Colpo di scena sull'omicidio di 5 anni fa, l'indagato ritratta tutto: "Non sono stato io"

Damiano Torrente, che ieri aveva confessato di aver strangolato Ruxandra Vesco ad ottobre del 2015, risentito dagli inquirenti ha fornito una versione completamente diversa: "Non sto bene, è un periodo difficile e con quel delitto non c'entro nulla..."

Il luogo dal quale sarebbe stato gettato il cadavere di Ruxandra Vesco

Colpo di scena nell'inchiesta sull'omicidio di Ruxandra Vesco, la donna romena di 33 anni di cui ieri sono stati ritrovati i resti in un dirupo lungo via Monte Ercta: Damiano Torrente, il pescatore dell'Acquasanta che giovedì mattina si era presentato alla stazione Falde dei carabinieri per confessare il delitto che sarebbe avvenuto il 13 ottobre del 2015, nel tardo pomeriggio di ieri ha infatti ritrattato tutto. "Non sono stato io, sto passando un periodo difficile...", così avrebbe detto al procuratore aggiunto Ennio Petrigni e al sostituto Felice De Benedittis che lo avevano convocato per un nuovo interrogatorio.

E' un giallo nel giallo, dunque, e resta da capire quale delle due versioni totalmente contraddittorie sia a questo punto quella vera. Sta di fatto che Torrente ha comunque fatto ritrovare il cadavere della donna, per la quale non vi era neppure una denuncia di scomparsa, né - prima della confessione dell'uomo - era stato mai aperto un fascicolo per omicidio sulla vicenda.

Torrente, difeso dall'avvocato Alessandro Musso, non sarebbe nuovo però a questi comportamenti strani. Un anno fa si sarebbe infatti presentato alla squadra mobile per "confessare" tutta una serie di delitti, compreso quello del fratello, ma senza offrire alcun riscontro. Perché? Copre qualcuno? Oppure ha semplicemente problemi, anche per via dell'uso di cocaina, di cui non ha fatto mistero neppure ieri con i carabinieri?

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Nel racconto fornito agli investigatori sul conto di Vesco, sarebbero diversi i punti non chiari e anche quelli che non troverebbero riscontro: Torrente ha detto di essere sposato e invece non lo sarebbe, di aver caricato il cadavere della donna nella sua Punto bianca, ma da dieci anni circa non ha una macchina, di aver portato la vittima a casa sua nell'estate del 2015, all'Addaura, ma non avrebbe mai avuto questa abitazione. Inoltre, nel secondo interrogatorio, l'uomo ha affermato di aver conosciuto la donna tra il 2017 e il 2018. Cioè quando, in base alla versione precedente, sarebbe stata già morta da due o tre anni. Le indagini dunque proseguono e un mistero che sembrava già risolto si infittisce invece sempre di più.

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