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Cronaca Cruillas / Via Luigi Vanvitelli

Omicidio Piera Napoli, i giudici: "Il marito non la uccise per futili motivi, ma agì con grande crudeltà"

Le motivazioni della sentenza con cui Salvatore Baglione è stato condannato all'ergastolo per aver ammazzato a coltellate la cantante neomelodica. La Corte d'Assise ha escluso che a spingere l'imputato sia stata solo la gelosia: "Era convinto che la vittima lo tradisse, ma quel giorno capì che il suo matrimonio era finito". Il delitto non fu premeditato

Non c'è alcun dubbio sul fatto che ad uccidere Piera Napoli, giovane cantante neomelodica di Cruillas, la mattina del 7 febbraio del 2021 nella casa di via Vanvitelli in cui vivevano, sia stato il marito Salvatore Baglione che, peraltro, secondo i giudici sarebbe stato perfettamente lucido nello sferrare ben 40 coltellate a quella che era anche la madre dei suoi tre figli, usando un coltello per disossare la carne. L'uomo - che è stato condannato all'ergastolo il 20 ottobre scorso - tuttavia non avrebbe agito né per futili motivi (la gelosia paventata dalla Procura) e neppure con premeditazione. Inoltre, i figli minorenni della coppia non avrebbero assistito al massacro della madre (come sostenuto sempre dall'accusa).

E' quanto emerge dalle 59 pagine che compongono le motivazioni della sentenza, depositate nelle scorse settimane dalla prima sezione della Corte d'Assise, presieduta da Sergio Gulotta (a latere Monica Sammartino) che, contestualmente, ha deciso di non riconoscere le attenuanti generiche all'imputato (è vero che ha confessato il delitto, ma anche senza le sue dichiarazioni sarebbe stato comunque facile risalire a lui), mentre ha ravvisato le aggravanti della crudeltà, dell'aver agito su una persona in stato di minorata difesa (Piera Napoli era seduta in bagno quando il marito aveva scatenato su di lei "la furia omicida") e in particolare ai danni della coniuge. I giudici, dunque hanno in parte accolto alcune tesi della difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Daniele Lo Piparo. Baglione è stato anche condannato a risarcire i parenti della vittima, che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Massimiliano Ficarra, Francesca Legnazzi e Silvana Laura Terrasi.

La confessione: "Mi tradiva, l'ho uccisa per gelosia"

"Non cucinava più come prima e comprava cibo da asporto"

Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Federica Paiola, che aveva coordinato le indagini e che oggi è in servizio a Genova, ad armare la mano di Baglione sarebbero stati motivi futili, ovvero la gelosia - e nello specifico l'ipotesi che la moglie avesse iniziato una relazione con un altro uomo - ma anche che "non faceva più quello che doveva fare a casa", riferendosi alla pulizia, alla preparazione dei pasti e in generale alle incombenze domestiche. Per la Corte, però, "occorre subito sgombrare il campo da un equivoco di fondo: è vero che Baglione, spinto dall'intenzione di alleggerire la propria posizione, ha enfatizzato quelle che riteneva essere state, nei mesi precedenti l'omicidio, le manchevolezze della moglie", dicendo che "Piera non cucinava più come prima e che comprava il cibo da asporto, che rientrava tardi, che non rassettava la casa come prima. E però non vi è chi non veda che detti comportamenti non rientrano di sicuro tra quelli che hanno dato causa al delitto, neppure nel racconto di Baglione: è piuttosto chiaro che l'imputato ha fatto riferimento alla circostanza dell'avvenuto cambiamento di abitudini da parte della moglie solo per spiegare i sospetti che aveva cominciato a nutrire nei suoi confronti, da quando, a suo dire, era cambiata ed aveva preso a trascurare la famiglia".

"L'imputato si era convinto che la moglie lo tradisse"

Piuttosto "al netto delle voci di quartiere, dei pettegolezzi insomma (che non avevano ancora confermato che Piera Napoli intrattenesse una relazione adulterina) i sospetti dell'imputato (ingenerati anche della trascuratezza mostrata dalla moglie per le ordinarie incombenze) non erano il frutto di una patologica ossessione, ovvero di una visione distorta, deforme, della realtà, quanto piuttosto - affermano i giudici - l'espressione di una normale preoccupazione di Baglione per quello che, effettivamente, a detta di tutti i testimoni ed anche della stessa madre della vittima, era stato un evidente cambiamento nelle abitudini e nell'atteggiamento di sua moglie". In altri termini "l'imputato si era irrimediabilmente convinto del fatto che la moglie intratteneva una relazione adulterina, benché lei lo avesse sempre negato" tanto che "appena una settimana prima del delitto aveva deciso di affrontare" il rivale. Quest'ultimo ha riferito che "si era trattato di una semplice frequentazione, fatta per lo più di scambi di messaggi via Whatsapp e di qualche incontro per strada", che la vittima gli "aveva detto di essere separata in casa" e che si "era raccomandata con lui che cancellasse sempre i loro messaggi". Dunque per i giudici Piera Napoli "intratteneva effettivamente una relazione sentimentale" con l'altro "per lo più epistolare".

