L'omicidio della donna romena, convalidato il fermo: resta in cella il pescatore dell'Acquasanta

Il gip Rosario Di Gioia ha ravvisato sia il pericolo di fuga che i gravi indizi di colpevolezza a carico di Damiano Torrente, che giovedì ha confessato di aver ucciso nel 2015 Ruxandra Vesco, salvo poi ritrattare. L'indagato durante l'interrogatorio è rimasto in silenzio

Il luogo in cui è stato ritrovato il cadavere Monte Erctare in via

Resta in cella Damiano Torrente, il pescatore dell'Acquasanta che giovedì ha confessato di aver ucciso nel 2015 una donna di origine romena, Ruxandra Vesco, salvo ritrattare poche ore dopo. Il gip Rosario Di Gioia stamattina ha infatti convalidato il fermo e ha disposto - come richiesto dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Felice De Benedittis - la custodia cautelare in carcere. 

Il giudice ha quindi ravvisato anche il pericolo di fuga, nonostante l'indagato si sia costituito spontaneamente alla stazione Falde dei carabinieri. Ha riscontrato anche gravi indizi di colpevolezza a carico di Torrente, altrimenti lo avrebbe lasciato libero o sottoposto ad una misura più lieve.

Ieri, durante l'interrogatorio, l'indagato - difeso dall'avvocato Alessandro Musso - aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere: di fatto non ha chiarito quale delle due versioni fornite sia quella vera. Di certo, però, Torrente ha fatto ritrovare un cadavere in un dirupo lungo via Monte Ercta, sul quale sono in corso degli accertamenti. Per gli inquirenti, si tratterebbe del corpo di Ruxandra Vesco, che il pescatore ha inizialmente detto di aver strangolato, il 13 ottobre 2015, sia perché avrebbe messo a rischio il suo matrimonio sia perché avrebbe minacciato di denunciarlo in quanto avrebbe sfruttato la sua presunta attività di prostituzione.

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E' evidente che se Torrente non è l'assassino deve per forza sapere molto più di quanto dice su questo delitto. Le indagini sul caso sono dunque tutt'altro che concluse. 

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