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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca Falsomiele / Via Falsomiele

Ucciso con 57 coltellate a Falsomiele, sit in per moglie e figli imputati: "Si sono solo difesi"

Si apre il processo d'appello a carico di Salvatrice Spataro e di Mario e Vittorio Ferrera che il 14 dicembre 2018 massacrarono il marito e padre dopo anni di violenze e abusi. In primo grado sono stati condannati a 14 anni e il giudice non ha accolto la tesi della legittima difesa. La manifestazione di parenti e amici

"Salvarsi la pelle non può essere reato", "se solo sconteranno l'ennesima pena, questa vita li avrà ingiustamente condannati per la seconda volta" e ancora "liberi subito", "giustizia". Sono queste le frasi scritte su striscioni e cartelloni da parenti e amici di Salvatrice Spataro e dei figli Mario e Vittorio Ferrera, condannati a 14 anni con il rito abbreviato per aver ucciso con 57 coltellate il marito e padre, Pietro Ferrera, la sera del 14 dicembre del 2018, nella casa in cui vivevano insieme, in via Falsomiele. Un omicidio che sarebbe avvenuto dopo anni di violenze e abusi inflitti dalla vittima agli imputati, ecco perché per i manifestanti - ma anche per i difensori dei tre - quel delitto sarebbe avvenuto per legittima difesa e non dovrebbe essere quindi punito.

Il sit in si è tenuto davanti al palazzo di giustizia proprio in concomitanza con l'apertura del processo d'appello. Gli avvocati Giovanni Castronovo e Maria Simona La Verde, che assistono Salvatrice Spataro e i suoi figli, hanno sempre sostenuto la tesi della legittima difesa. Che in primo grado, però, non è stata accolta dal gup Guglielmo Nicastro. Per il giudice tutti i patimenti e le sofferenze, compresa l'ultima lite tra marito e moglie, che sarebbe nata per il rifiuto della donna di avere un rapporto sessuale, non potevano costituire né un'attenuante, quella della provocazione, né lasciar spazio all'esimente della legittima difesa "difettando il pericolo attuale per tutti e tre gli imputati, nonché avuto riguardo alla palese e notevole sproporzione tra difesa e offesa" e anche perché "l'evento morte è stato perseguito come scopo finale dagli agenti".

I difensori degli imputati però non mollano e insistono anche in secondo grado con la legittima difesa, tanto che hanno chiesto alla Corte di acquisire un video, girato nell'appartamento in cui avvenne il delitto, che fornirebbe una prova concreta della colluttazione che sarebbe avvenuta tra i figli e il padre e avvalorerebbe la tesi anche per Mario e Vittorio Ferrera. Il gup ha ritenuto invece che questo scontro non si sarebbe verificato e che i due avrebbero colpito il padre quando era già morto.

E' una storia orribile quella al centro del processo. Ferrera venne massacrato con 57 coltellate dalla moglie e dai figli, ma il giudice in primo grado aveva negato la sussistenza dell'aggravante della crudeltà perché "la vittima venne uccisa in meno di 5 minuti". Salvatrice Spataro, subito dopo l'arresto, raccontò dei maltrattamenti che sarebbe stata costretta a subire per anni: "Mi chiamava latrina", "non mi chiamava per nome", "ero un oggetto", disse tra l'altro la donna, raccontando che Ferrera l'avrebbe anche costretta ad avere rapporti con dei transessuali. Violenze avrebbero subito allo stesso modo i figli. 

Qui sotto le immagini della manifestazione

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