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Giovedì, 19 Maggio 2022
Tribunale / Cruillas / Via Luigi Vanvitelli

Omicidio di Piera Napoli, il marito era lucido quando la accoltellò? I giudici dispongono una perizia

La Corte d'Assise vuole sciogliere ogni dubbio su Salvatore Baglione, che ammazzò la cantante neomelodica il 7 febbraio dell'anno scorso e rischia l'ergastolo: per la Procura era perfettamente in grado di intendere e di volere, mentre per il consulente della difesa sarebbe stato "totalmente incapace". Tra 40 giorni la relazione

Era capace d'intendere e di volere quando uccise con 40 coltellate la moglie, Piera Napoli, la mattina del 7 febbraio dell'anno scorso, nella loro casa di via Vanvitelli, a Cruillas? E' questa la domanda a cui dovrà rispondere il perito incaricato stamattina dalla Corte d'Assise di valutare lo stato mentale di Salvatore Baglione, imputato per il delitto, che aveva peraltro confessato costituendosi poche ore dopo alla stazione dei carabinieri. Tra 40 giorni dovrà essere depositata la relazione con il responso.

I giudici vogliono chiarire definitivamente il punto, visto che secondo il consulente del pm, Federica Paiola, l'uomo sarebbe stato lucido, mentre non lo sarebbe stato affatto secondo quello della difesa, rappresentata dall'avvocato Daniele Lo Piparo. Un dato fondamentale quello che la Corte presieduta da Sergio Gulotta vuole acquisire, considerato che un vizio di mente, anche parziale, avrebbe naturalmentre delle conseguenze in caso di condanna: al posto dell'ergastolo - che Baglione rischia a tutti gli effetti - potrebbe essere invece ipoteticamente prosciolto proprio per incapacità di intendere e di volere.

Nessun dubbio per la Procura e la parte civile (tra cui la madre della vittima, Adele Alfonzetti), assistita dagli avvocati Umberto Seminara, Laura Terrasi e Ines Trapani: Baglione sarebbe stato lucido a tal punto che pochi minuti dopo l'omicidio della cantante neomelodica, madre di tre figli, aveva pubblicato su Facebook un post sul "rispetto", ma aveva anche ripulito il coltello, si era cambiato e lavato, aveva preparato una valigia con tutto l'occorrente per andare - a suo dire - in carcere, e si era pure preoccupato di allontanare i figli, facendo in modo che non assistessero al massacro della mamma. Ai carabinieri aveva poi fornito una sua versione chiara dei fatti, spiegando di aver ucciso la moglie perché lei l'avrebbe tradito e avrebbe voluto lasciarlo.

Diametralmente opposta la conclusione del consulente della difesa dell'imputato, secondo cui "era totalmente incapace", "nel momento in cui ha ucciso non sapeva ciò che stava facendo, non aveva il controllo su stesso" ed "è scattata una dissociazione dalla realtà". Secondo l'esperto, Baglione sarebbe afflitto da un "disturbo paranoideo" che si sarebbe acutizzato nella fase immediatamente precedente al delitto, tanto che "ha travisato la realtà", convincendosi che la moglie lo tradisse, era "in un delirio lucido". Inoltre, per il consulente, "ciò che è accaduto dopo non ha rilevanza, conta lo stato mentale durante l'uccisione". Sarà adesso l'esperto nominato dai giudici a stabilire come stanno effettivamente le cose.
 

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