Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Bambina uccisa per un colpo alla schiena: nuovo processo per bodyguard palermitano

Il caso della piccola Matilda, morta a 23 mesi. A tredici anni di distanza l'omicidio resta ancora senza un colpevole: Antonino Cangialosi, che era in casa insieme alla piccola, dopo due assoluzioni dovrà difendersi ancora

La piccola Matilda

Un omicidio che non ha un colpevole. E' la storia di Matilda. Era una bimba di 23 mesi quando, a Roasio (Vercelli), il 2 luglio 2005, fu uccisa da un colpo alla schiena troppo violento per il suo corpicino. E la sua morte, dopo tredici anni e un intricato labirinto di sentenze e di ricorsi, sembra sul punto di entrare nell'archivio dei casi insoluti. In casa con Matilda erano in due: la mamma, Elena Romani, e l'allora compagno della donna, Antonino Cangialosi, palermitano. Ma il nome del colpevole potrebbe restare un mistero. Elena fu assolta in via definitiva nel 2012; e per Cangialosi, processato a Torino dalla Corte d'Assise d'appello, adesso il pg Marcello Tatangelo ha, di fatto, proposto l'assoluzione. "Una sconfitta personale per tutti noi e per tutto il sistema giudiziario ma non ci sono altre strade", ha detto il magistrato.

Oggi Matilda avrebbe quindici anni. La sua vicenda è la storia di un omicidio senza colpevoli. Sin da subito erano tanti i dubbi sul palermitano. I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Torino hanno ripreso in mano il giallo e provare ad analizzare un omicidio per il quale da tredici lunghi anni si tenta invano di trovare un colpevole.

Ecco i fatti: quel giorno, in casa, erano solo in tre. Elena Romani, la bella hostess di 31 anni. Sua figlia Matilda, di appena 23 mesi. E il compagno della donna, palermitano, ex bodyguard di 33 anni, Antonino Cangialosi.

Omicidio Matilda: la mamma accusa l'ex compagno palermitano

Quel giorno, il 2 luglio 2005, era un sabato. Secondo le perizie medico-legali, a provocare la morte della piccola sarebbe stato un colpo violento alla schiena, forse un calcio, che le provocò la lesione di rene e fegato. Per la sua morte, in un primo momento vennero indagati la mamma e il compagno, come già accennato le uniche persone che si trovavano nell'abitazione di Cangialosi, dove la donna si era trasferita da pochi giorni. 

Omicidio Matilda, assolto Cangialosi

Alle sei del pomeriggio il comandante della stazione dei carabinieri di Masserano, nel Biellese, segnalò ai colleghi che era morta una bambina. La piccola, spiegò il militare al telefono, era deceduta in circostanze misteriose in una dimora circondata dal verde dei campi e dal silenzio dei boschi. Qualcuno aveva ucciso la bimba. Ma la mamma non è stata, come ha stabilito la Cassazione con un verdetto poi diventato definitivo. E non è stato neppure il suo compagno palermitano, come ha spiegato nel frattempo un giudice di Vercelli al termine del processo di primo grado celebrato con rito abbreviato. 

Antonino Cangialosi è stato prosciolto due volte e poi assolto al termine dell’unico processo al quale è stato sottoposto. Ma se l’innocenza della bella hostess è stata dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio, il palermitano ha affrontato altre "battaglie" per dimostrare che non fu lui a uccidere Matilda. I destini processuali dei due ex fidanzati presero quasi subito strade diverse. Dopo la morte della bambina, entrambi vennero indagati per omicidio. Ma se per Cangialosi il gup di Vercelli pronunciò una sentenza di proscioglimento 'per non aver commesso il fatto', Elena finì addirittura in carcere e ci rimase per 118 lunghissimi giorni. A incastrarla fu lo sfogo cui si lasciò andare qualche ora dopo il delitto, mentre era seduta nella sua auto. L’hostess vercellese non poteva immaginare di essere intercettata e a voce alta disse: 'È colpa della mamma, la mammina ti ha fatto male. Sono stata io, amore ti ho dato le botte'. Finì sotto accusa e nella sua dura requisitoria il pm di Vercelli Antonella Barbera spiegò: 'Fin da subito Cangialosi si è dato da fare per far intervenire per tempo il 118, quando lui e la Romani si erano accorti che la piccola giaceva inanimata e i soccorsi non arrivavano. Ed è ancora lui a denunciare il ritardo nei soccorsi. Senza la sua attività probabilmente non sarebbe venuta a galla tutta la tragedia. Mentre la mamma è apparsa decisamente restia a sollevare quel polverone".

Antonio Cangialosi è stato infatti prosciolto da tutte le accuse (per lui il pm Paolo Tamponi aveva chiesto otto anni). Secondo la Cassazione, tuttavia, il trauma del quale fu vittima la piccola Matilda venne prodotto "durante l'assenza dall'abitazione della Romani, uscita nel cortile per stendere all'aria il cuscino lavato" dal vomito della bimba che si era sentita male. Una convinzione evidentemente non condivisa dal tribunale di Vercelli che ha assolto Cangialosi per "non aver commesso il fatto". E ora c'è anche la Procura Generale di Torino che ha chiesto di non condannare Antonino Cangialosi per l'omicidio di Matilda.

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