Il piccolo Claudio Domino ucciso con un colpo di pistola, 34 anni senza verità e senza giustizia

Domani ricorre il tragico anniversario dell'omicidio del bambino, freddato mentre giocava a San Lorenzo: un delitto mai chiarito e dal quale i boss vollero prendere le distanze durante il Maxiprocesso. Il bimbo è una delle 108 vittime innocenti delle mafie. Le iniziative per ricordarlo

Claudio Domino, ucciso il 7 ottobre del 1986

Aveva appena 11 anni, era solo un bambino e, quel 7 ottobre del 1986, giocava per strada, in una via di San Lorenzo che oggi porta il suo nome, quando venne ucciso con un colpo di pistola alla testa. Oggi, ben 34 anni dopo, però, il terribile omicidio di Claudio Domino resta un mistero: non c'è verità e quindi neppure giustizia. Una verità e una giustizia che i suoi genitori, Graziella Accetta ed Antonio Domino, chiedono a gran voce.

L'anniversario e le iniziative

Domani mattina, a partire dalle 9.30, il piccolo sarà ricordato in occasione dell'anniversario della sua uccisione, davanti alla lapide in sua memoria che si trova vicino alla scuola Ignazio Florio, in via Claudio Domino. Le iniziative - che subiscono purtroppo le restrizioni legate all'emergenza sanitaria - sono coordinate dalla scuola "Borgese-XXVII Maggio".

Un mistero lungo 34 anni

Non si è mai capito cosa ci fosse dietro all'omicidio del ragazzino, certamente innocente. Si ipotizzò subito che potesse aver visto qualcosa che non doveva ed essere diventato suo malgrado un testimone scomodo. Ma si è pensato anche ad una ritorsione - mai ben chiarita però - nei confronti dei suoi genitori che avevano avuto in appalto le pulizie dell'aula bunker dell'Ucciardone, all'epoca nuova di zecca per ospitare il primo vero processo a Cosa nostra, il "Maxi". Le indagini sul caso, però, non hanno portato a nulla e il killer di Claudio Domino non è dunque mai stato individuato né è mai stato chiarito il movente del delitto. 

Quando i boss presero le distanze

L'eco dell'uccisione di Claudio rimbalzò anche tra le sbarre e le pareti verdi del bunker e il boss Giovanni Bontate, pochi giorni dopo il delitto, chiese la parola per prendere le distanze da un omicidio così infamante, a nome di tutti i mafiosi imputati. Furono proprio le sue parole, peraltro, a far emergere chiaramente che l'organizzazione criminale - Cosa nostra - di cui tutti fino ad allora avevano negato l'esistenza esisteva eccome: Bontate usò il "noi" per dissociarsi da quella barbarie, non parlò infatti solo a suo nome.

Le mafie uccidono anche i bambini

Proprio in questi giorni hanno sollevato un polverone le parole dell'ex senatrice della Lega Angela Maraventano che ha addirittura parlato della "mafia di una volta" e del suo "coraggio". E' lo strascico di una leggenda metropolitana molto dura a morire, secondo cui Cosa nostra, ma anche le altre mafie, erano un tempo "buone" e non toccavano dunque gli innocenti, come donne e bambini. Nulla di più falso e Claudio Domino ne è la tragica prova. I genitori del bambino da tempo girano nelle scuole di tutta Italia proprio perché il figlio non venga dimenticato. Né lui né gli altri 107 bambini uccisi in poco più di un secolo non solo da Cosa nostra, ma anche da 'Ndrangheta, Camorra e Sacra corona unita. Un elenco lunghissimo di vittime innocenti di cui purtroppo in tanti non conoscono neppure il nome. Tanti sono naturalmente i bambini palermitani che figurano nella triste lista.

Le 108 vittime innocenti dei boss

La prima vittima innocente è Emanuela Sansone, uccisa il 27 dicembre del 1896 in via Sampolo: aveva 17 anni ed è anche considerata la prima donna vittima di mafia. Oltre a lei e a Claudio Domino, tra i palermitani ci sono anche Calcedonio Catalano, freddato a Roccapalumba ad appena 13 anni, il 18 agosto del 1945. Il 7 settembre successivo toccò ad Angela Talluto. Nel 1947, nella strage di Portella della Ginestra, morirono anche quattro bambini: Vincenzo La Fata, Serafino Lascari, Giuseppe Di Maggio e Giovanni Grifò. L'anno dopo, l'11 marzo, fu il turno di Giuseppe Letizia, il giovane pastore di Corleone che assistette all'omicidio del sindacalista Placido Rizzotto: fu ricoverato sotto choc in ospedale e poi avvelenato dal medico Michele Navarra, mandante dell'omicidio Rizzotto. Il 3 gennaio del 1949, a Partinico, fu il bandito Salvatore Giuliano a provocare la morte di un bambino di 3 anni, Vito Guarino. Nel 1959 due ragazzine vennero uccise a Palermo, Anna Prestigiacomo e Giuseppina Savoca, di 15 e 12 anni: entrambe furono colpite da proiettili vaganti. La prima mentre giocava nel giardino della sua casa di San Loreno, il 26 giugno, e la secondo mentre era in via Messina Marine, il 19 settembre. Il 19 gennaio 1961, a 13 anni, fu eliminato Paolino Riccobono: il suo corpo inerme venne immortalato sulle pendici del Monte Billiemi, a Tommaso Natale, dal fotografo Nicola Scafidi, uno scatto che poi ispirò una scena del film "Il Padrino". Nell'elenco figura anche la bimba di cinque mesi che Ida Castelluccio portava in grembo quando venne assassinata assieme al marito, l'agente Nino Agostino, il 5 agosto del 1989. Forse il nome più noto è quello di Giuseppe Di Matteo, figlio del mafioso poi pentito Santino, che dopo essere stato rapito il 23 novembre del 1993 venne ucciso e sciolto nell'acido l'11 gennaio del 1996 a San Giuseppe Jato.

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