La notte da far west al Cep, parla la vittima mancata: "Sparava e mi sono abbassato"

Carmelo Testagrossa - nella sua versione dei fatti - dice: "Mi volevano vendere della cocaina". Un racconto che ha dato l'assist decisivo alle indagini: "Ho sentito i colpi, mi sono schivato e dietro di me c’era un uomo..."

In alto a sinistra Giuseppe Lombardino, l'uomo fermato

"Pino ha iniziato a sparare e appena ho sentito i colpi, mi sono abbassato d’istinto e a quel punto ho notato che dietro di me c’era un uomo che è stato colpito da una pallottola". A parlare è Carmelo Testagrossa, ovvero la vittima mancata dell'omicidio del Cep. Quella vera, Francesco Paolo Lombardino, è stata uccisa "per sbaglio" dallo zio, Giuseppe Lombardino. Un racconto che ha dato l'assist decisivo alle indagini. Così gli investigatori hanno chiuso il cerchio, mettendo a posto i tasselli mancati per completare il mosaico di un delitto che già dalle prime ore sembrava di difficile lettura.

Cep, preso l'assassino: è lo zio

Nel corso dell'interrogatorio Testagrossa ha rivelato di conoscere la famiglia Lombardino perché in passato aveva acquistato droga da Giuseppe Lombardino, conosciuto più comunemente come "Pino". "Lo conosco anche perché siamo tutti e due del Cep - ha spiegato agli inquirenti -. Sono uscito dal carcere da poco, qualche giorno fa l'ho visto e lui si era avvicinato per vendermi della cocaina ma gli ho detto che volevo disintossicarmi. Lui però mi ha colpito con un coltello, così ho deciso di vendicarmi". Una vendetta che avrebbe innescato il tragico epilogo della vicenda, avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì: "Sono andato a lanciare delle bottiglie vuote dove c'è la villetta di Giuseppe Lombardino. Lui mi ha inseguito, ha iniziato a sparare ma non mi ha colpito perché mi sono abbassato. Dietro di me c’era un uomo. Era il nipote, Francesco Paolo Lombardino. Poi ho saputo che era morto".

Gli spari sono stati esplosi nei pressi di piazza Benvenuto Cellini, inutile la corsa all'ospedale Cervello da parte dei parenti di Lombardino, che tuttavia sarebbe stata tardiva. La mancata chiamata al 118 sarebbe stata quindi fatale: è quanto avrebbe accertato l’autopsia condotta all’istituto di medicina legale al Policlinico. "Se solo avessero chiamato il 118 - dicono gli investigatori - Lombardino forse poteva essere salvato". Invece l'uomo è stato portato in auto al pronto soccorso dell'ospedale e lasciato lì. Ma ormai aveva perso troppo sangue ed è morto dissanguato per il proiettile che lo ha raggiunto all'inguine.

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Ruperti: "Depistaggio dei parenti pure sul luogo del delitto"

Giuseppe Lombardino, a detta gli investigatori, era già pronto per la latitanza. Gli uomini della Squadra mobile, diretti da Rodolfo Ruperti, lo hanno infatti trovato a casa di un amico, dove si era rifugiato portandosi dietro un borsone per una fuga. Ma la sua fuga è finita subito, perché gli inquirenti sono riusciti a scovare il covo in cui si era nascosto "grazie alla complicità di alcuni parenti".

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