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L'intervento della polizia dopo il ritrovamento del corpo

L'intervento della polizia dopo il ritrovamento del corpo

L'insoddisfazione dopo il sesso e la prostituta uccisa: chiesti 30 anni per il killer palermitano

E' attesa per venerdì la sentenza in merito alla vicenda che vede protagonista Leopoldo Scalici, il disoccupato di 42 anni che nel 2019 uccise Benedicta Daniel nelle campagne di Albareto (Modena). L'uomo si costituì poche ore dopo i fatti

Quell'omicidio - di colpo - fece sprofondare un'intera provincia a un'epoca passata, quella in cui imperversava il Mostro di Modena, con quei dieci delitti, tutti commessi con modalità simili, nella provincia emiliana tra il 1985 e il 1995. La Procura ieri ha chiesto 30 anni di pena per Leopoldo Scalici, il disoccupato palermitano finito in carcere nell'aprile 2019 per avere ucciso Benedicta Daniel. La vittima, una prostituta nigeriana 40enne, era stata barbaramente uccisa con una pesante morsa da banco nel Modenese e poi abbandonata nelle campagne.

Scalici, 42 anni, accompagnato dalla madre, si era costituito qualche ora dopo i fatti ammettendo di avere assassinato la donna colpendola alla testa con il pesante utensile metallico subito dopo aver avuto un rapporto con lei. Come dimostrato dalle indagini, il palermitano aveva agito sotto l'effetto di droghe, circostanza che in ogni caso non avrebbe compromesso la sua capacità di intendere e di volere, come stabilito da una perizia psichiatrica.

Era il 7 aprile dello scorso anno quando il corpo della prostituta venne trovato in un fossato. Il delitto venne consumato in una delle varia piazzole appartate utilizzate dalle prostitute africane che esercitano nella zona industriale di Modena.

L'uomo aveva approcciato la prostituta in strada. La donna era salita poi a bordo del furgone su cui viaggiava il palermitano per raggiungere un luogo appartato e consumare il rapporto. Il mezzo in questione, individuato e sequestrato dai carabinieri, non era di proprietà di Scalici, bensì di un conoscente che glielo aveva prestato per svolgere alcuni lavori. Il movente era legato a un senso di insoddisfazione da parte del cliente per la prestazione sessuale.

"Il difensore dell’uomo, l’avvocato Fernando Giuri - si legge sul Resto del Carlino - aveva chiesto per il proprio assistito il rito abbreviato condizionato ad una perizia psicodiagnostica che ha però confermato come Scalici, quando uccise brutalmente la 40enne fosse perfettamente in grado di intendere e di volere. Il perito nominato dal giudice, la dottoressa Forghieri ha spiegato infatti come Scalici risulti affetto da disturbo di personalità legato al percorso di crescita; una "fragilità personologica" alla quale si aggiunge un altro disturbo dovuto all’uso prolungato negli anni di stupefacenti. Condizioni però non tali da determinare vizio parziale o totale di mente. Le conclusioni della dottoressa Forghieri sono state condivise anche dal perito della difesa. Scalici sarà quindi giudicato per il terribile delitto commesso: il pm ha chiesto adesso una pena di trent’anni. Venerdì la sentenza. Secondo le indagini l’assassino aveva girato per la città con la sua vittima, forse ancora viva e agonizzante, chiusa nel retro del furgone sul quale l’aveva caricata e poi massacrata. Nella notte aveva poi scaricato il cadavere di Benedita, trascinandola fuori dal mezzo, immediatamente ripulito. Prima che le indagini lo incastrassero l’uomo si presentò in caserma confessando tutto".

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