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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca Cruillas / Via Luigi Vanvitelli

Cantante uccisa a coltellate a Cruillas, il marito rinuncia al Riesame e resta in carcere

Salvatore Baglione è in cella dal giorno dell'omicidio di Piera Napoli, avvenuto il 7 febbraio nella loro casa di via Vanvitelli. Ha confessato di aver ammazzato la donna perché "lei mi tradiva e ha detto di non amarmi più" e adesso non ha neppure provato a chiedere un'attenuazione della misura cautelare

Ha confessato di aver ucciso la moglie, la cantante neomelodica Piera Napoli, e ora ha persino rinunciato a ricorrere al tribunale del Riesame: resta quindi in carcere, Salvatore Baglione che - secondo i primissimi accertamenti dell'autopsia - ha massacrato la vittima con decine di coltellate, mentre era seduta nel bagno della loro abitazione di via Vanvitelli, a Cruillas, la mattina del 7 febbraio scorso.

L'indagato si era costituito lui stesso alla stazione Uditore dei carabinieri, dicendo subito che aveva ammazzato la moglie. Aveva spiegato che la donna lo avrebbe tradito e che quella mattina avrebbero litigato e lei avrebbe per la prima volta ammesso la presunta relazione con un altro. Baglione ha sostenuto la tesi del "raptus" per spiegare il suo gesto, ma è la freddezza con cui si sarebbe comportato dopo a far ritenere al sostituto procuratore Federica Paiola, che coordina le indagini, che l'omicidio sia stato invece premeditato.

Baglione ha ucciso la moglie - che avrebbe compiuto 33 anni l'8 marzo ed era madre di tre figli - tra le 10 e le 11. Proprio in quei momenti, dunque poco prima o subito dopo l'omicidio, l'indagato aveva trovato il tempo di pubblicare alcuni post su Facebook, tra cui l'ultimo, con un immagine di Robert De Niro e la frase: "Il rispetto, gran bella parola... Peccato che non tutti ne conoscano il significato". Poi, come lui stesso ha raccontato agli investigatori, aveva coperto il cadavere della donna con una coperta, si sarebbe lavato e cambiato, avrebbe accompagnato due dei suoi figli (che non si sarebbero accorti di nulla) dai nonni, preparato "un trolley di grandi dimensioni" con l'occorente per stare in carcere ed era andato a costituirsi. Tutti comportamenti ritenuti incompatibili con un "raptus". Le tesi dell'accusa erano state condivise interamente dal gip Ermelinda Marfia, che aveva convalidato il fermo e disposto il carcere.

"Mi tradiva e ha detto di non amarmi più" questo il "motivo" - giudicato futile dal pm - che avrebbe armato la mano di Baglione. Per uccidere la donna aveva usato un coltello con una lama di 20 centimetri e il medico legale che ha eseguito l'autopsia, Antonella Argo, in prima battuta non era riuscito a quantificare precisamente i colpi: decine e decine, di cui forse più di uno fatale per la vittima. Sul corpo della cantante sarebbero emersi però con evidenza i segni di una "furia omicida".

L'indagato, difeso dall'avvocato Daniele Lo Piparo, che è in carcere dal giorno dell'omicidio, non ha neppure provato a far modificare la misura cautelare ricorrendo al Riesame. L'inchiesta, i cui contorni sono abbastanza chiari, è ancora in corso, ma è molto probabile che la Procura proceda rapidamente a chiuderla e a chiedere il processo per Baglione. 

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