Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca Partinico

Massacrò e uccise l'amante incinta, i giudici: "Gesto tribale per salvare la sua immagine di uomo rispettabile"

Dalle motivazioni della sentenza con la quale Antonino Borgia è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Ana Maria Lacramioara Di Piazza, avvenuto a Partinico nel 2019, emergono anche retroscena raccapriccianti: le urla della vittima e le intercettazioni dell'imputato che ne parla con disprezzo: "Le ho schiacciato la testa, mi esasperava"

Due facce, quella dell'uomo che racconta di essere stato vittima di un "raptus" e di aver ucciso una donna (con cui intratteneva "un'amicizia allegra") "per non farla soffrire", di averne coperto il cadavere con delle palme - dopo averla massacrata - non per nasconderlo, ma "per amore", e quella dell'uomo che quella stessa donna la chiama con disprezzo "troia", "buttana", "questa", che ritiene giusto averle "schiacciato la testa" perché "era rumena e mi chiedeva il pizzo, mi ha portato all'esaurimento", che dal carcere dà addirittura lezioni di vita al figlio, mettendolo in guardia e spiegandogli che "una femmina, a corromperti, ci vuole tanto, un pelo di capello". Le due facce sono quelle di Antonino Borgia, così come emergono dalle motivazioni della sentenza con la quale ad aprile è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio pluriaggravato di Ana Maria Lacramioara Di Piazza (con cui aveva una relazione extraconiugale), avvenuto il 22 novembre del 2019 a Partinico.

"L'ha uccisa per salvaguardare la sua immagine di rispettabile padre di famiglia"

Dalle 130 pagine stilate dalla prima sezione della Corte d'Assise, presieduta da Sergio Gulotta (a latere Monica Sammartino), emergono però anche tanti dettagli agghiaccianti, come le parole e le urla della giovane, originaria di Giardinello, mentre l'imputato - ripreso da una telecamera - la accoltella, ma anche le intercettazioni in cella, in cui Borgia descrive in modo spietato ai suoi parenti tutta la dinamica del delitto. I giudici hanno integralmente accolto le tesi del procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e del sostituto Chiara Capoluongo, che avevano coordinato le indagini dei carabinieri, e non hanno alcun dubbio sul fatto che ad armare la mano dell'imputato - con premeditazione e crudeltà - sia stato un unico movente: "Voleva sbarazzarsi di una situazione (l'inaspettata gravidanza della giovane amante) che avrebbe potuto fortemente turbare la propria immagine famigliare e sociale, la propria immagine di uomo, rispettabile padre di famiglia ed imprenditore".

"Movente tribale: ha agito con violenza efferata e gratuita, senza alcuna pietà"

Un motivo "abietto e futile", per la Corte, che "richiama concezioni quantomeno tribali, se non proprio animalesche, del senso della vita, quanto di più distante da ogni sentimento umano, da ogni sano principio che connota il comune sentire e la convivenza civile: un motivo, dunque, tale da suscitare un indubbio senso di ripugnanza e di profonda repulsione". Un delitto commesso anche con crudeltà: "L'aggressione si è sviluppata in un considerevole arco di tempo - dicono i giudici - con un crescendo di efferata ed a tratti gratuita violenza, rimediando a ben due tentativi di fuga della ragazza, senza mostrare il benché minimo senso di pietà verso di lei e neppure verso il feto che portava in grembo". L'imputato avrebbe avuto più volte "la possibilità di ravvedersi e desistere" e invece ha deciso di portare a termine il suo piano di morte.

