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Cronaca

Uccise il vicino a fucilate "perché non lo sopportava più": 16 anni per un palermitano

Antonio Catalano ha scelto il rito abbreviato, oggi è arrivata la condanna. I fatti sono avvenuti a Perugia nell'aprile dello scorso anno

A poco più di un anno dall'omicidio di Mirco Paggi, ucciso da due colpi di fucile il 10 aprile scorso nel quartiere perugino di Ponte D'oddi, è arrivata la sentenza di condanna per il palermitano Antonio Catalano, 59 anni. Assistito dall'avvocato Giuliano Bellucci, aveva scelto e ottenuto di essere giudicato con rito abbreviato, ottenendo così lo sconto di pena. Ieri il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Perugia, Valerio D'Andria, ha condannato a 16 anni il palermitano, mentre il risarcimento per la famiglia Paggi - costituitasi parte civile con gli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza - sarà stabilita in sede civile. La notizia è stata riportata da alcuni quotidiani locali.

Mirko Paggi fu ucciso da due colpi  esplosi dal balcone di casa di Catalano. I colpi partiti dal fucile da caccia, una doppietta calibro 12 detenuta illegalmente dal palermitano, hanno raggiunto il cuore e il polmone, non lasciando scampo alla vittima. Catalano, fermato poco dopo l’omicidio dagli agenti della squadra mobile di Perugia, ammise il delitto: i due si conoscevano da tempo, ma qualcosa aveva incrinato il loro rapporto. Poco prima degli spari, c’è chi li aveva sentiti discutere; un diverbio, legato a questioni economiche.

Dopo gli spari, arrivò la confessione ai poliziotti: "Gli ho sparato due botte a Mirco... ho fatto una cavolata". Furono infatti queste le prime parole che disse Antonio Catalano quando piombarono gli agenti nella sua abitazione. Alcuni testimoni lo avevano sentito dire, pochi minuti dopo l'omicidio di Paggi, "non lo sopportavo più... abbiamo litigato di nuovo".

Fatto sta che quando Catalano ha imbracciato il fucile, ha sparato più di un colpo verso Paggi, strappandolo alla vita a soli 43 anni. Il tutto dinanzi al figlio minorenne dell’imputato. Catalano, dal carcere di Capanne era stato trasferito a quello di Pisa a causa di alcuni problemi di salute. 
 

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