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La vittima,  Alina Elena Bità

La vittima, Alina Elena Bità

"Rapinata e uccisa davanti alla figlioletta di 11 mesi", confermati due ergastoli in appello

La vittima, Alina Elena Bità, 28 anni, la mattina del 9 ottobre del 2017 aprì la porta di casa a due suoi cugini, Paul Andrei Todirascu e Florin Buzilà. Le avrebbero rubato pochi spiccioli e poi mentre uno la teneva, l'altro l'aveva strangolata. Cadono due aggravanti ma la pena non muta

Cadono due aggravanti, ma le condanne non cambiano: i giudici della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello hanno infatti confermato i due ergastoli inflitti a Paul Andrei Todariscu, 21 anni, e Florin Buzilà, di 20, imputati per l'omicidio di Alina Elena Bità, la giovane madre strangolata - sotto gli occhi della figlioletta di undici mesi - nella casa in cui viveva col marito a Cerda, in via Sciolino, il 9 ottobre del 2017.

I due romeni, cugini della vittima, avrebbero ucciso la donna per rubarle pochi spiccioli e qualche oggetto di modesto valore custodito nell'abitazione. La ventotenne quella mattina si era fidata ed aveva aperto la porta di casa ai parenti. Todirascu, difeso dall'avvocato Rosalia Zarcone, aveva ammesso le sue responsabilità davanti al gup di Termini Imerese, Sandro Potestio, durante il processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato.

Adesso, la Corte presieduta da Mario Fontana, ha ritenuto insussistenti l'aggravante dei futili motivi in relazione alla rapina e quella di aver commesso l'omicidio in presenza di minorenni. Per i giudici, quindi, la bambina non sarebbe stata nella stessa stanza in cui sarebbe avvenuto lo strangolamento, tesi sempre sostenuta dalla Procura. Questo venir meno delle due aggravanti però non ha portato a una modifica della pena, che è rimasta quella massima, nonostante l'abbreviato.

Todariscu e Buzilà vennero fermati dai carabinieri qualche mese dopo il delitto e inizialmente si accusarono a vicenda. Poi il primo confessò davanti al giudice che l'amico avrebbe tenuto ferma la donna mentre lui l'avrebbe strangolata: "Sono stato io ad uccidere Alina - aveva ammesso - mi sono avventato su di lei stringendole il collo con tutte le mie forze". I due erano stati condannati all'ergastolo il 4 ottobre dell'anno scorso. 

Il corpo della vittima venne trovato sul pavimento della sua casa e a lanciare l'allarme era stata una vicina, preoccupata per il pianto incessante della figlioletta della donna. Gli investigatori avevano sentito a lungo il marito di Alina Elena Bità, che al momento del delitto era come ogni giorno al lavoro. La pista dell'omicidio si era palesata solo in un secondo momento, per via di alcuni segni sul collo della giovane. 
Fondamentale per dare una svolta alle indagini era stato il lavoro del Ris di Messina, che era riuscito ad individuare una traccia del dna di Todirascu sotto un'unghia della vittima

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