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La vittima, Paolo La Rosa

La vittima, Paolo La Rosa

La rissa che culminò nell'omicidio di Paolo La Rosa, assolto uno dei giovani imputati

Scagionato dal gup Rosario Namio, che sarebbe stato presente al momento dell'aggressione avvenuta a febbraio davanti a un locale di Terrasini. Si aggrava invece la posizione dell'altro imputato, Filippo Mulè: il giudice ha restituito gli atti al pm perché venga processato per concorso in omicidio

Avrebbero preso parte alla rissa che, la notte del 24 febbraio scorso, culminò nell'omicidio di Paolo La Rosa, il giovane accoltellato a Terrasini, davanti alla discoteca "Millenium". Il gup Piergiorgio Morosini, davanti al quale il processo si è svolto con il rito abbreviato, ha però deciso di assolvere Rosario Namio, mentre per l'altro imputato, Filippo Mulè, ha deciso di restituire gli atti al pm, affinché riformuli il capo di imputazione: dovrà essere processato, secondo il giudice, non per rissa aggravata dall'aver provocato la morte di La Rosa, ma per concorso nel suo omicidio. Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Daniele Sansone avevano chiesto una condanna a tre anni per entrambi.

E' una decisione un po' inaspettata quella del gup, che sulla posizione di Mulè ha accolto quanto sostenuto dagli avvocati di parte civile, Toni Palazzotto, Salavatore e Michele Palazzolo, che rappresentano i parenti della vittima ei Comuni di Cinisi e Terrasini. L'imputato avrebbe responsabilità maggiori rispetto a quelle che finora gli ha contestato la Procura. Per quanto riguarda Namio, invece, dai filmati che hanno ripreso l'aggressione, non si desumerebbe chiaramente se abbia effettivamente preso parte alla rissa o piuttosto cercato di sfilarsi dallo scontro.

La settimana scorsa, invece, davanti alla Corte d'Assise, si è aperto il dibattimento per un terzo imputato, Alberto Pietro Mulè, che risponde dell'omicidio di La Rosa, in quanto sarebbe stato lui a tirare fuori il coltello col quale quella notte venne ucciso barbaramente il ragazzo.

Nel processo in abbreviato, a dicembre, i pubblici ministeri avevano anche mostrato al giudice il video registrato la sera del delitto e che mostra tutta l'evoluzione della lite, nata all'interno del "Millenium" per un battibecco con un buttafuori. Una ricostruzione di quanto avvenuto è stata fornita anche da una serie di messaggi Whatsapp che alcuni testimoni si scambiarono subito dopo l'aggressione: "Minchia, ma per una minchiata picciotti... a sangue freddo... non ci ha pensato nemmeno mezza volta... ma che ha nel cervello?", diceva in un audio un ragazzo, riferendosi ad Alberto Pietro Mulè e aggiungeva: "Me lo sono visto morire davanti quel ragazzo, picciotti non si scherza... poveretto tutte le budella di fuori...".

Adesso il pubblico ministero, seguendo le indicazioni del giudice, dovrà formulare l'accusa di concorso in omicidio per Mulè. Non è detto che la sua posizione venga riunita a quella del cugino, Alberto Pietro, in Corte d'Assise, visto che sarà necessario del tempo comunque per rinotificare l'avviso di conclusione delle indagini e celebrare una nuova udienza preliminare.

Nelle foto qui sotto, a sinistra Alberto Pietro Mulè e a destra Filippo Mulè

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