Quelle 27 coltellate per uccidere il socio in affari: palermitano resta in carcere

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Giovanni Riggio è stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per l'omicidio di Giuseppe Mattina, meccanico favarese. Il delitto avvenne il 5 maggio del 2017 ad Agrigento

Giovanni Riggio e la vittima Guseppe Mattina

Resta in carcere il palermitano Giovanni Riggio, già condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per l'omicidio del meccanico favarese Giuseppe Mattina. Il meccanico venne ucciso ad Agrigento, nel capannone nella zona Asi di contrada San Benedetto, con 27 coltellate. Riggio resta in carcere perché il ricorso del difensore è stato respinto dalla Corte di Cassazione. 

Indagini sui vestiti indossati dal palermitano

Già il Riesame aveva respinto il ricorso e dopo la condanna di primo grado, la Cassazione ha definitivamente rigettato la scarcerazione. L'omicidio del quarantunenne meccanico Giuseppe Mattina, per motivi di denaro, avvenne la sera del 5 maggio 2017. Poche ore dopo, all'alba del 6 maggio, il palermitano Giovanni Riggio confessò il delitto. 

Il killer alla moglie: "Faremo tardi, ma stai tranquilla"

Utilizzando un coltello, dalla lunghezza di 20 centimetri circa, Riggio avrebbe colpito ripetutamente il meccanico con 27 fendenti all'addome. Coltellate che hanno ucciso colui che era il suo socio in affari. Al palermitano è stata contestata anche l'aggravante "d'aver agito con crudeltà". La moglie della vittima si è costituita parte civile. 

Riggio avrebbe commesso il delito durante quello che sarebbe stato un raptus, con un coltello da cucina che aveva trovato all'interno del magazzino che era in fase di allestimento. Tra i due sarebbero emersi dissidi di natura economica per l'attività che stavano avviando: una rivendita di autovetture usate con officina in contrada San Benedetto, nella zona industriale di Agrigento. Ed il delitto è avvenuto proprio all'interno di quel magazzino dove avrebbe dovuto sorgere la nuova attività imprenditoriale. Il palermitano, ai poliziotti del commissariato di Brancaccio, oltre ai vestiti sporchi di sangue ha poi portato anche il coltello. 

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