menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Un momento della manifestazione per ricordare Paolo La Rosa davanti al palazzo di giustizia

Un momento della manifestazione per ricordare Paolo La Rosa davanti al palazzo di giustizia

"Venti secondi per massacrare un ragazzo", ecco come è stato ucciso Paolo La Rosa

Il giudice ha disposto che anche Filippo Mulè venga processato per concorso nell'omicidio del giovane, avvenuto a Terrasini il 24 febbraio scorso, assieme al cugino Alberto Pietro. Ricostruisce ogni fase del delitto e afferma: "Sapeva come sarebbe andata a finire, ma non ha fatto nulla per evitarlo"

Venti secondi. Un tempo brevissimo ma sufficiente per massacrare a coltellate un ragazzo dopo un banalissimo alterco e ucciderlo. E' questa la terribile trama dell'omicidio di Paolo La Rosa, avvenuto nella notte del 24 febbraio scorso, davanti a una discoteca di Terrasini, ripresa integralmente da una telecamera di sorveglianza. E il gup Piergiogio Morosini - che ieri ha assolto Rosario Namio dall'accusa di rissa aggravata e disposto che l'altro imputato, Filippo Mulè, venga processato anche per concorso in omicidio - ripercorre nella sua ordinanza l'evoluzione dello scontro tra i ragazzi fino al suo tragico epilogo.

Il giudice ha già rinviato a giudizio l'autore materiale del delitto, Alberto Pietro Mulè, ma al termine del processo col rito abbreviato ha ritenuto che il cugino Filippo abbia concorso nell'omicidio: conoscendo Alberto Pietro, sapendo che girava sempre con un coltello e che lo avrebbe anche usato in altre circostanze, avendolo sentito dire alla vittima quella stessa sera che "avrebbe tagliato tutto" se non l'avesse smessa, infatti, "era in grado di rappresentarsi il possibile sviluppo tragico di una colluttazione con Paolo che avrebbe potuto evitare". Inoltre, "partecipando alla rissa era in grado di prevedere il diverso e non voluto reato commesso da Alberto ai danni del defunto Paolo", quindi "pur avendo agito senza volere la morte di La Rosa, non doveva sottovalutare il pericolo che, in quella rissa, il pressoché certo intervento di Alberto, accanto a loro e armato di coltello, avrebbe potuto deviare dall'azione principale (la colluttazione), ponendo in essere una condotta più grave, soprattutto in un frangente in cui lo stesso Alberto Pietro nel corso della serata aveva più volte rappresentato la volontà di accoltellare qualcuno".

La Rosa, come ha ricostruito l'autopsia, è stato ucciso con tre coltellate, due alla gola e una all'addome. Nel provvedimento, il gup - grazie alle immagini della telecamera di sorveglianza che gli sono state mostrate in aula - ricostruisce ogni fase di quella serata.

Il battibecco col buttafuori e la rissa

"Filippo Mulè - scrive - aveva trascorso le ore che precedono l'evento infausto nella discoteca 'Millenium' con La Rosa e Alberto Pietro Mulè. Intorno alle 3.10 del 24 febbraio, mentre i ragazzi stavano uscendo dalla discoteca era sorto un alterco tra un addetto alla sicurezza del locale e Filippo Mulè, nel corso del quale quest'ultimo si lamentava di essere stato spinto assieme alla fidanzata dal buttafuori per velocizzare la loro uscita dal locale, facendo inciampare la ragazza. Poco dopo, proprio all'uscita della discoteca, era intervenuto La Rosa che aveva invitato Filippo Mulè a calmarsi e a chiedere scusa al buttafuori. Da lì era nata un'accesa discussione poi sfociata nella colluttazione tra La Rosa e Filippo Mulè, che aveva dato origine alla rissa, nella quale si inseriva anche Alberto Mulè Pietro".

Venti secondi fatali

Dalle immagini, afferma ancora il giudice si individua "Alberto Pietro Mulè nel soggetto che ha, ripetutamente, colpito con un coltello La Rosa e tale circostanza è anche confermata dalla testimonianza resa da Rosario Namio". La rissa "si consuma in 20 secondi circa" e le immagini immortalano: "La discussione molto accesa tra Paolo e Filippo che sfocia nella colluttazione tra i due, con Filippo che spinge Paolo contro la paratia in plexiglass del locale 'Ouh la là', propiziando l'aggressione da parte di Alberto, che comincia a colpire Paolo con colpi sferrati con il braccio destro dall'alto verso il basso all'altezza del collo di quest'ultimo; l'intervento di Namio che cerca energicamente di bloccare Filippo abbracciandolo e strattonandolo per dividerlo da Paolo, allontanandolo da Alberto; Paolo che riesce a divincolarsi dalla mischia allontanandosi momentaneamente di circa due metri dagli altri ragazzi, con due ragazze che, per brevi istanti, si frappongono tra Paolo e gli altri; Filippo nel contempo cerca di ritornare su Paolo, ma Namio lo blocca ancora una volta e lo allontana ulteriormente; il tentativo di Paolo che cerca di nuovo di raggiungere Filippo e nel contempo Namio stringe contro il muro lo stesso Filippo per evitare la colluttazione; Alberto che si ritrova al fianco di Paolo, gli sferra un altro fendente col coltello colpendolo all'altezza dell'addome; Paolo che riesce ad afferrare Filippo, dando vita ad un'altra colluttazione, con Namio che cerca ancora di dividerli; Alberto approfitta della situazione avventandosi di nuovo su Paolo, nel frattempo bloccato a terra da Filippo, divincolatosi da Namio, colpendolo con il coltello; Filippo, a terra sopra Paolo, mentre Namio sembra voler strattonare Filippo, in una colluttazione molto concitata che dura pochi istanti; Paolo, dopo le fasi concitate, esanime a terra, mentre Filippo, Alberto e Namio si allontananto dalla scena del delitto".

