Ricordato il sacrificio del colonnello Giuseppe Russo: "Esempio per tutti i carabinieri"

Il militare venne ucciso da Cosa nostra 43 anni fa, mentre era in vacanze e passeggiava assieme al professore Filippo Costa, suo amico, a Ficuzza. "Un'esecuzione spettacolare ed esemplare" la definì il cronista Mario Francese, ucciso poi anche lui dai boss

Un momento della commemorazione a Ficuzza

"La mafia voleva un'esecuzione spettacolare ed esemplare". Sono queste le parole che utilizzò il cronista giudiziario Mario Francese, ucciso da Cosa nostra il 26 gennaio del 1979, per contestualizzare l'omicidio del tenente colonnello Giuseppe Russo e del suo amico, il professore Filippo Costa. Un duplice delitto avvenuto esattamente 43 anni fa, il 20 agosto del 1977, a Ficuzza. Oggi le vittime dell'agguato sono state ricordate proprio nel luogo in cui avvenne l'eccidio, cioè a pochi passi dalla Real casina di caccia del re Ferdinando IV.

Francese attinse proprio da Russo - che negli anni Cinquanta aveva lavorato a Corleone anche con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (trucidato dai boss anche lui, assieme alla moglie, Emanuela Setti Carraro, il 3 settembre del 1982) - informazioni preziose sugli affari mafiosi orbitanti intorno alla Diga Garcia. Ma il tenente colonnello, che morì da comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Palermo, si occupò anche di altre delicate inchieste, come quella per l'omicidio di Peppino Impastato e quella sull'uccisione del presidente dell'Eni, Enrico Mattei.

Cosa nostra decise di eliminare Russo mentre era in vacanza e stava passeggiando con il suo amico. Un agguato preparato con molta cura dai Corleonesi di Totò Riina, per sbarazzarsi di un investigatore scomodo.

Stamattina è stato ricordato il sacrificio di Russo e di Costa con la deposizione di una corona di alloro sulla stele commemorativa che si trova a Ficuzza. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, la figlia di Russo, Francesca Benedetta, il prefetto Giuseppe Forlani, il comandande della Legione carabinieri Sicilia, Giovanni Cataldo, il comandante provinciale dell'Arma, Arturo Guarino, e il sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi. Proprio Cataldo ha voluto sottolineare come "il martirio del tenente colonnello Russo e di tutte le altre vittime di mafia continua ancora oggi ad essere esortazione ed esempio per tutti i carabinieri che quotidianamente lottanto contro ogni forma di criminalità".

"Il tenente colonnello Russo fu vittima dei Corleonesi e della loro volontà di fermare ogni indagine che potesse ostacolarne il percorso violento e criminale al vertice di Cosa Nostra. Fu un investigatore attento e scrupoloso e per questo ancora più temuto. Ancora oggi a tanti anni di distanza dalla sua uccisione, ricordarlo e commemorarne il sacrificio è un atto doveroso e dovuto, per ricordare a tutti noi quale sia stato il prezzo pagato dai Carabinieri, dalle forze dell'ordine e dalla Sicilia nel percorso di liberazione dalla mafia". Questo invece quanto dichiarato il sindaco Leoluca Orlando.
 

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