Omicidio di Camporeale, il gip: "Nessuna premeditazione, è stato un gesto d'impeto"

Per il giudice non vi sarebbero stati contrasti e liti prima del delitto tra Benedetto Ferrara, ucciso con tre colpi di pistola, e Michele Mulè. Da chiarire perché l'indagato andasse però in giro con una pistola. Dall'ordinanza emerge la chiamata al 112 dell'arrestato: "Appe na sciarra..."

Michele Mulè

Michele Mulè ha certamente ucciso Benedetto Ferrara, ma lo avrebbe fatto senza premeditazione. Il gip Guglielmo Nicastro, che ha convalidato il fermo per l'omicidio avvenuto nella piazza di Camporeale giovedì sera, ha infatti escluso l'aggravante, ritenendo che "non risulta allo stato alcun pregresso e grave contrasto, sfociato in uno scontro verbale e/o fisico" tra l'indagato e la vittima, i cui "rapporti si erano soltanto di recente deteriorati". Piuttosto, per il giudice, il delitto sarebbe un "concitato gesto" commesso "verosimilmente per un'improvvisa e balorda crisi di gelosia" (e proprio per questo sussisterebbero invece i futili motivi). Resta comunque il fatto che Mulè sarebbe andato in giro con un revolver calibro 38: perché?

Dall'ordinanza che ha confermato il carcere per il giovane, così come richiesto dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Ferdinando Lo Cascio, che coordinano le indagini dei carabinieri, emerge anche un altro retroscena, ovvero il contenuto della chiamata fatta dall'indagato (difeso dall'avvocato Antonio Cacioppo) al 112 per costituirsi: "Appe na sciarra", ha detto, aggiungendo di "trovarsi in stato confusionale e di provare un forte dolore allo stomaco".

"Il delitto non è stato premeditato"

Per il giudice sarebbe da escludere l'ipotesi che Mulè - che da circa due settimane frequentava l'ex ragazza della vittima - possa aver preparato l'omicidio. "Di tale circostanza (la premeditazione, ndr) non ricorre l'elemento cronologico, cioè - scrive il gip - il trascorrere di un intervallo di tempo apprezzabile tra il sorgere del proposito criminoso e la sua attuazione; nemmeno può dirsi sussistente l'elemento ideologico, consistente nel perdurare nell'animo del soggetto, senza soluzione di continuità e fino alla commissione del reato, di una risoluzione criminosa ferma ed irrevocabile". E rimarca: "L'aggravante ordinariamente viene esclusa nei casi di avvistamento casuale della vittima o, comunque, di un agguato frutto di iniziativa estemporanea, venendo in tal caso a mancare l'elemento ideologico giacché la risoluzione omicida non è più frutto di una ferma riflessione" e "questi due necessari elementi non sono qui nitidamente emersi".

"Nessuna lite precedente tra i due"

Il gip si sofferma sul fatto che "la relazione sentimentale tra Mulè e l'ex di Ferrara era iniziata da poco più di una settimana ed i rapporti tra il primo e la vittima si erano soltanto di recente deteriorati, senza però che tra i due fosse scoppiata una lite e nemmeno un'accesa discussione". Quando la ragazza aveva raccontato all'indagato che Ferrara, vedendola poco prima della sparatoria, avrebbe sputato a terra "Mulè non aveva manifestato alcun risentimento né alcun proposito delittuoso" e "non risulta allo stato alcun pregresso e grave contrasto, sfociato in uno scontro verbale e/o fisico" tra i due "che possa aver fatto insorgere in Mulè un proposito criminoso omicidiario (peraltro mai ad alcuno manifestato nemmeno in maniera velata), dapprima elaborato, poi deciso e consolidatosi in una risoluzione criminosa ferma ed irrevocabile, attuata dopo un'attenta riflessione".

"Ha ucciso per futili motivi"

Piuttosto, afferma il giudice, "il delitto in esame, anche alla luce dell'unica parola pronunciata ('cornuto') e del concitato gesto compiuto (l'apertura immediata dello sportello dell'auto alla vista di Ferrara) da Mulè poco prima di sparare tre colpi contro la vittima, può ritenersi commesso in preda ad un dolo d'impeto di particolare intensità, non suffragato da alcun serio motivo, anzi verosimilmente derivato da una improvvisa e balorda crisi di gelosia, magari ingenerata da talune condotte della vittima percepite come un rischio per la prosecuzione della propria relazione sentimentale". Per questo sussisterebbe invece l'aggravante dei futili motivi.

La chiamata al 112: "Appe na sciarra..."

Nell'ordinanza viene riportata anche la trascrizione della telefonata al 112 fatta dall'indagato subito dopo l'omicidio, quando aveva chiesto che venissero a prenderlo: "Mulè dichiarava di aver avuto poco prima una lite ('appe na sciarra'), di volersi consegnare, di aver sparato a Ferrara in piazza, di trovarsi in stato confusionale e di provare un forte dolore allo stomaco, di essere armato ma di voler consegnare l'arma e di non voler sparare più a nessuno, e poi di essere calmo e di attendere l'arrivo dei carabinieri".

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