Omicidio nel Milanese: palermitano uccide la compagna con un fucile: "Voleva lasciarmi"

Antonio Vena, 47enne di Gangi, ha ammazzato la compagna Alessandra Cità (di Castelbuono), con un colpo alla testa mentre dormiva. Ai carabinieri ha confessato la paura che lei potesse mettere fine alla loro relazione. Killer e vittima stavano insieme da circa 8 anni

Alessandra Cità, la vittima dell'omicidio

"Voleva lasciarmi". E' questa la scusa che ha armato la mano di Antonio Vena, 47 anni, l'uomo che la scorsa notte - a Truccazzano, nel Milanese - ha ucciso con un colpo di fucile a pompa alla testa Alessandra Cità: sua coetanea e compagna da circa 8 anni.

Vena (nativo di Gangi) avrebbe sparato un colpo di fucile alla testa mentre dormiva. Poi avrebbe lasciato il suo corpo ormai senza vita sul letto della loro abitazione. Poi, intorno alle 2, Vena si è presentato nella caserma dei carabinieri di Cassano d'Adda e al magistrato di turno, il sostituto procuratore Giovanni Tarzia, ha confessato la paura che lei mettesse fine a quella relazione a distanza. I due vivevano insieme durante la quarantena visto che la fabbrica in cui lavorava l'uomo in provincia di Bolzano era chiusa, altrimenti la convivenza avveniva solo nel fine settimana a causa dei troppi chilometri.

La vittima, invece, lavorava come tranviera all'Atm, l'azienda di trasporti di Milano. "Non risulta nessuna denuncia da parte della vittima nei confronti dell'uomo, a noi erano sconosciuti", fa sapere una fonte investigativa. Stando ai primi accertamenti, Alessandra (originaria di Castelbuono) sarebbe stata uccisa con un colpo di fucile a pompa calibro 12 alla testa. L'arma, che era legalmente detenuta dalla donna, è stata ritrovata nell'appartamento.  

Da quanto risulta, nessuno dei vicini è stato ancora interrogato per capire se in quella casa le liti fossero frequenti o cosa abbia potuto scatenare la furia del 47enne che ha imbracciato il fucile regolarmente detenuto. L'uomo, fermato con l'accusa di omicidio e in attesa dell'interrogatorio di convalida, è stato trasferito nel carcere di San Vittore.

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