menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
L'avvocato Enzo Fragalà - foto Ansa

L'avvocato Enzo Fragalà - foto Ansa

Omicidio Enzo Fragalà, c'è la svolta dopo 7 anni: arrestate 6 persone

I carabinieri hanno individuato i presunti autori dell'agguato mortale del febbraio 2010. Il noto penalista e politico fu aggredito davanti al suo studio nei pressi del Tribunale. Decisive le rivelazioni del pentito Chiarello. "Omicidio di mafia per impartire una lezione all'avvocatura palermitana"

L'ordine di pestare Enzo Fragalà era arrivato per impartire una lezione all'avvocatura palermitana. "Chistu era un 'curnutu e sbirru' e doveva parlare poco": dopo un'indagine durata sette anni e un mistero che sembrava infinito, ecco la svolta sul caso dell'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà: i carabinieri hanno arrestato 6 persone. In manette sono finiti Francesco Arcuri, Antonino Abbate, Salvatore Ingrassia, Antonino Siragusa, Paolo Cocco, Francesco Castronovo. Quest'ultimo, come riferito dal pentito Francesco Chiarello, si presentò a casa sua tutto insanguinato, confermando la sua partecipazione al delitto e non nascondendo tutta la sua agitazione.

VIDEO: "C'ERO PURE IO, MORISSE IL BAMBINO" | LE INTERCETTAZIONI

LA SPEDIZIONE PUNITIVA - Il noto penalista e politico catanese fu aggredito davanti al suo studio la sera del 23 febbraio 2010 nei pressi del Tribunale e, dopo alcuni giorni di coma, morì a causa delle gravissime lesioni riportate alla testa. Da quello che è emerso, Fragalà avrebbe assunto una linea professionale in relazione alla quale i suoi assistiti, soprattutto quelli coinvolti in procedimenti di mafia, erano invitati a tenere una linea di sostanziale apertura verso la magistratura. Da qui l'obiettivo di piegare la condotta professionale del penalista, per rispetto nei confronti di Cosa nostra e per mandare un messaggio intimidatorio nei confronti dell'intera avvocatura palermitana.

PARLANO I PENTITI - Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale di Palermo diretta da Francesco Lo Voi (coadiuvato dai magistrati Leonardo Agueci, Francesca Mazzocco, Caterina Malagoli e Nino Di Matteo) e sfociate negli arresti di oggi da parte dei carabinieri, hanno trovato la svolta a seguito di nuove intercettazioni e la collaborazione di Francesco Chiarello. "Conosceva numerosi particolare - spiega il procuratore capo Francesco Lo Voi - sulla programmazione e l'esecuzione dell'omicidio. Le dichiarazioni sono state verificate e incrociate con quelle ottenute dalle attività tecniche. Lo dimostrano le parole di uno degli arrestati che ha detto: 'Se questo parla io sono rovinato'".

LE CHIACCHIERE IN CARCERE - Lo spartiacque della vicenda arriva tra nel luglio del 2013 e nel gennaio del 2014 quando, all'interno del carcere di Parma, sono stati intercettati due distinti colloqui tra quello che era il capomafia di Porta Nuova, Giuseppe Di Giacomo e il fratello ergastolano, Giovanni Di Giacomo. Durante queste conversazioni è emerso chiaramente come i due boss sapessero che i killer di Fragalà fossero affilliati al mandamento di Porta Nuova e in particolare alla famiglia di Borgo Vecchio. "Arcuri - spiega il sostituto procuratore Caterina Malagoli - era in stato di libertà ed era uomo di fiducia di Di Giacomo, da cui sarebbe arrivato l'ordine".

SPUNTANO I NOMI - Inizia a sbriciolarsi il muro di omertà e il velo di mistero che ha coperto la morte dell'avvocato fa intravedere le prime certezze. Un'altra data importante è quella del 27 aprile 2015: Francesco Chiarello, del clan di Borgo Vecchio, manifesta la volontà di collaborare con la giustizia. Durante il primo interrogatorio ammette di essere a conoscenza delle modalità con cui è stato ucciso Fragalà. E indica gli autori dell'agguato: Arcuri, Abbate, Siragusa e Ingrassia. Inoltre fa i nomi di Cocco, genero di Ingrassia, e Castronovo. Infatti anche gli ultimi due, mai emersi fino ad allora nelle indagini, avrebbero partecipato all'omicidio.

OMICIDIO FRAGALA' CONFERENZA ARRESTI-2

LA MAZZA E L'OMICIDIO - Dalle dichiarazioni di Chiarello emerge la figura di Francesco Arcuri. Sarebbe stato lui a pianificare la spedizione punitiva, senza tuttavia partecipare di persona. Abbate avrebbe preso parte all'agguato e si sarebbe occupato di individuare inizialmente la vittima, "coprendo" gli aggressori. Alla fase organizzativa avrebbero dato una mano anche Ingrassia e Siragusa. La mazza usata per uccidere Fragalà sarebbe stata trasportata da Cocco, killer materiale insieme a Castronovo.

LE INTERCETTAZIONI: "SI' SONO STATO IO" - Le accuse di Chiarello - hanno spiegato gli inquirenti - sono state rafforzate da parecchi riscontri. In particolare Paolo Cocco è stato intercettato mentre confessava alla moglie l'omicidio. Dopo aver trovato una microspia installata all'interno della sua abitazione, Cocco ha rassicurato Domenico Tantillo, in quel momento "rappresentante" del clan di Borgo Vecchio, di non aver mai parlato in casa sua di un omicidio in cui erano coinvolti sia lui, che il suocero Ingrassia. Non solo: Castronovo è stato intercettato mentre - parlando dell'omicidio Fragalà - diceva alla cugina che fino a quel momento se l'era "scansata". Ma le immagini riprese dalle telecamere parlano chiaro, come detto dallo stesso Chiarello durante gli interrogatori e in riferimento a uno degli esecutori: "Sarebbe bastato farle vedere a suo figlio che l'avrebbe subito riconosciuto".

"ERA UN CURNUTU E SBIRRU" - Chiarello rivela poi che l'ordine di far male a Fragalà era stato impartito perché "chistu era un curnutu e sbirru (...). Non ci toccate se, né soldi e se ha oggetti, perché lui deve capire che non è una rapina, deve capire che deve parlare poco". Poi l'agguato e l'omicidio. Il giallo, le lunghissime indagini, le prime verità. Sette anni dopo il mistero sembrerebbe essere stato risolto.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PalermoToday è in caricamento