L'omicidio confessato e ritrattato, mancano pezzi del cadavere: indagini in via Monte Ercta

Accertamenti dei carabinieri nella zona in cui 10 giorni fa Damiano Torrente aveva fatto ritrovare i resti di Ruxandra Vesco, sostenendo di averla uccisa nel 2015, salvo cambiare versione. Non si trovano ossa cervicali, delle mani e dei piedi. Al vaglio anche una protesi trovata col corpo

Il punto di via Monte Ercta dal quale sarebbe stato gettato il cadavere di Ruxandra Vesco

Lo scheletro ritrovato in un dirupo di via Monte Ercta il 6 agosto e che, secondo gli inquirenti, sarebbe quello di Ruxandra Vesco non è completo: mancano le ossa cervicali, ma anche quelle delle mani e dei piedi. E' per questo che in questi giorni partiranno delle ricerche specifiche nella zona, sperando di poter ricomporre interamente il corpo. Ma i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di San Lorenzo, guidati dal capitano Daniele Giovagnoli, stanno anche compiendo accertamenti sul numero di serie della protesi ritrovata assieme ai resti: Vesco, infatti, aveva subito un intervento all'anca, ma il presidio sanitario è effettivamente il suo?

A portare i militari lungo le falde del Monte Pellegrino era stato Damiano Torrente, un pescatore dell'Acquasanta, che quella mattina si era presentato in caserma per confessare l'omicidio della donna, che sarebbe avvenuto a suo dire il 13 ottobre del 2015. Torrente, che sarebbe stato spinto a parlare con gli inquirenti da un prete, aveva anche descritto nel dettaglio come avrebbe strangolato la vittima e l'avrebbe poi infilata in due sacchi neri, prima di buttarla nel dirupo. Per cinque anni nessuno aveva neppure avviato un'indagine sulla sparizione della donna e all'improvviso ecco che erano spuntati non solo il suo cadavere, ma persino il presunto assassino. Un giallo troppo semplice che, infatti, dopo poche ore si era complicato e anche di molto: il 7 agosto - come anticipato da Palermotoday - Torrente (difeso dall'avvocato Alessandro Musso) aveva ritrattato tutto, sostenendo di non sapere nulla né di quella donna né di quel delitto.

Torrente aveva inizialmente riferito al procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed al sostituto Felice De Benedettis che avrebbe ucciso Vesco, con la quale avrebbe avuto una relazione nell'estate del 2015, perché ad un certo punto lei avrebbe minacciato il suo matrimonio. Una versione poi da lui stesso smentita. Certo è, però, che l'indagato sapeva precisamente dov'era quel cadavere, dunque se non è stato lui ad ammazzare Vesco è per forza a conoscenza di altri particolari importanti per l'inchiesta.

Mentre si attendono gli esiti dell'autopsia sui resti ritrovati in via Monte Ercta, nonché il risultato del test del dna per stabilire con certezza che quel cadavere sia quello di Ruxandra Vesco, a giorni dovrebbero arrivare anche i primi risultati delle indagini compiute su una pagina Facebook dove la donna veniva indicata come una truffatrice e sulla quale non mancavano i messaggi minacciosi nei suoi confronti. Chi ha creato quel profilo e perché provava tanto astio contro la donna, di origine romena ma adottata anni fa da una famiglia di Alcamo?

I carabinieri indagano però anche in un'altra direzione, quella che porta a una persona "pericolosa", che "è stata anche sparata" e che "vive allo Zen", come l'aveva definita Torrente nella sua confessione iniziale. L'uomo, secondo l'indagato, avrebbe prestato dei soldi alla vittima, pretendendoli indietro con tassi usurai, e ad un certo punto Vesco avrebbe smesso di versare i 50 euro a settimana dovuti. Cosa c'entrano questa misteriosa figura e il presunto prestito con il delitto? Gli inquirenti sono al lavoro per scoprirlo.

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