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Cronaca Brancaccio / Via Pasquale Matera

Omicidio Caravello a Brancaccio, l'imputato: "Non volevo uccidere, ho agito per legittima difesa"

Dopo la richiesta di ergastolo per il ventenne Alessandro Sammarco, in relazione al delitto avvenuto in via Matera il 10 marzo 2022, il suo avvocato ha invocato il minimo della pena: "Aveva una relazione con la figlia della vittima che, mentendo, ha raccontato di essere stata perseguitata. Quel giorno lo aveva avvertito che il padre voleva ammazzarlo"

Non solo ha chiesto il minimo della pena, ma anche che venga riconosciuto - se non la legittima difesa - almeno che l'omicidio è stato preterintenzionale e non volontario, premeditato e aggravato dai futili motivi, come sostiene invece la Procura che per Alessandro Sammarco, 20 anni, ha chiesto la condanna all'ergastolo in relazione all'uccisione di Natale Caravello, avvenuta il 10 marzo dell'anno scorso in via Pasquale Matera, a Brancaccio. L'avvocato Corrado Sinatra, che difende l'imputato - in un'ora di discussione - ha smontato soprattutto la ricostruzione secondo cui il giovane avrebbe ucciso la vittima perché avrebbe ostacolato la relazione sentimentale con una delle figlie. Relazione che la ragazza ha sempre negato, sostenendo invece che Sammarco l'avrebbe perseguitata.

Agguato a Brancaccio, le immagini dal luogo del delitto | Video

La Corte d'Assise presieduta da Vincenzo Terranova si pronuncerà alla fine di maggio e dovrà decidere se condannare l'imputato al fine pena mai oppure, accogliendo i tanti elementi portati dalla difesa, a una pena anche molto inferiore. Sammarco non ha mai negato di aver ucciso Caravello, anzi, si era costituito poche ore dopo, quando nulla portava a lui e subito si era detto pentito, affermando - davanti al pm e al gip - "mi sono rovinato la vita".

Secondo il suo difensore, Sammarco avrebbe effettivamente avuto una relazione con la giovane e lo dimostrerebbero una serie di messaggi in cui, tra l'altro, i due si chiamano "vita". La ragazza ha negato, sostenendo che invece l'imputato l'avrebbe perseguitata e minacciata "con i messaggi", ma - per l'avvocato - di questo non ci sarebbe alcuna traccia e, invece, gli scambi tra i due dimostrerebbero che stavano insieme. "Ha mentito ininterrottamente, vi ha guardato negli occhi e vi ha raccontato solo bugie", ha detto alla Corte il difensore riferendosi alla giovane.

"Non erano fidanzati, lui la perseguitava"

Ha poi spiegato - altra circostanza che la figlia di Caravello nega - che alle 14 di quel tragico 10 marzo la giovane sarebbe andata a casa di Sammarco dicendogli: 'Mio padre ha deciso, oggi ti ammazza, ti taglia pezzi pezzi...'". Per questo Sammarco avrebbe recuperato un'arma, temendo ritorsioni da parte della vittima e sarebbe passato da via Matera "proprio per evitare di incontrare Natale Caravello". E, come ha sottolineato l'avvocato, "era armato proprio perché era stato avvisato che Caravello voleva ammazzarlo".

La ragazza avrebbe mentito anche su un altro punto, sostenendo che il 10 marzo si sarebbe trovata da quelle parti perché "doveva comprare dei gelatini per festeggiare la fine delle misure di prevenzione a carico del padre", ma - come ha evidenziato il penalista - "quel provvedimento risale al 14 dicembre del 2021, quindi cosa stava festeggiando la giovane il 10 marzo dell'anno dopo?", ha chiesto ai giudici.

Non solo. Il 17 gennaio dell'anno scorso, la ragazza avrebbe chiesto in lacrime al padre di  "togliere di davanti" Sammarco, questo "perché troppa gente stava andando da Caravello a riferirgli di quella relazione". L'avvocato ha poi aggiunto che "Sammarco è stato definito dal pubblico ministero Salvatore Leopardi come uno stalker, ma non essendoci traccia di questa persecuzione, la ragazza oltre che per falsa testimonianza e calunnia andrebbe anche indagata per simulazione di reato".

Il difensore dell'imputato ha poi escluso che possano sussistere le aggravanti contestate dalla Procura, cioè la premeditazione e i futili motivi: "Perché ci sia premeditazione - ha detto alla Corte - non basta che si abbia un'arma, ma occorrono delle minacce, degli appostamenti... I motivi per cui Sammarco apre il fuoco sono poi tutt'altro che futili". Resta però un ulteriore dato per l'avvocato: "Tra sparare e voler uccidere ce ne passa e, come è emerso dall'autopsia, soltanto l'ultimo dei tre colpi sparati da Sammarco è stato mortale".

L'imputato aveva aperto il fuoco mentre era, come la vittima, su uno scooter. Dopo il primo colpo "cadono entrambi - ha ricostruito il penalista - Sammarco perché perde il controllo del suo mezzo, Caravello perché ferito". Sammarco ha spiegato di aver avuto paura che Caravello potesse recuperare l'arma e ucciderlo "e per questo spara di nuovo. Ma se fosse stata un'esecuzione, come sostiene l'accusa, avrebbe mirato alla testa, con la vittima che peraltro era già a terra", ha detto ancora il legale.

"Non si può dimostrare che Caravello fosse a sua volta armato, ma di certo Sammarco ha sempre detto di aver avuto paura perché ha visto che l'uomo metteva la mano nel borsello. Inoltre - ha continuato l'avvocato - qualcuno è certamente intervenuto sulla scena del crimine prima degli investigatori, prova ne sia che lo scooter di Caravello è stato ritrovato sistemato sul suo cavalletto: chi lo ha messo così?", ha chiesto ancora ai giudici.

Per l'avvocato, in conclusione, "l'omicidio non è premeditato, non è stato compiuto per futili motivi, ma non è neppure un omicidio volontario" e andrebbe "riqualificato come preterintenzionale". Non solo, ci sarebbero i margini per riconoscere anche la legittima difesa putativa. Per questo ha chiesto il minimo della pena, la concessione delle attenuanti generiche e anche lo sconto di un terzo per il rito abbreviato, al quale - per via delle aggravanti contestate dalla Procura - il giovane non ha potuto accedere. "Ha chiesto scusa e si è detto pentito sin dal momento in cui si è costituito - ha ricordato infine il difensore - e ha detto: 'Mi sono rovinato la vita' quella stessa sera. Intercettato in carcere durante i colloqui con i parenti diceva 'ho sbagliato'".

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