Cronaca Cruillas / Via Filippo Paladini

Cep, l'omicidio dopo la faida ventennale: "Fateci la testa come uno scolapasta"

I retroscena dell'agguato al mercatino di via Paladini che è costato la vita a Maurizio Quartararo e che oggi ha portato all'arresto dei cinque fratelli Marra. Una storia di risse e dissidi, fino all'ordine dell'anziana matriarca. Il capo della Mobile: "Omertà sconfortante"

Uno dei 5 arrestati portato in Questura

Gli spari dopo una faida durata 20 anni. "Andate là e fateci la testa come allo scolapasta", questo l'ordine dell'anziana matriarca. Ecco i retroscena che si nascondono dietro l'agguato al mercatino del Cep. Da stamattina avrebbero un nome e un volto i responsabili della sparatoria avvenuta lo scorso 1 ottobre in via Paladini, tra le bancarelle del mercato rionale, in cui è morto Maurizio Quartararo, 36 anni. Feriti il fratello Umberto, 30 anni, e un'anziana del tutto estranea ai fatti che è stata raggiunta da un proiettile vagante. Gli agenti della sezione omicidi della squadra Mobile e i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di San Lorenzo oggi hanno arrestato cinque fratelli Lorenzo Marra, 40 anni;  Marcello Marra, 36 anni;  Enrico Marra, 34 anni;  Salvatore Emanuele Marra, 24 anni; e Alfredo Marra, 28 anni. A quest'ultimo sono stati concessi i domiciliari. Le accuse contestate sono omicidio, tentato omicidio in concorso e detenzione e uso illegale di armi da fuoco.

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All'origine della vicenda una lunga serie di liti tra la famiglia dei Quartararo e quella dei Marra, "rivali" ma anche legate da rapporti personali. La sorella della vittima, Caterina Quartararo, è infatti sposata con Lorenzo Marra. I dettagli dell'operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato, tra gli altri, il questore Guido Longo, il pm Alessandro Picchi, il procuratore aggiunto Claudio Corselli, il caso della sezione omicidi della squadra mobile, Carmine Mosca, il capo della mobile Maurizio Calvino, il maggiore della compagnia dei carabinieri di San Lorenzo, Salvatore Del Campo.

LA MATTINA DELL'AGGUATO - Quel giorno i Quartararo erano al mercato dove svolgevano l'attività di venditori ambulanti. "Ci fu una lite tra Caterina Quartararo, sorella dell'ucciso, e Provvidenza Bonanno, compagna di Marcello Marra - ha spiegato Maurizio Calvino -  Il litigio scatena l'episodio violento, che si consuma nell'arco di una mezz'ora. La donna della famiglia Marra avverte i congiunti che si ritrovano e mettono in pratica la vendetta". Per gli inquirenti, vista anche la tempistica, si tratta di un'azione "pianificata da tempo, e Lorenzo Marra sembra avere il ruolo di 'regista'".

UNA FAIDA INIZIATA NEGLI ANNI NOVANTA - La lite del primo ottobre è solo l'ultima tappa di uno scontro familiare di vecchia data. "Già negli anni '90 - ha chiarito Mosca - Lorenzo Marra e il suocero, poi deceduto, si erano resi protagonisti di una violenta rissa ed erano stati arrestati".
Nel 2013 un altro episodio che, con ogni probabilità, ha fatto nascere ne Marra la decisione di una "soluzione definitiva". "Caterina Quartararo ha lasciato il tetto coniugale, forse dopo una lite, e si è rifugiata in casa dei genitori. Il marito Lorenzo Marra si è presentato dai suoceri per incontrare la donna e indurla a tornare a casa. Ne è nata una discussione con il cognato Maurizio e quest'ultimo lo ha ferito con un'arma da fuoco. L'episodio non è mai stato 'perdonato' e i Marra aspettavano - ha aggiunto - solo il momento adatto per vendicarsi. Per questo Lorenzo viene indicato come il 'regista' della vendetta".

IL RUOLO DELLE DONNE - L'omicidio di Maurizio Quartararo è stato compiuto, materialmente, dagli uomini della famiglia Marra ma centrale è il ruolo delle donne dei due clan. La lite del 2013 avviene dopo la fuga di Caterina Quartararo dalla casa coniugale e l'acredine che si è accumulata negli anni è stata, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, alimentata di giorno in giorno dalle donne delle due famiglie. La mattina dell'1 ottobre la lite è stata anche "condivisa" dai balconi delle due abitazioni. "Andate là  - avrebbe urlato l'anziana madre dei Marra - e fateci la testa come allo scolapasta". Poi una frase che, con il senno di poi, si rivela profetica: "Te li facciamo trovare sulla sedia a rotelle". Urla e, poco dopo, gli spari.

LE INDAGINI - Subito dopo la sparatoria carabinieri e poliziotti sono stati portati a escludere la pista mafiosa, indirizzandosi su quella della vendetta "privata", Sono così stati compiuti "esami irripetibili" tra cui li kit tampone per rilevare tracce di polvere da sparo. "Abbiamo effettuato il test - ha sottolineato il pm Picchi - e possiamo dire che Marcello e Salvatore Emanuele Marra hanno certamente sparato quel giorno. Mentre su Enrico e Alfredo i residui di polvere da sparo erano presenti, ma in quantità minore".

IL MURO DI OMERTA' -La sparatoria avvenuta lo scorso ottobre è avvenuta intorno alle 11, quando la piazza era affollata di persone per il mercatino. Eppure nessuno ha visto nulla. Gli arresti della notte sono frutto di investigazioni, senza il supporto di testimonianze. "Sconfortante", ha commentato il capo della mobile. "Anche in un caso eclatante e violento  - ha aggiunto - dobbiamo purtroppo riscontrare il solito deprimente quadro di assenza di collaborazione da parte della cittadinanza".

"La diffusa omertà - ha aggiunto il pm Alessandro Picchi - ha rappresentato un'oggettiva difficoltà per le indagini, portate avanti con successo grazie alla sinergia tra magistratura, polizia di stato e carabinieri". A portare gli investigatori sulle tracce dei presunti assassini è stata la testimonianza di un poliziotto che ha notato una persona allontanarsi in tutta fretta dal luogo della sparatoria in sella a uno scooter. Determinanti poi le indagini della scientifica e la prova che rileva la polvere da sparo. Anche le testimonianze delle donne, sia Quartararo sia Marra, vengono definite "confuse" e "contrastanti" dagli inquirenti.

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