"Giovane amante incinta di 4 mesi scannata e uccisa", a processo imprenditore di Partinico

Giudizio immediato per Antonino Borgia, accusato dell'omicidio di Ana Maria Lacramioara Di Piazza avvenuto a novembre. L'autopsia ha stabilito che la donna era alla diciottesima settimana di gravidanza e che è stata colpita con 10 coltellata. L'imputato avrebbe premeditato il delitto e non potrà avere sconti

L'imputato, Antonino Borgia, e la vittima, Ana Maria Lacramioara Di Piazza

Dieci coltellate, di cui tre all'addome e due al torace, sferrate all'amante che - l'autopsia ha stabilito anche questo - era in quel momento incinta di quattro mesi e mezzo, prima di scannarla e di ucciderla recidendole sia la carotide che la giugulare. Una morte atroce quella di Ana Maria Lacramioara Di Piazza, 30 anni, di origini romene ma residente da molto tempo a Giardinello, avvenuta il 22 novembre dell'anno scorso. Ora per il suo assassino (è reo confesso), l'imprenditore partinicese Antonino Borgia, 51 anni, la Procura ha ottenuto il giudizio immediato. Il processo inizierà in Corte d'Assise ad ottobre e per l'imputato, alla luce delle norme introdotte recentemente, non sarà possibile optare per un rito alternativo (come l'abbreviato) e ottenere quindi sconti di pena.

Il procuratore aggiunto Anna Maria Picozzi ed il sostituto Chiara Capoluongo, che hanno coordinato le indagini dei carabinieri, adesso contestano a Borgia l'omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dal fatto che la vittima fosse in gravidanza, nonché l'occultamento di cadavere e il procurato aborto. Non sarà necessario passare dall'udienza preliminare, riducendo quindi i tempi del processo e, con la fissazione della data del processo emergono alcuni retroscena sul terribile delitto. A cominciare dall'esito dell'autopsia.

Per risalire a Borgia furono fondamentali le testimonianze di diverse persone. Una di loro raccontò di aver visto, guardando le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza della sua abitazione, un uomo in mutande che aggrediva una donna. Un'altra, nelle campagne tra Alcamo e Balestrate, avrebbe invece visto una ragazza inseguita da un uomo scappare da un furgone. Proprio questo testimone aveva poi fornito un elemento molto importante agli inquirenti, ovvero la scritta sul mezzo, che li aveva così portati alla ditta di progettazione e realizzazione di piscine di Borgia. Il cadavere della vittima era stato poi trovato in un terreno lungo la statale 113. L'imprenditore il giorno dell'omicidio avrebbe però continuato la sua giornata normalmente, come se nulla fosse: era andato al bar, dal barbiere e persino al commissariato di Partinico per sbrigare una pratica.

Gli investigatori avevano poi scoperto che Borgia aveva una relazione con la vittima, nonostante l'imprenditore fosse sposato e padre di una bambina. Quando era stato fermato, l'imputato aveva ammesso le sue responsabilità, spiegando però di aver agito perché Ana Maria Lacramioara Di Piazza lo avrebbe ricattato, chiedendogli dei soldi per non rivelare alla moglie il loro rapporto e la gravidanza. Sentendosi incastrato - questa la sua tesi - avrebbe perso la testa ed accoltellato la trentenne. Per la Procura, però, questa ricostruzione sarebbe priva di riscontri e sarebbero invece emersi elementi che confermerebbero la premeditazione dell'omicidio.

L'autopsia ha poi chiarito che la vittima era alla diciottesima settimana di gravidanza (la Procura non ha ritenuto rilevante stabilire con un test del dna se il bambino fosse effettivamente di Borgia) e che è stata colpita con ben dieci fendenti in vari punti del corpo, compreso l'addome. Nessuna delle ferite sarebbe stata però mortale, esclusa l'ultima, quella al collo, quando Borgia ha scannato l'amante, prima di nasconderne il cadavere. 

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I pubblici ministeri hanno ritenuto di avere prove così schiaccianti contro l'imprenditore da poter saltare l'udienza preliminare. Da qui la richiesta di giudizio immediato, che è stata accolta. Il processo inizierà dunque a ottobre in  Corte d'Assise.
 

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