Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Corleone

Ricordati Giuseppe Russo e Filippo Costa: "Esempio di integrità nella lotta alla mafia"

Vennero trucidati il 20 agosto 1977 a Ficuzza. Russo era il comandante del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Palermo e uno degli uomini più fidati di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Venne "punito" per l'impegno contro i Corleonesi. Costa morì perché scomodo testimone del delitto

Era il 20 agosto 1977 quando il carabiniere Giuseppe Russo venne ucciso da Cosa nostra a Ficuzza, dove stava trascorrendo le vacanze. Russo era il comandante del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Palermo, uno degli uomini più fidati di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Stava camminando con l'insegnante Filippo Costa quando la raffica di colpi non lasciò scampo a nessuno dei due. Russo "punito" per l'impegno contro la mafia, Costa perché scomodo testimone del delitto. 

Sono stati ricordati nel corso di una cerimonia solenne. E' stata deposta una corona d’alloro sulla stele commemorativa nel luogo dell’eccidio alla presenza del prefetto di Palermo Giuseppe Forlani, del comandante della Legione carabinieri Sicilia, Rosario Castello, del comandante provinciale di Palermo, Arturo Guarino, del sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi. Presente anche la figlia di Russo, Francesca, e delle più alte autorità regionali civili e militari. Il generale Castello nel suo intervento ha sottolineato come "il martirio di Russo e di tutte le vittime di mafia, continua ancora oggi, ad essere di esortazione ed esempio per tutti i carabinieri che, quotidianamente, lottano contro ogni forma di criminalità".

"Il tenente colonnello Giuseppe Russo - dice il sindaco Leoluca Orlando - fu un investigatore scrupoloso e dotato di grande intuizione, vittima della violenza dei Corleonesi negli anni della loro scalata al vertice di Cosa Nostra. A 44 anni di distanza dal suo omicidio, commemorarne il sacrificio è fondamentale per ricordare a tutti noi quale sia stato il prezzo pagato dai Carabinieri, dalle forze dell'ordine, molto spesso abbandonate da uno Stato complice, e da tutti i siciliani nel percorso di liberazione dal potere criminale mafioso".
 

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