Le terribili immagini riprese da una telecamera e le urla disperate

La Corte ricostruisce prima di tutto le fasi dell'indagine, partite quando un uomo si era presentato dai carabinieri con le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza della sua abitazione di Balestrate, in cui un uomo senza pantaloni aggrediva una ragazza. Immagini da cui, per i giudici si vede che "i colpi sono stati inferti sia quando la ragazza era ancora in piedi, appoggiata al muro di cinta, cercando di difendersi, sia quando, già colpita ad un fianco e chiaramente sopraffata dalla assoluta preponderanza fisica dell'uomo, veniva afferrata per una gamba da quest'ultimo e trascinata per terra, mentre lanciava strazianti grida di dolore e disperazione, nonché vane invocazioni di aiuto". Ma si vede anche "l'uomo che, apparentemente cedendo alle esortazioni della donna, si disfa dell'arma, gettandola lontano; indi alza di peso la vittima e la trascina per un braccio".

"Dicevi di amarmi, ti prego butta quel coltello"

E' stato registrato anche l'audio di quei terribili momenti, che è riportato nella sentenza: "Aiuto, aiuto, ti prego Signore - grida la vittima - tu non puoi, senza non puoi vivere... è per il bambino? Ti prego, tu dicevi che mi ami, Madonna, devo morire? Dimmelo? Devo morire? Tu mi ami? Allora buttalo quel coltello..." e ancora: "Lasciami, cammino da sola, vattene, lasciami... tu mi vuoi obbligare, tu non mi ami", mentre Borgia replica: "Andiamo che ti porto... ma che fa cugghiunii!".

"C'è una ragazzina insanguinata sulla statale"

Contestualmente, alle 8 di quella stessa mattina, era arrivata al 112 una chiamata in cui un'automobilista segnalava sulla statale 113, da Alcamo a Partinico "una ragazzina insanguinata in mezzo alla strada", che "scappando era scesa da un furgone bianco con una scritta pubblicitaria... da dietro è sceso un signore". Le ricerche però davano esito negativo. Solo successivamente la scena ripresa dalla telecamera era stata messa in relazione con quella segnalata sulla statale. I carabinieri erano risaliti a Borgia (per via di una scritta sul furgone utilizzato per il delitto, che aveva comunque provveduto a ripulire) e lui aveva ammesso le sue responsabilità, indicando anche il luogo in cui recuperare il cadavere della giovane.

La prima confessione: "Mi chiedeva soldi, voleva rovinarmi"

Borgia aveva raccontato di conoscere Ana Maria da circa un anno, di aver avuto con lei un primo rapporto sessuale tre mesi prima e aveva spiegato: "Io so che lei faceva uso di stupefacenti, mi chiedeva sempre soldi, non la pagavo dopo i rapporti sessuali, ma lei ha cominciato a chiedere da subito denaro per aiutarla, 100 o 200 euro, li usava per drogarsi. Dal primo rapporto mi ha chiesto soldi, dicendomi che altrimenti mi avrebbe rovinato". L'ultima volta, il 21 novembre, la ragazza avrebbe chiesto 3 mila euro, dopo avergli annunciato con un messaggio di essere incinta di lui. Borgia avrebbe accettato di aiutarla, fissando un appuntamento per l'indomani mattina, quando avrebbe dovuto incassare soldi da un cliente.

"L'ho colpita alla pancia, lei soffriva e non parlava"

Un cliente mai arrivato, perché, come rimarca la Corte, non ci sarebbe stato alcun appuntamento (lo ha testimoniato in aula proprio il cliente). Per l'imputato, la vittima, dopo aver avuto un rapporto orale con lui, si sarebbe agitata, lo avrebbe insultato e "non ho capito più niente, non so cosa mi è scattato, ho preso il coltello che avevo in macchina e l'ho colpita alla pancia, lei è scappata e ha cominciato a chiedere aiuto, io ero senza pantaloni, l'ho seguita". E l'avrebbe colpita ancora: "Lei soffriva, non parlava ma era molto sofferente, ho trovato un bastone e l'ho finita colpendola in testa perché era agonizzante". Poi, aveva ripulito il furgone e per "non destare sospetti" e, per "distrarsi", era andato al lavoro, aveva fatto colazione in un bar, era andato al commissariato di Partinico per portare dei documenti e persino dal barbiere.