Il teste: "Disse che voleva tagliare la giugulare a qualcuno"

La sorella della vittima ha poi riferito di aver cercato di impedire la rissa, confermando che "mentre Filippo dava legnate a mio fratello, Alberto lo accoltellava". Il giudice sottolinea che "già prima della colluttazione, Filippo Mulè era consapevole che quella sera Alberto Pietro portasse con sé un coltello e che non avrebbe esitato ad usarlo se si fosse presentata l'occasione". Inoltre un testimone ha raccontato di aver sentito Alberto Pietro dire, anche davanti a Filippo, che quella sera avrebbe 'tagliato la gola' a chiunque avesse disturbato Filippo e sua sorella. Avrebbe detto, tra l'altro, "picciotti chi tocca a te è capace che gli taglio la giugulare", "vedi che a noi nessuno ci tocca", "chi sgarra qua si muore" e "con me non passa nessuno".

"Sapeva che aveva sempre un coltello"

Lo stesso teste avrebbe anche sentito Alberto Pietro dire a La Rosa di smetterla altrimenti "lo avrebbe tagliato tutto". Rimarca il giudice: "D’altronde, che Filippo Mulè fosse a conoscenza dei comportamenti di Alberto Pietro e del fatto che fosse sempre armato di coltello, pronto ad utilizzarlo per futili motivi a favore del cugino, lo si evince da una pregressa vicenda attualmente oggetto di procedimento penale per fatti analoghi commessi a Magaggiari, per i quali Filippo Mulè" è finito in carcere per il tentato omicidio di Pier Paolo Celestre.
Una ragazza ha poi raccontato agli investigatori che avrebbe assistito a due episodi in cui i due cugini Mulè sarebbero ricorsi ai coltelli, a Cinisi, tra luglio e agosto 2019, e a Magaggiari nel settembre successivo. La giovane ha evidenziato di aver notato "una certa protezione morbosa" di Alberto Pietro nei confronti di Filippo, sentendogli spesso dire frasi come "se qualcuno tocca a mio cugino Filippo gli taglio i cannarozza".

Analogie con altri episodi violenti

Per il giudice, la dinamica degli eventi relativi all'aggressione di Magaggiari mostra numerose analogie con quella del 24 febbraio scorso, "sia per i fattori scatenanti che per le modalità esecutive della condotta criminosa". E lo stesso Namio ha spiegato di aver cercato di bloccare la rissa proprio perché "memore dei fatti di settembre 2019 a Magaggiari".

"Sapeva e non doveva sottovalutare il pericolo"

Dunque, secondo il gup, "Filippo Mulè era in grado di rappresentarsi gli sviluppi nefasti di una rissa" e "aveva sentito Alberto Pietro dire a Paolo di smetterla altrimenti 'avrebbe tagliato tutto' e poteva ben prevedere quali sarebbero stati gli sviluppi di una eventuale colluttazione, ciò nonostante non si è sottratto". Per cui, "nel caso in esame la condotta di Filippo Mulè di partecipazione alla rissa sorregge anche la sua responsabilità per il concorso nell'omicidio di La Rosa". Infatti, Filippo Mulè "sapendo che il cugino Alberto portava sempre con sé il coltello, conoscendo le reazioni di quest'ultimo quando lui (Filippo) si scontrava con altre persone e essendo in condizione di percepire la minaccia precisa rivolta da Alberto a Paolo proprio poco prima della colluttazione con lo stesso La Rosa (...) partecipando alla rissa era in grado di prevedere il diverso e non voluto reato commesso da Alberto ai danni del defunto Paolo" quindi "pur avendo agito senza volere la morte di La Rosa, non doveva sottovalutare il pericolo che, in quella rissa, il pressoché certo intervento di Alberto, accanto a loro e armato di coltello, avrebbe potuto deviare dall'azione principale (la colluttazione), ponendo in essere una condotta più grave, soprattutto in un frangente in cui lo stesso Alberto Pietro nel corso della serata aveva più volte rappresentato la volontà di accoltellare qualcuno".

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Costume e Società

Festival di Sanremo: il testo della canzone "Amare" de La Rappresentante di Lista

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PalermoToday è in caricamento