La droga e le amicizie pericolose, perché il pescatore ha ritrattato la confessione dell'omicidio?

Damiano Torrente ha ammesso di fare uso di cocaina e si è rifiutato di rivelare il nome di un misterioso personaggio dello Zen e che "è stato sparato". Se non è stato il fermato ad ammazzare Ruxandra Vesco, come faceva a sapere dove fosse il cadavere? Ha partecipato al delitto? Ha paura o protegge qualcuno?

Il luogo dove è stato ritrovato il cadavere di Ruxandra Vesco

Un patteggiamento per stalking, l'uso regolare di cocaina, frequentazioni con personaggi che lui stesso ha definito "pericolosi" e con prostitute e poi l'improvvisa conversione con la decisione di costituirsi, autoaucussandosi di un omicidio avvenuto cinque anni fa e sul quale nessuno stava neppure indagando, dopo aver confidato il suo dolore a un prete. Chi è Damiano Torrente (nella foto qui sotto), il pescatore dell'Acquasanta fermato ieri per l'uccisione di Ruxandra Vesco, e che dopo diverse ore - come anticipato da PalermoToday - ha invece deciso di ritrattare la sua stessa confessione?

Figlio di pescatori, Torrente, 46 anni - che è in stato di fermo per il delitto - ha conseguito il diploma all'istituto nautico. Ed è proprio sulle navi che avrebbe lavorato per diversi anni. Poi, nel 2011, avrebbe avuto un grave incidente stradale e sarebbe finito in coma: è da quel punto che la sua vita sarebbe precipitata e, per usare le parole dei suoi parenti, si sarebbe "trasformato". Non solo uso di droga, ma anche una sopravvivenza quotidiana fatta di espedienti, una casa che in realtà è una specie di tugurio alle falde del Monte Pellegrino. Un paio di anni fa, Torrente era poi finto nei guai perché avrebbe perseguitato una ragazza romena. Una vicenda che gli era valsa prima un divieto di avvicinamento, che non aveva rispettato, e poi gli arresti domiciliari, dai quali era evaso: per questo era finito in carcere. Nel procedimento, dove è stato assistito dall'avvocato Alessandro Musso, ha poi deciso di patteggiare la pena, che gli è stata anche sospesa: così era tornato libero.

Un anno e mezzo fa l'uomo si sarebbe poi presentato alla squadra mobile raccontando di aver ucciso il genero ed altri parenti e, sembra, anche damiano torrente-2Ruxandra Vesco. Dopo alcuni accertamenti, però, gli investigatori non avevano trovato riscontro alle sue affermazioni e le sue "confessioni" non avevano dunque avuto seguito. Due giorni fa - a suo dire travagliato dai sensi di colpa e grazie al sostegno di un prete - si è presentato dai carabinieri della stazione Falde e lo ha rifatto, cioè ha rivelato di aver ucciso nel 2015 quella donna romena, adottata da una famiglia di Alcamo, che nessuno stava cercando. Ha spiegato di averla strangolata perché l'avrebbe messo in difficoltà con la moglie. Ha fatto poi ritrovare dei resti, che si ritiene siano quelli della vittima (ma saranno necessari altri accertamenti). 

Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Felice De Benedittis hanno voluto risentire Torrente nel tardo pomeriggio di ieri proprio per chiedergli come mai in passato si era presentato alla polizia confessando degli omicidi poi non riscontrati. Ed è a quel punto che l'uomo ha ritrattato e ha detto di non entrarci nulla con l'uccisione di Vesco, di non sapere neppure con certezza se quei resti che ha fatto ritrovare siano realmente della donna. Ha spiegato di attraversare un momento difficile, di avere dei problemi. Ha precisato di non avere una macchina (mentre poche ore prima aveva detto di aver trasportato cinque anni fa il corpo della vittima sulla sua Fiat Punto bianca), di non avere neppure mai avuto quella casa all'Addaura dove ha sostenuto di aver strangolato la donna. Non solo: Torrente risulterebbe sposato, ma da tantissimi anni non avrebbe alcun contatto con la moglie, così come non vi sarebbe traccia dei figli di cui ha parlato ai carabinieri. Mentre nella prima versione, poi, ha sostenuto di aver pagato 50 euro al giorno al San Paolo Palace per dare un alloggio a Vesco nei giorni prima dell'omicidio, in quella successiva ha negato anche questo aspetto. Così come ha chiarito che non avrebbe gestito nessun giro di prostitute, precisando di essere invece un cliente.

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Una figura strana, quella di Torrente, su cui certamente ci sono ancora da fare tanti approfondimenti. Al di là della ritrattazione, resta il fatto che è grazie a lui che è stato ritrovato un cadavere che nessuno stava cercando. Se non è l'assassino, come faceva a sapere che quel corpo era lì? Lui dice di aver saputo di questa storia, ma non ha chiarito da chi. Ha partecipato al delitto? Ha aiutato il vero killer solo a sbarazzarsi del corpo? Perché poi Torrente ha tanta paura di rivelare il nome di un uomo "che vive allo Zen", che "è pericoloso, è stato pure sparato", che farebbe l'usuraio e che, nella sua prima versione, avrebbe prestato a Vesco duemila euro? Questo misterioso personaggio al quale, sempre secondo l'indagato, la donna avrebbe smesso a un certo punto di pagare i 50 euro di interessi settimanali, c'entra qualcosa con l'omicidio?

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