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Piazza Benvenuto Cellini subito dopo il delitto

Piazza Benvenuto Cellini subito dopo il delitto

Sparò ed ammazzò il nipote "per errore", la Procura chiede 20 anni di carcere

La condanna è stata invocata per Giuseppe Lombardino, accusato di aver ucciso a colpi di pistola Francesco Paolo Lombardino, carpentiere di 47 anni. La vittima predestinata avrebbe però dovuto essere un'altra persona. Il delitto avvenne in piazza Benvenuto Cellini, al Cep, nella notte di Santo Stefano del 2019

Vent'anni di carcere. Questa è la condanna chiesta stamattina dalla Procura per Giuseppe Lombardino, l'uomo che "per errore" uccise il nipote, Francesco Paolo Lombardino, un carpentiere di 47 anni, la notte di Santo Stefano del 2019, in piazza Benvenuto Cellini, al Cep. L'imputato è accusato di omicidio volontario e viene processato con il rito abbreviato dal gup Simone Alecci.

Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dei sostituti Alfredo Gagliardi e Felice De Benedittis, la vittima designata dell'omicidio avrebbe dovuto essere un'altra persona, Carmelo Testagrossa, col quale l'imputato si sarebbe scontrato per questioni legate al consumo di stupefacenti. Proprio Testagrossa, pregiudicato per reati legati alla droga, infatti, sarebbe stato prima accoltellato e poi, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre del 2019, sarebbe stato preso a colpi di pistola. Sarebbe riuscito a schivare i proiettili che avevano invece raggiunto Lombardino.

Una storia intricata quella avvenuta al Cep, che inzialmente si presentò agli investigatori della squadra mobile come un rompicapo, anche per via dell'omertà che aveva circondato la vicenda. Perché, secondo l'accusa, quella notte sarebbe stato messo in atto un depistaggio, tanto che il corpo della vittima sarebbe stato spostato. Il 118 sarebbe stato poi chiamato tardi e quando Francesco Paolo Lombardino era arrivato all'ospedale Cervello aveva perso ormai troppo sangue, a causa di un colpo che lo aveva raggiunto all'inguine, e per lui non c'era stato nulla da fare.

L'imputato era stato poi rintracciato a casa di un amico, con un borsone già pronto: segno, per gli inquirenti, che sarebbe stato pronto a darsi alla macchia. Il processo è stato rinviato alla fine di maggio, quando la parola passerà ai difensori di Giuseppe Lombardino, gli avvocati Maria Teresa Nascè e Riccardo Ruta.

Nella foto l'imputato, Giuseppe Lombardino

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