Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Caccamo

Omicidio a Caccamo, il fidanzato: "Non l'ho uccisa, si è data fuoco e ho cercato di salvarla"

Pietro Morreale fermato per il delitto ha raccontato ai carabinieri di aver litigato con Roberta Siragusa e che lei avrebbe tentato di uccidersi. Gli inquirenti non credono alla sua versione: quella notte sarebbe tornato una seconda volta sul luogo in cui è stato ritrovato il cadavere. Gli amici: "La picchiava"

Non ha mai confessato, anzi. Le uniche parole che ha pronunciato prima di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio sono state: "Non l'ho uccisa io". Di più: Pietro Morreale, il giovane fermato con la terribile accusa di aver ucciso la fidanzata di appena 17 anni, Roberta Siragusa, di averla gettata in un burrone e di aver poi cercato di dare alle fiamme il suo cadavere a Caccamo, ha raccontato ai carabinieri di aver cercato di salvare la ragazza, che si sarebbe suicidata dandosi fuoco. A suo dire, si sarebbe pure bruciato una mano e sarebbe svenuto. Non ha chiarito, però, per quale motivo la giovane avrebbe dovuto uccidersi, né ha detto agli inquirenti di essere passato per ben due volte nella notte tra sabato e domenica lungo la strada sterrata che porta al Monte San Calogero dove è stato ritrovato il cadavere della vittima e dove sarebbe stato immortalato da una telecamera di sorveglianza. Il tutto in un contesto in cui gli amici della ragazza hanno riferito di un rapporto "morboso" tra i due, ma anche che Morreale l'avrebbe picchiata e minacciata pesantemente.

Decisiva l'autopsia

L'udienza di convalida del fermo emesso dal procuratore aggiunto di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, e dal sostituto Giacomo Barbara, che coordinano le indagini sul caso, si terrà quasi certamente domani, mentre ancora non è stata fissata la data per eseguire l'autopsia. Un esame che sarà molto importante: il volto della diciassettenne, quando i carabinieri guidati dall'indagato lo hanno ritrovato tra i rovi, era tumefatto e questo, assieme ad altri elementi emersi durante i primi accertamenti, sarebbe incompatibile con una morte per combustione, così come l'ha descritta Morreale.

Il padre dell'indagato: "E' successa una cosa molto grave"

La mattina di domenica, alle 9.14, un vicino della famiglia Siragusa ha segnalato la scomparsa della ragazza alla centrale operativa dei carabinieri di Termini Imerese. Nel frattempo era già stato allertato il 118, in seguito ad un'altra segnalazione giunta alle 9.28, che parlava di una ragazza che si era data fuoco. In quegli stessi momenti Pietro Morreale, assieme al padre e al suo avvocato, si trovavano davanti alla caserma dei militari di Caccamo. Proprio il genitore del ragazzo avrebbe riferito ai carabinieri che "è successa una cosa molto grave". A quel punto il figlio avrebbe chiarito che aveva litigato con la fidanzata e che lei si era buttata della benzina addosso e si era data fuoco. I due spiegavano anche di aver chiamato un'ambulanza.

"Ho cercato di salvarla e sono svenuto"

Prima che Morreale conducesse gli investigatori lungo la strada sterrata che porta al Monte San Calogero ed indicasse il luogo in cui si trovava il cadavere della fidanzata, suo padre avrebbe anche riferito che il figlio era tornato a casa intorno alle 4, che era sotto choc e che era svenuto. Ai genitori Morreale avrebbe anche detto di aver tentato di soccorrere la vittima, cercando di spegnere le fiamme, tanto da bruciarsi la mano destra. Sarebbe poi svenuto e, quando si era ripreso, particolamente turbato aveva però deciso di abbandonare il cadavere e di tornare a casa. 

"E' scesa dalla macchina e si è data fuoco"

"E' scesa dalla macchina, si è data fuoco e si è buttata di sotto", così averebbe detto Morreale ai carabinieri una volta arrivati vicino al dirupo, in cui è stata anche ritrovata una bottiglia con del liquido, che sarà esaminata dal Ris. Sul corpo della ragazza sono stati effettivamente ritrovati segni di combustione. Inoltre, è stato individuato anche un brandello di jeans, in parte bruciato, lungo la parete del dirupo e vicino al cadavere.

"Nessuna traccia di incendio"

Ma quel pezzo di stoffa sarebbe l'unico segno di un incendio in quel punto perché per il resto nulla lascerebbe pensare che vi sia stato un rogo: non ci sono foglie, sterpaglie o rami bruciati, né macchie di sangue, tranne quelle lasciate dal cadavere dopo la rimozione. In più - cosa incompatibile con la versione fornita dall'indagato, secondo la Procura - la vittima ha il volto tumefatto ed altri segni che non si concilierebbero con una morte dovuta a combustione.