I giudici: "Mente, il delitto è stato premeditato"

Una versione a cui i giudici non credono affatto: "Palesi appaiono le inverosimiglianze, le incongruenze, le illogicità, le reticenze nelle dichiarazioni di Borgia, volte ad avvalorare, in sintesi, la tesi del raptus omicida, anziché - come invece la Corte ritiene provato - il carattere programmato e premeditato del delitto". Sarebbe "inverosimile che Borgia abbia portato con sé la giovane amante, così di fatto palesando il proprio rapporto clandestino davanti al cliente, che si sia persino intrattenuto in un rapporto intimo con lei, abbassandosi anche i pantaloni e appare del tutto inspiegabile, illogico ed irrazionale il pressoché immediato mutamento di atteggiamento della ragazza, da tranquilla ad aggressiva".

"Lucida violenza, ferma e persitente volontà omicida"

In ogni caso, la reazione dell'imputato sarebbe "del tutto spropositata ed ingiustificata, reiterata e portata freddamente alle estreme conseguenze, in un crescendo di lucida violenza, protrattosi per un considervole lasso di tempo, ormai ben lontano da quel primo asserito e del tutto inverosimile raptus iniziale". La Corte parla di "una precisa, ferma e persistente volontà omicida", tanto che arrivato ad un chilometro dall'ospedale di Partinico con la ragazza gravemente ferita, Borgia aveva però preso un'altra strada, spiegando che "in quel momento ero confuso".

"A testa ci rapiu, ma non moriva: le ho tagliato la gola perché riposasse"

L'imputato ha anche aggiunto che la ragazza "non era più vigile, era stonata, perdeva molto sangue, non parlava più", ma Borgia avrebbe "perso la pazienza", colpendola  ripetutmente con un altro coltello perché "non volevo farla soffrire, la volevo fare morire proprio, non era più cosa di portarla in ospedale", fino a colpirla a morte con un bastone: "Le ho dato due bei colpi, a testa ci rapiu, però non moriva, nel senso era ancora vivo il corpo... Ho tagliato la gola in modo tale che riposasse".
Borgia ha poi riferito di aver sepolto il cadavere e di averlo coperto con delle foglie e delle palme, non per nasconderlo, ma "per amore". Per i giudici, "questa sorta di umana pietà verso la giovane donna, di pentimento e di costrizione, appaiono del tutto distonici rispetto al tenore dei dialoghi intercettati in carcere tra Borgia e i suoi parenti, dai quali invece emerge una sorta di disprezzo verso la ragazza".

La ricerca di un medico per fare abortire la vittima

L'imputato, soltanto in aula, ha ammesso di aver portato la ragazza da un medico "amico", che l'avrebbe visitata in vista di un aborto. Il dottore è stato sentito durante il dibattimento e ha spiegato: "Borgia si è presentato con una ragazza molto giovane, bassina, molto allegra, sorridente... dice: 'Guarda, abbiamo avuto una storia, è rimasta incinta e vorremmo interrompere la gravidanza'", ma lui è un obiettore di coscienza e non avrebbe potuto occuparsi dell'aborto. Aveva quindi chiesto a dei colleghi, anche se comunque, a suo avviso, erano stati superati i termini di legge per interrompere la gravidanza.

Lo sconforto e la disperazione dell'imputato

All'esito negativo Borgia "si era disperato, continuando ad insistere per poter trovare una soluzione al problema", ha detto il teste, parlando di "un profondo sconforto" dell'imputato. Per i giudici Borgia si sarebbe attivato per l'aborto "non già per assecondare la volontà di Ana Maria, ma per fini biecamente egoistici, onde eliminare in radice quello che avrebbe costituito un vulnus insostenibile per la propria immagine di uomo, rispettabile padre di famiglia ed imprenditore".

