi a casa sua, dove ci sarebbe stata sua moglie, ed anche di denunciarlo perché avrebbe preteso dei soldi e l'avrebbe spinta a prostituirsi.

Torrente era stato dettagliato nella sua confessione, raccontando pure di aver usato una corda da pescatore per ammazzare la donna "facendo due giri e tirandola con forza per circa sei minuti, finché non è morta". Poi l'avrebbe messa in due sacchi e sepolta in un dirupo lungo via Monte Ercta. E' qui che, cinque anni dopo l'omicidio, aveva portato gli investigatori, facendo ritrovare il cadavere.

La droga e le amicizie pericolose: chi è l'indagato

Il giorno successivo al fermo, il 7 agosto scorso, però, come anticipato da PalermoToday, Torrente si era rimangiato tutto, sostenendo di non sapere nulla né di quella donna né di quel delitto. Per la Procura, però, sarebbe stato lui ad ucciderla.

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