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L'omicidio Mattarella e il sogno infranto della Sicilia "con le carte in regola": un mistero lungo 41 anni

Il 6 gennaio 1980 l'allora presidente della Regione (fratello dell'attuale Capo dello Stato) venne ucciso a colpi di pistola in via Libertà, sotto gli occhi di moglie e figli. Pagò con la morte la sua azione riformatrice. Palermo e Castellammare lo ricordano con due cerimonie

Sono trascorsi 41 anni dall'omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana e fratello dell'attuale capo dello Stato Sergio: era il 6 gennaio 1980 quando venne ucciso a colpi di pistola davanti alla sua abitazione di via Libertà. Un delitto che ha lasciato una traccia indelebile in una Sicilia che, sotto la presidenza di Mattarella, stava provando a cambiare; ad avere "le carte in regola".

Un progetto stroncato dalla mafia (e forse non solo mafia), che colpì a morte Mattarella - allievo prediletto di Aldo Moro in Sicilia - non appena salì a bordo della sua Fiat 132 per andare a messa, insieme alla suocera, alla moglie Irma Chiazzese e ai figli Maria e Bernardo. Niente scorta: il presidente la rifiutava nei giorni festivi, perché voleva che anche gli agenti stessero con le loro famiglie.  

Tra i primi a soccorrere Mattarella ci fu il fratello Sergio, attuale capo dello Stato, che lo prese tra le sue braccia. Quell'istantana, immortalata dai fotografi dell'epoca, ancora oggi esprime tutto il dramma di un omicidio che ha infranto il sogno di una Sicilia "con le carte in regola", condizionando la vita politica. La mafia e la spirale terroristica avevano infatti abbattuto la speranza politica più autorevole dell’Isola. Il caso fu da subito condizionato da una intensa opera di depistaggio e ancora oggi è un delitto insoluto.

Il presidente della Regione aveva avviato una decisa politica riformatrice per ricostruire il tessuto economico, sociale, culturale dell’Isola. Nella primavera del 1975 su suo impulso, da assessore al Bilancio, venne approvato a larghissima maggioranza, anche con i voti del Pci, il Piano regionale d’interventi per gli anni 1975-1980: primo tentativo di programmazione a lungo termine delle risorse regionali. Un passaggio che diede forma e sostanza al dialogo a sinistra. Una "solidarietà autonomistica", che anticipava la solidarietà nazionale di Moro e di Enrico Berlinguer del 1976.

Il 9 febbraio 1978 Piersanti Mattarella fu eletto presidente della Regione con una coalizione di centrosinistra e l’appoggio esterno del Pci. Le riforme sul fronte degli appalti e dell’urbanistica compresse gli spazi della speculazione edilizia e degli interessi di mafiosi e palazzinari. Da tempo si era reso conto della necessità di recidere con urgenza e nettamente i legami della politica e del suo partito con la mafia. Una visione complessiva, un’operazione di pulizia della Dc e un progetto di buon governo che minacciavano gli interessi della mafia e di consolidati centri di potere politico ed economico.

Con quel delitto, così, l’Isola piombò nuovamente nel suo inferno, in un destino che appariva sempre più segnato, senza scampo né redenzione possibile. Lunga e complessa è stata la vicenda giudiziaria legata all'omicidio Mattarella. Un'indagine lunga 41 anni e non ancora chiusa. Come mandanti sono stati condannati all’ergastolo i boss della commissione di Cosa nostra (Totò Riina e Michele Greco su tutti, con gli altri esponenti della cupola: Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci). L’inchiesta, però, non è riuscita a identificare nè i sicari nè i presunti mandanti esterni.

Nel 2018 la Procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta sull'omicidio: nuovi accertamenti considerati doverosi, anche attraverso complesse comparazioni fra reperti balistici, per quanto siano resi complicati dal lungo tempo trascorso e dalle sentenze passate in giudicato. Il terrorista nero Giusva Fioravanti, esponente del gruppo eversivo Nuclei armati rivoluzionari (Nar), riconosciuto dalla vedova di Piersanti Mattarella, Irma Chiazzese, fu processato e definitivamente assolto dall’accusa di essere stato il killer. 

Giovanni Falcone il 3 novembre 1988 in una audizione in Antimafia definì l’indagine "estremamente complessa", dal momento che "si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa", nell’ambito di un presunto scambio di favori tra mafia e terrorismo di estrema destra. Nel più recente atto d’accusa della procura generale di Palermo sui presunti assassini dell’agente Nino Agostino sono finite anche le indagini condotte dalla Dda da cui sono emersi rapporti di Agostino, cacciatore di latitanti, con il magistrato ucciso nella strage di Capaci nella fase in cui questi stava conducendo investigazioni delicatissime sulla "pista nera".