Le intercettazioni: "Questa troiella rumena mi ha chiesto 3 mila euro"

Sono le intercettazioni in carcere, però, che fanno venire fuori la faccia (se possibile) peggiore dell'imputato. Non esita a chiamare la vittima "troiella", "questa" e "gran puttana", a suo padre spiega che "siamo maschi, possiamo scappare, possiamo scivolare, mi è successa questa cosa", dicendo di essere "impazzito" e di "non ragionare più", aggiungendo che "ho pensato questa mi prende per il culo", "le sue intenzioni erano di consumarmi, perché pure lei lo sapeva che il bambino non era mio", "mi ha messo sotto pugno questa rumena e mi ha chiesto 3 mila euro", rimarcando che "i rumeni sono cattivi, lei è andata in Romania per andarsi ad accordare con i suoi fratelli".

"Non è che volevo ucciderla, mi è scappata la coltellata per i nervi"

Borgia nei colloqui cerca pure di giustificarsi: "Non è che io sono partito per ucciderla, mi è scappata questa coltellata, per i nervi" e "mica la volevo ammazzare a questa gran troia che mi chiedeva il pizzo", ma poi ammette "non era vero, ho fatto la parte io" quando aveva detto alla ragazza di volerle dare i soldi, che poi "mica le servivano per abortire le servivano per andarsi a drogare".

"Volevo ammazzarla con calma, è scappata con il budello di fuori"

Alla moglie, racconta che "ho cercato di ammazzarla con calma", tanto da averle chiesto un rapporto orale "per vedere la sua reazione". Borgia afferma poi che la vittima sarebbe improvvisamente diventata "una iena", l'avrebbe colpito e allora lui avrebbe preso il coltello "e glielo appizzo nel fianco, ma mica si è spenta, questa prende, apre lo sportello e mi scappa", "aveva un buco, con tanto di budello di fuori e corre".

"Se non fuggiva non avrebbe saputo niente nessuno"

Ad un certo punto Borgia avrebbe anche incrociato un suo conoscente e pensato "sono già su Facebook, se lei non mi scappava la prima volta, nessuno avrebbe saputo niente, perché io posteggiavo in un posto sicuro... La telecamera perché mi è scappata!". Un'affermazione che, assieme a tanti altri elementi, dimostrerebbe per i giudici la premeditazione del delitto e che rende "inverosimile il raptus". Borgia sarebbe stato peraltro "insensibile alle grida ed invocazioni di pietà della vittima, ha continuato a colpirla".

"L'ho colpita con tutti i sentimenti, l'ho gettata sul furgone come un cane morto"

Nelle intercettazioni l'imputato racconta in maniera macabra le varie fasi del delitto: "Arrivando allo stradone di Alcamo ma lei era già distesa a terra, non era morta, respirava ma non aveva più forze per alzarsi, le cadevano tutte cose, le budella, perché ti dico l'ho aperta, invece di andare verso l'ospedale vado per Alcamo perché volevo arrivare al bosco, quello che volevo fare... ammazzarla". Per questo l'avrebbe colpita "con tutti i sentimenti", "questa gran puttana", "la getto sul furgone come un sacco di cemento, come un cane morto e le ho fracassato la testa perché ancora respirava, rantolava", col bastone "le ho sbarragghiato la testa perché era già morta, le ho dato due colpi in testa per non farla soffrire più, l'ho spenta".

"Volevo darle fuoco, è una rumena e sono punti a vantaggio"

La moglie di Borgia arriva poi a suggerire: "Ci potevi dare fuoco a tutte cose, a lei sul furgone, avresti fatto presto" e lui: "Avevo programmato di farlo, avevo preparato la legna, tutto... la facevo scomparire completamente, avevo anche preparato l'acido cloridirco, la infilavo dentro un fusto e avrei squagliato anche il fusto". E al figlio dice: "Le ho schiacciato la testa perché non era né la mia amante e nemmeno una persona che uno frequenta spesso", "l'ho uccisa, una è rumena e già sono punti a vantaggio e mi chiedeva il pizzo, mi ha portato all'esaurimento, infine è scappata la coltellata".

Nelle foto la vittima, Ana Maria Lacramioara Di Piazza, e l'imputato, Antonino Borgia

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