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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca Borgo Nuovo / Fondo Pozzillo, 7

La lite tra vicini finita nel sangue a Borgo Nuovo, la Cassazione conferma due condanne

Sull'asfalto di largo Pozzillo, il 25 giugno del 2016, rimase il cadavere di Vincenzo Barbagallo. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi dell'uomo che gli sparò, Francesco Lo Monaco, a cui sono stati inflitti 20 anni, e del figlio della vittima, accusato di aver cercato di uccidere l'assassino del padre

I rapporti non sarebbero mai stati buoni e nel tempo ogni motivo sarebbe stato giusto per litigare. Il 25 giugno del 2016, però, in largo Pozzillo, a Borgo Nuovo, gli screzi tra vicini culminarono in un omicidio, quello di Vincenzo Barbagallo, 68 anni, e nel tentativo di uccidere anche suo figlio, Domenico. A sparare un ex dipendente della Rap, Francesco Lo Monaco, 54 anni, a sua volta vittima però del tentativo di omicidio da parte di Domenico Barbagallo. La prima sezione della Cassazione adesso ha confermato la sentenza emessa in abbreviato dalla Corte d'Appello (collegio presieduto da Mario Fontana) a giugno di due anni fa, con la quale era emersa una ricostruzione diversa dei fatti rispetto al giudizio di primo grado ed era stata concessa una riduzione della pena proprio a Barbagallo.

La Suprema Corte, presieduta da Mariastefania Di Tomassi, ha rigettato i ricorsi proposti dagli imputati, quindi Lo Monaco dovrà scontare 20 anni (che gli erano stati inflitti sin dal primo grado, nel 2017, dal gup Maria Cristina Sala) e Barbagallo, che è libero, 3 anni e 4 mesi (il gup gliene aveva inflitti 10), difeso dall'avvocato Ivana Rigoli.

Quel pomeriggio di giugno - un giorno caldissimo e funestato dallo Scirocco - c'era stato l'ennesimo diverbio tra le due famiglie. In particolare Lo Monaco aveva fermato Domenico Barbagallo che rientrava a casa, chiedendogli conto del fatto che la moglie aveva chiamato i carabinieri per denunciare una sua offesa. Ne era nato un diverbio, in cui, con una pistola in pugno, era intervenuta vittima.

Come ricostruito in appello, Domenico Barbagallo, temendo che la questione potesse finire nel sangue, aveva disarmato suo padre e dato la Beretta calibro 7,65 alla madre. Lo Monaco si era allontanato e aveva pensato però di andare a recuperare pure lui un'arma a casa. Si era ripresentato all'improvviso in strada e, da vicino, aveva sparato un colpo mortale alla testa a Vincenzo Barbagallo. A quel punto c'era stata la reazione del figlio della vittima che, dopo aver recuperato la Beretta, aveva sparato verso il portoncino d'ingresso in cui si trovava Lo Monaco. Questi era quindi tornato indietro, aveva cercato di sparare alla testa di Domenico Barbagallo, ma l'arma si era inceppata, dando la possibilità all'imputato di scappare. Lo Monaco gli aveva poi comunque sparato alle spalle, ferendolo alla schiena.

In appello la sentenza era stata rivista, con la concessione dell'attenuante della provocazione a Barbagallo e facendo venir meno per lui anche l'aggravante dei futili motivi, perché i giudici avevano ritenuto inattendibile la testimonianza del fratello di Lo Monaco, Giovanni: questi aveva infatti cambiato più volte versione e ammesso di non aver visto direttamente i fatti. Era stato lui, però, a convincere il gup in primo grado che a sparare per primi sarebbero stati i Barbagallo e non Lo Monaco. I giudici d'appellp si erano invece concentrati sulla versione fornita da un altro vicino, nel frattempo deceduto per ribaltare la ricostruzione.

Per la Cassazione, la ricostruzione dei fatti compiuta in secondo grado è corretta ed anche le condanne inflitte agli imputati. Il processo si chiude quindi definitivamente.
 

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