La madre della vittima: "Era ossessivo, quel giorno ha ucciso anche me"

"A spingerlo fu la consapevolezza della fine del matrimonio, un motivo non banale"

Anche la mattina dell'omicidio i due si erano scambiati dei messaggi. Ma per la Corte non sarebbe stata solo una questione di gelosia perché a "dare causa al delitto è stata la consapevolezza - maturata definitivamente da Baglione solo quella mattina - del fatto che quella che fino a quel momento aveva sperato potesse essere solo una crisi coniugale, si era invece trasformata nella rottura non più sanabile del loro matrimonio, ma anche della loro vita famigliare, per come questa si era svolta fino a qualche mese prima. Se questo è vero, allora deve escludersi che a dare causa all'efferato delitto sia stato un futile motivo". Spiega meglio la Corte: "Ciò che ha portato Baglione all'efferato delitto non è stata la scoperta che Piera potesse avere intrattenuto una relazione sentimentale, quanto piuttosto la consapevolezza che la moglie, nel confessarglielo quella mattina, come fino ad allora non era mai avvenuto, aveva oltrepassato un punto di non ritorno, per così dire che - di fatto - segnava la fine del loro matrimonio". Per questo "la spinta ad agire che ha mosso Baglione, sebbene in nessun modo giustificabile, non può dirsi 'banale' e/o pretestuosa".

"Era lucido, ma non ha premeditato l'omicidio"

I giudici analizzano poi la sussistenza della premeditazione. Che non ravvisano: anche se dopo l'omicidio l'imputato ha dimostrato un'estrema lucidità - si era lavato, si era cambiato, aveva preparato una valigia prima di andarsi a costituire, aveva cancellato i dati dal suo cellulare - questi "appaiono comportamenti che - secondo i giudici - non consentono, di per sé soli, di concludere per la ricorrenza dell'aggravante della premeditazione, rivelandosi, a ben guardare, del tutto neutri, oltre che compatibili con una determinazione criminosa concretatasi, piuttosto, quella stessa mattina, dopo la rivelazione della moglie". Spiega la Corte che "dal fatto che Baglione stesse vivendo la crisi matrimoniale in maniera - si può dire - drammatica, somatizzando il suo disagio, non può farsi derivare la certezza che, fin da allora, lo stesso si fosse rappresentato e abbia voluto la morte della moglie. In effetti può persino dirsi il contrario e cioè che il suo struggimento sia stato, piuttosto, la manifestazione del fermo proposito di rinsaldare il legame matrimoniale che in quel momento, certamente, mostrava di vacillare; proposito che lo stesso avrebbe abbandonato definitivamente solo la mattina dell'omicidio quando concepiva ed attuava l'efferato delitto".

Prova ne sia che "la sera prima del delitto, intorno all'ora di cena, l'imputato - che aveva manifestato l'intenzione (già palesata un mese prima ma poi, evidentemente, accantonata) di volersi separare dalla moglie, dando mandato ad un avvocato civilista di procedere e di avviare la pratica - non aveva ancora maturato l'idea di ucciderla". Quindi secondo i giudici "il proposito criminoso è piuttosto maturato quella stessa mattina, immediatamente dopo il litigio e che è stato eseguito con dolo d'impeto, insorto nell'animo di Baglione appena prima della sua completa consumazione".

La madre dell'imputato lo difende: "Stava molto male..."

"Ha brutalizzato la vittima, ne ha prolungato con crudeltà l'agonia"

Un'aggravante che sussiste certamente è invece, per la Corte, quella della crudeltà: "La vittima è stata certamente brutalizzata e poi uccisa e tutto è avvenuto in fretta, in un intervallo di tempo assai breve ma, al contempo, sufficientemente lungo da lasciare a Piera Napoli la consapevolezza di ciò che le stava accadendo". Tanto che "Baglione ha tenuto stretto il collo della moglie per un tempo non breve, limitandone il respiro (...) avrebbe potuto completare in quel momento l'azione di strozzamento del collo della vittima procurandone il decesso ed invece ha continuato a colpirla ancora e ancora".

Baglione "ha prolungato l'agonia della moglie, infierendo contro di lei con oltre 30 coltellate, così alterandone i lineamenti del volto". Infine, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza "quella mattina l'imputato si è rappresentato ed ha voluto la morte della moglie e per ottenere questo risultato, non solo ha scelto un'arma che certamente glielo avrebbe potuto assicurare, ma l'ha utilizzata con una modalità - voluta ma non necessitata - particolarmente cruenta, conscio della piena consapevolezza da parte della moglie non solo della fine imminente ma anche della brutalità che stava patendo. In altri termini ha scelto di agire con crudeltà".

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