Sparò contro due fratelli uccidendone uno: respinto ricorso, 23enne andrà in carcere

La Cassazione ha confermato la condanna a 13 anni e otto mesi per Alessandra Ballarò, la giovane dell'Arenella che nell'ottobre 2017 sparò ai suoi vicini per difendere il padre. No alla legittima difesa, riconosciuta l’attenuante della provocazione

Alessandra Ballarò

Tredici anni e otto mesi. Questa è la condanna che dovrà scontare Alessandra Ballarò, la giovane che, il 7 ottobre del 2017, sparò ai suoi vicini in piazzetta Caruso, all’Arenella, uccidendo Leonardo Bua e ferendo gravemente il fratello Giuseppe. La sentenza, emessa con il rito abbreviato, è diventata definitiva: la Cassazione ha infatti rigettato il ricorso dei difensori dell’imputata, gli avvocati Raffaele Bonsignore e Giuseppe Di Stefano. La ragazza, che oggi ha 23 anni, è ai domiciliari e adesso dovrà andare in cella.

La sparatoria era scattata al culmine dell’ennesima lite tra le due famiglie ed era stata ripresa da alcune telecamere sistemate proprio dai Ballarò per provare le angherie dei Bua. La giovane, anche grazie ai video, era stata arrestata poche ore dopo ed aveva confessato, raccontando che era convinta che i vicini volessero uccidere suo padre, gravemente malato: “Non ci ho visto più”, così aveva detto alla squadra mobile per spiegare il suo gesto.

Già in primo grado Ballarò si era vista riconosciuta l’attenuante della provocazione, che ha retto fino alla Cassazione: la ragazza, in altri termini, non aveva aperto il fuoco per futili motivi, ma per reagire a una precedente aggressione dei Bua. L’imputata aveva riferito di “continui litigi” e stava peraltro attraversando un periodo difficile, avendo perso la madre da pochi mesi.

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La difesa si è battuta perché le venisse riconosciuta la legittima difesa, ma questa linea non è mai passata. Per i giudici, infatti, la reazione della ragazza è stata comunque “sproporzionata” e il delitto avrebbe potuto essere evitato, se non fosse prevalso “il sentimento di rivalsa”, nonché “uno stato d’ira sedimentato nel tempo”. Finora Ballarò ha trascorso solo un anno in carcere, poi il riesame le aveva concesso i domiciliari, ritenendo affievolite le esigenze cautelari. Ora, con la condanna definitiva, dovrà invece tornare in cella.
 

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