Ucciso a coltellate davanti a un locale di Terrasini, chiesto il processo per due cugini

Il delitto avvenne il 24 febbraio per una banale discussione. Ad ammazzare il giovane sarebbe stato Alberto Pietro Mulè, in carcere per l'omicidio. La Procura opta per il giudizio immediato anche per un suo cugino, Filippo Mulè, che risponde di favoreggiamento

"Minchia, ma per una minchiata, picciotti... A sangue freddo... Non ci ha pensato nemmeno mezza volta... Ma che ha nel cervello? Me lo sono visto morire davanti quel ragazzo, picciotti non si scherza... poveretto tutte le budella di fuori". Questo diceva in un audio Whatsapp un testimone dell'omicidio di Paolo La Rosa, di Cinisi e ucciso a coltellate a 21 anni, davanti alla discoteca "Millennium" di Terrasini, il 24 febbraio scorso. Poche frasi che inquadravano perfettamente la vicenda. In questi giorni, il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Daniele Sansone hanno deciso di chiedere il giudizio immediato per due cugini ventenni, Alberto Pietro Mulè e Filippo Mulè: il primo è accusato di essere l'assassino, il secondo risponde solo di favoreggiamento.

Se la richiesta dei pm sarà accolta dal gip, il processo sarà celebrato senza passare dall'udienza preliminare e questo ne accorcerebbe ovviamente i tempi. I due imputati, difesi dall'avvocato Raffaele Bonsignore, hanno poi la possibilità di chiedere un rito alternativo, per ottenere eventuali sconti di pena in caso di condanna.

Ai carabinieri erano bastate poche ore per risolvere il giallo della rissa davanti al locale, non solo grazie alle riprese delle telecamere di sorveglianza, ma anche per le numerose testimonianze raccolte. Comprese quelle contenute nei messaggi vocali scambiati quella notte tra vari giovani. E questo nonostante i due cugini dopo la lite si fossero rifugiati nelle campagne di Camporeale, paese di cui sono originari.

In un altro audio, un testimone sintetizzava l'accaduto: "Arrivò 'sto Paolo La Rosa e andò ad acchiappare subito a Filippo (Mulè, ndr)... gli va a dare quattro pugni in faccia a Filippo... Ha uscito quel coltello, picciotti, gli ha tagliato la giugulare a giro a giro, due coltellate nella pancia".

Secondo la ricostruzione dell'accusa, nel locale sarebbe nata una discussione con un buttafuori, nella quale si sarebbe intormesso La Rosa. "Mi faceva presente - aveva messo a verbale l'addetto alla sicurezza - che il giovane con il quale aveva avuto un diverbio era suo cognato (Filippo Mulè, ndr) e vi era anche la sorella. Mi invitava a stringere la mano al cognato in maniera tale da placare gli animi e io ho accettato. Ma il giovane, mentre scendeva le scale, dava due schiaffi ad un ragazzo più grande senza alcun motivo".

La sorella di Filippo Mulè aveva invece riferito che "un buttafuori ha spinto la sorella di Paolo La Rosa per invitarci a uscire e Filippo è intervenuto per avere spiegazioni del gesto. All'uscita il buttafuori si scusava e in quell'istante si avvicinava Paolo per capire cosa fosse successo. Paolo voleva soddisfazioni dal buttafuori e infatti già gli aveva parlato. Quando ci siamo allontanati - aveva aggiunto la ragazza - mio fratello Filippo invitava Paolo a stare calmo perché il buttafuori si era scusato. Paolo, non contento, invitava mio fratello e la sua fidanzata ad andare a casa e poi gli tirava tre schiaffi in direzione della nuca". Da lì sarebbe partita la rissa fatale: Alberto Pietro Mulè avrebbe tirato fuori un coltello (mai ritrovato) e sferrato diversi fendenti a La Rosa.

Una brutta storia che aveva suscitato la reazione di tanti giovani di Cinisi che, a più riprese e con vari mezzi, hanno chiesto giustizia per la vittima. Tanto che molti di loro vogliono essere parte civile nel processo e sono assistit dall'avvocato Paolo Grillo. Sempre in quei giorni, inoltre, venne poi contestato a Filippo Mulè il tentato omicidio di un altro giovane, Pierpaolo Celestre, ferito con sei coltellate il 7 settembre dell'anno scorso sulla spiaggia di Magaggiari.

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Nelle foto qui sotto Alberto Pietro Mulè e Filippo Mulè

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