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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca Terrasini

Paolo La Rosa ucciso a coltellate davanti a una discoteca, il presunto killer condannato a 16 anni

Il giovane fu assassinato la notte del 24 febbraio del 2020 davanti al Millenium di Terrasini, al culmine di una rissa. Secondo la Procura, sarebbe stato Alberto Pietro Mulè a tirare fuori l'arma. Per lui i pm avevano chiesto l'ergastolo. Risarcimenti per la famiglia della vittima e i Comuni di Cinisi e Terrasini

Sedici anni di carcere. E' questa la pena inflitta a Pietro Alberto Mulè per l'omicidio di Paolo La Rosa, avvenuto al culmine di una rissa davanti alla discoteca "Millenium" di Terrasini, la notte del 24 febbraio del 2020. La richieste del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e del sostituto Daniele Sansone era ben più pesante, ovvero l'ergastolo. La Corte d'Assise ha però ritenuto insussistenti le aggravanti dell'oimicidio, cosa che avrebbe permesso all'imputato di esseere processato con il rito abbreviato (invece ha fatto il dibattimento). La pena è stata quindi calibrata su questo aspetto tecnico.

Una decisione che è stata accolta "con rabbia e sconcerto" dalla famiglia della vittima, rappresentata dagli avvocati Toni Palazzotto, Salavatore e Michele Palazzolo, che si è costituita parte civile e che certamente avrebbe voluto una condanna più pesante. Ci sono stati quindi momenti di tensione all'aula bunker dell'Ucciardone, dove è stato letto il dispositivo. Ai parenti di Paolo La Rosa, così come ai Comuni di Cinisi e Terrasini, anche loro parte civile, i giudici hanno riconosciuto delle provvisionali.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, sarebbe stato proprio Mulè a tirare fuori il coltello col quale era stato ammazzato La Rosa quella notte. Tutto sarebbe nato da un battibecco con un buttafuori all'interno della discoteca e il conto sarebbe stato poi regolato fuori a coltellate. Una telecamera di sorveglianza aveva ripreso la scena, ma gli inquirenti avevano acquisito anche una serie di messaggi Whatsapp che alcuni testimoni si scambiarono subito dopo l'aggressione.

"Venti secondi per ammazzare un giovane"

"Minchia, ma per una minchiata picciotti... a sangue freddo... non ci ha pensato nemmeno mezza volta... ma che ha nel cervello?", diceva in un audio un ragazzo, riferendosi ad Alberto Pietro Mulè e aggiungeva: "Me lo sono visto morire davanti quel ragazzo, picciotti non si scherza... poveretto tutte le budella di fuori". Parole che restituscono tutto lo sconcerto per la brutalità utilizzata e i motivi particolarmente futili che avrebbero portato all'omicidio.

Nell'inchiesta finirono anche Rosario Namio, che processato con l'abbreviato, è stato del tutto scagionato dalle accuse, e un cugino dell'imputato, Filippo Mulè: per lui il gup Piergiorio Morosini aveva disposto che la Procura indagasse per concorso in omicidio e non per la rissa aggravata dall'aver provocato la morte di La Rosa e così per lui tutto è ripartito da zero.

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