Le contraddizioni nella versione di Morreale

Ulteriori piccoli (e contrastanti dettagli) sarebbero emersi dalla versione di Morreale, che ha parlato della serata con gli amici in una villetta (nonostante la zona rossa e il coprifuoco), dopo la quale sarebbe andato lungo la strada che porta a Monte San Calogero per appartarsi con Roberta Siragusa, ma dopo un litigio, la ragazza si sarebbe data fuoco con una bottiglia di benzina che l'indagato aveva in auto. Questo avrebbe riferito anche ai genitori appena tornato a casa. La famiglia dell'indagato avrebbe confermato la sua versione, anche se contraddicendosi e senza riuscire a spiegare cosa sarebbe successo esattamente la mattina di domenica. Non si capisce poi cosa avrebbe dovuto spingere Roberta ad uccidersi. Morreale, contestualmente, avrebbe però riferito sia alla madre della vittima che al fratello di aver lasciato Roberta davanti alla porta di casa alle 2.15.

La versione dei genitori della vittima

I genitori della vittima hanno invece riferito che Roberta e il fidanzato avevano passato il pomeriggio e la prima serata a casa loro. Alle 23 sarebbero andati in casa di amici. La madre si era addormentata e solo quando si era risvegliata, alle 6 di domenica, si era accorta che la figlia non c'era. Era così andata a cercarla a casa degli amici, che la informavano che la figlia e il fidanzato avevano lasciato l'abitazione intorno all'una di notte. Aveva quindi cercato Morreale, che le diceva di aver riaccompagnato Roberta a casa alle 2.10 e che non avevano litigato.

Gli amici: "Pietro era geloso e morboso"

Per gli inquirenti, la versione fornita dall'indagato non starebbe in piedi e sarebbe in totale contrasto con l'esito delle prime indagini. Dalle testimonianze delle persone sentite dagli inquirenti sarebbe poi emerso che Morreale "provava un sentimento 'morboso'" nei confronti della ragazza, che sarebbe stato molto geloso, fino ad impedirle di frequentare i suoi amici di sempre. Tutti avrebbero inoltre riferito che non sarebbero mancati episodi di violenza, raccontando che a giugno dell'anno scorso, durante una delle liti tra i due, Morreale sarebbe arrivato a colpire in faccia la ragazza e farle un occhio nero.

"La picchiava e la minacciava"

Un'amica della vittima ha dichiarato che avrebbe saputo che "Pietro la picchiava e che la minacciava e le diceva che se avesse riferito di queste violenze lui avrebbe fatto del male sia a lei che alla sua famiglia". Il fratello della testimone ha raccontato invece di aver avuto una relazione con Roberta Siragusa, che ormai non vedeva più, ma che continuava a sentire per telefono.

Gli ultimi messaggi di Roberta

Il ragazzo è probabilmente l'ultimo ad avere avuto un contatto con la vittima. Ha consegnato le conversazioni agli inquirenti e ha riferito che dopo l'una di notte "lei mi ha inviato un messaggio dicendomi che Pietro voleva avere un rapporto sessuale con lei. All'1.06 mi ha scritto: 'Devo staccare', all'1.07: 'Vediamo come va a finire con quello' e all'1.09: 'Torno tra mezz'ora, non più tardi'. Le ho risposto alle 2.30 e le ho detto di contattarmi per qualsiasi cosa".

"Avevo un brutto presentimento..."

Il giovane ha spiegato ai carabinieri che "non ho dormito per tutta la notte per un brutto presentimento", sottolineando che in passato avrebbe detto "più volte a Roberta di interrompere la relazione con Pietro perché sarebbe accaduto qualcosa di brutto. Lei mi rispondeva dicendomi di aver paura delle minacce di Pietro rivolte sia a lei che alla sua famiglia".

"Pietro mi ha chiesto se sapevo dove fosse Roberta"

Un altro testimone ha spiegato ai carabinieri di aver parlato con Morreale verso le 2 di quella notte e che questi gli avrebbe detto che stava tornando a casa e che avrebbero giocato con un videogame. Poi avrebbe trovato 6 chiamate senza risposte alle 8.10 di domenica. E ha aggiunto: "Stamattina Pietro mi ha mandato un messaggio per chiedermi se sapessi dove fosse Roberta". Quando però, come sostiene la Procura, l'indagato avrebbe saputo benissimo che fine avesse fatto la ragazza. Un altro giovane, dopo aver appreso della scomparsa della ragazza, avrebbe chiamato l'indagato, per sapere se fosse con lui, ottenendo però una risposta negativa.

Le immagini riprese dalla telecamera

Agli atti dell'inchiesta ci sono poi le immagini riprese da una telecamera di sorveglianza che si trova lungo la strada che porta al luogo in cui è stato ritrovato il cadavere della diciassettenne. La Fiat Punto di Morreale sarebbe stata filmata per ben due volte nella notte tra sabagto e domenica, alle 2.37 per poi tornare indietro alle 2.43, e poi alle 3.28 per tornare indietro alle 3.40. Nel suo racconto, però, non vi sarebbe accenno a questo secondo passaggio.

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