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Foto Campolo

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Duplice omicidio a Falsomiele, fermata una coppia di "insospettabili"

La procura ha disposto il fermo di due persone - marito e moglie - per l'omicidio di Vincenzo Bontà e Giuseppe Vela. Si allontana così l'ipotesi della mafia, inizialmente la più accreditata per le modalità del delitto e le parentele di Bontà

Svolta nelle indagini sul duplice omicidio di ieri in via Falsomiele. Nella notte la polizia ha fermato due persone, marito e moglie, due "insospettabili". Carlo Gregoli, impiegato comunale di 52 anni, e Adele Velardo, casalinga di 45 anni (entrambi nelle foto in basso), sono accusati di avere fatto fuoco contro Vincenzo Bontà, il genero del boss Giovanni Bontate, e Giuseppe Vela, bracciante che lavorava sui terreni che il primo gestiva nella zona di Villagrazia.

L'USCITA DALLA QUESTURA/VIDEO

I due uomini sono stati freddati in pieno giorno e tutto, inizialmente, riportava alla pista mafiosa. A fare pensare a Cosa nostra era stata la modalità dell'omicidio - Bontà è stato freddato con un colpo al torace e uno alla nuca - ma anche la parentela della vittima con lo storico capomafia di Villagrazia Giovanni Bontate. Bontà era sposato con una delle tre figlie di Giovanni Bontate, fratello di Stefano, detto il principe di Villagrazia, tra i perdenti della guerra coi corleonesi di Totò Riina.

I primi dubbi hanno iniziato a farsi strada nel pomeriggio, quando la coppia è stata portata in questura per essere ascoltata una prima volta. "Seguiamo anche altre strade", aveva detto il capo della Mobile Rodolfo Ruperti a chi chiedeva se l'unica pista seguita fosse quella della mafia. Da allora i coniugi sono stati ascoltati più e più volte e sono usciti solo a tarda notte, con la pesantissima accusa di omicidio.

I due coniugi, che hanno negato ogni accusa, abitano a pochi metri dal tratto di via Falsomiele dove è avvenuto il duplice omicidio (LE IMMAGINI DAL LUOGO DELL'AGGUATO/VIDEO). Una telecamera di sorveglianza piazzata davanti al cancello di una villa avrebbe ripreso l'auto della coppia: nel filmato non si vedrebbe l'agguato, ma il passaggio della Fiat 500 di Bontà e poi del Suv Toyota con a bordo la coppia. Qualche minuto dopo, la Toyota torna indietro. "Negano ogni addebito, restano freddi e lucidi. Ma il quadro probatorio a loro carico è forte", spiegano dalla Questura,

"Marito e moglie - ha detto stamani Ruperti - hanno continuato a negare un coinvolgimento nel duplice delitto, ma riteniamo che siano entrambi coinvolti in questa tristissima vicenda. Sulle cause stiamo ancora cercando di capire, al momento la pista mafiosa sembra non esserci più anche se si devono chiarire bene i motivi. Abbiamo elementi che ci portano a ritenere che hanno sparato con due armi. Grazie ad alcune attività tecniche siamo riusciti a fornire alla Procura della Repubblica, che poi ha emesso un provvedimento di fermo, gravi indizi a carico della coppia".

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