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Il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza

Il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza

Uccise un parente del pentito Totuccio Contorno nel 1991, condannato Gaspare Spatuzza

A trent'anni dall'omicidio di Giuseppe Mandalà, il gup ha inflitto otto anni di reclusione al collaboratore di giustizia e killer di don Pino Puglisi che aveva confessato questo delitto assieme ad un'altra cinquantina. Concessi 150 mila euro di risarcimento ai parenti della vittima

Nella lunga lista delle persone che ha ucciso, circa una cinquantina, c'era anche Giuseppe Mandalà, eliminato nel 1991 perché imparentato con il pentito Totuccio Contorno. Oggi, a ben trent'anni dai fatti, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza è stato condannato a otto anni di reclusione con il rito abbreviato.

Il sostituto procuratore Dario Scaletta aveva chiesto cinque anni e due mesi, ma il gup Fabio Pilato ha deciso di non concedere le attenuanti generiche al pentito, che è anche l'assassino di don Pino Puglisi, e di dargli invece sia lo sconto previsto per i collaboratori di giustizia che quello di un terzo della pena per via del rito alternativo. Il giudice ha anche riconosciuto una provvisionale di cinquantamila euro ciascuno alla moglie e ai due figli della vittima, a titolo di risarcimento del danno.

L'omicidio di Mandalà - come ha confessato Spatuzza anni fa - maturò nell'ambito della vendetta contro Contorno che con la sua decisione di collaborare con la giustizia si era di fatto messo contro Totò Riina e i Corleonesi. Nel 1989, a Brancaccio, nell'ambito della stessa faida vennero per esempio ammazzati a colpi di lupara e pistola altri due cugini della moglie di Contorno, Giorgio e Salvatore Mandalà.

"Nel 1991 avvenne l'omicidio di Giuseppe Mandalà - ha riferito Spatuzza - per il quale utilizzammo come base logistica la casa di mia zia dove macinammo l'esplosivo (quello utilizzato per la strage di via D'Amelio, ndr) nell'aprile del 1992. Fissammo l'appuntamento nell'abitazione dove Giuseppe Graviano venne forse accompagnato da Fabio Tranchina (poi diventato collaboratore di giustizia anche lui, ndr). Quando Graviano arrivò non credo che erano ancora arrivati gli altri che parteciparono". 

Spatuzza, ufficialmente imbianchino, si è autoaccusato di una cinquantina di omicidi e con le sue rivelazioni ha consentito di riscrivere la storia proprio della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i suoi agenti di scorta, smascherando il falso pentito Vincenzo Scarantino. Negli anni in cui avvenne l'omicidio di Giuseppe Mandalà, Contorno, che era già ormai sotto programma di protezione, era rientrato segretamente dagli Stati Uniti per cercare di vendicare a sua volta i parenti sterminati dagli uomini di Riina. Venne poi arrestato il 26 maggio del 1989 in una covo pieno di armi a San Nicola l'Arena.

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