Anche quest'anno, in occasione dei 41 anni dal delitto, Piersanti Mattarella è stato commemorato nel luogo dell'eccidio, in via Libertà alla presenza delle autorità civili e militari. Inoltre, sempre stamattina, verrà ricordato nella "sua" Castellammare del Golfo: città in cui nacque nel 1935. Nel rispetto delle misure di contenimento previste per il Covid-19, si è tenuta una sobria cerimonia al cimitero comunale, non aperta al pubblico.   

"Oggi - afferma il sindaco Leoluca Orlando - è un'occasione per confermare la gratitudine per il presidente della Regione Piersanti Mattarella da parte di tutta la città. Un omaggio floreale a nome di tanti amici e collaboratori che hanno creduto possibile liberare, come abbiamo liberato, Palermo dal governo di un sistema di potere e affaristico-mafioso che controllava la città. Ed è un'occasione per confermare l'impegno di non consentire che torni la mafia. Che non torni la mafia che aveva il volto di grandi e piccoli imprenditori collusi, di uomini di Chiesa collusi, di sindaci collusi, di società civile collusa. Credo che se questo impegno non viene rinnovato, essere qui è soltanto un vuoto rito che si ripete ogni anno".

"L'esempio di Piersanti Mattarella, dopo più di 40 anni dalla morte, - dichiara il presidente della Regione Nello Musumeci - resta un riferimento per quanti sono impegnati nella buona politica, quella che persegue il giusto e non l’utile. Il suo spessore culturale, l'abilità nel mediare situazioni difficili alla ricerca di ampie convergenze, il coraggio nel chiedere cambiamento e innovazione - in una terra che non era ancora disposta a cambiare - sono valori che chi fa politica in Sicilia non può non fare propri. Oggi, forse, più di ieri".

Il governo Musumeci ha colocato una corona di fiori a fianco della lapide alla memoria di Piersanti Mattarella, in via della Libertà. A rendere omaggio al presidente della Regione ucciso 41 anni fa, questa mattina si è recato, in rappresentanza del governo, il vice presidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao. "La commemorazione del presidente Mattarella - ha detto Armao - ci riporta ai suoi valori, alle sue idee, al concetto di amministrazione moderna e innovativa che, da assessore prima e da presidente poi, condusse da vero riformatore. Per tutti noi rimane un riferimento che deve impegnarci a trasformare l'amministrazione regionale in elemento di modernità, di innovazione e di servizio per tutti i cittadini siciliani, contrastando in ogni modo le infiltrazioni che la mafia e la criminalità cercano di esercitare sulla gestione pubblica".

Presenti alla commemorazione anche l'assessore al Territorio e Ambiente Toto Cordaro, il segretario generale Maria Mattarella, figlia dell’ex presidente ucciso il 6 gennaio 1980 e altri dirigenti regionali. La cerimonia si è svolta in modo scaglionato, a causa delle misure precauzionali anti-Covid.

"Il 6 gennaio 1980 la mafia assassinava a Palermo l'allora presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella - scrive su Facebook il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede -. Un agguato brutale e vile che tolse la vita ad un uomo delle istituzioni onesto, coraggioso, preparato e lungimirante. Sino all'ultimo, Mattarella lavorò per garantire alla Sicilia una stagione di riforme e di modernizzazione, basata su valori di giustizia e legalità, ben lontana da logiche clientelari e da qualsiasi condizionamento imposto da Cosa nostra. A 41 anni dalla sua scomparsa, Piersanti Mattarella resta un imprescindibile punto di riferimento nella battaglia senza tregua contro ogni forma di criminalità organizzata e un esempio di buona politica al servizio dei cittadini".  

Sempre su Facebook, il senatore Pietro Grasso (Leu) scrive: "Il 6 gennaio, da 41 anni, per noi siciliani non è solo il giorno dell'Epifania. E' il giorno in cui ricordiamo un uomo per bene e un politico lungimirante. Piersanti Mattarella aveva avviato un rinnovamento politico, culturale e civile; voleva che la nostra terra fosse libera dalle logiche mafiose per sviluppare le sue potenzialità con trasparenza e rigore. Un sogno per tutte le persone oneste. Per questo fu ucciso. Quel giorno ero il magistrato di turno e mi precipitai in via della Libertà, a Palermo. Fu la mia prima indagine di mafia. Ricordo la confusione, lo sgomento di tutti e la sensazione che con Mattarella avevamo perso l'occasione di un cambiamento. Ma la Sicilia, e un Paese, dalle 'carte in regola' è una sfida ancora attualissima".

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