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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca Camporeale

"Uccise l'ex della fidanzata perché la molestava", giovane di Camporeale ora rischia l'ergastolo

Si è aperto il processo a carico di Michele Mulè che la sera del 16 ottobre del 2020 aveva sparato a Benedetto Ferrara, 26 anni, in piazza Duomo. L'imputato aveva subito chiamato i carabinieri e consegnato l'arma. Per la Procura avrebbe agito "per gelosia e con premeditazione"

Si è aperto il processo per l'omicidio di Benedetto Ferrara, (nella foto), 26 anni, ucciso a colpi di pistola il 16 ottobre del 2020 in piazza Duomo, a Camporeale. Ad aprire il fuoco - come lui stesso aveva detto ai carabinieri dopo il delitto - era stato Michele Mulè, 29 anni, che adesso rischia l'ergastolo. I parenti della vittima si sono costituiti parte civile.

benedetto ferrara-2Il giovane, che era stato fermato poche ore dopo il delitto, è stato rinviato a giudizio per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione (che il gip Guglielmo Nicastro, al momento della convalida del fermo, aveva invece escluso) e da poco, davanti alla Corte d'Assise, è iniziato il dibattimento. Dall'inchiesta dei carabinieri, coordinata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Ferdinando Lo Cascio, era emerso che il movente sarebbe stato legato ad una ragazza e alla gelosia.

La giovane era stata fidanzata con Benedetto Ferrara che, a suo dire, l'avrebbe spesso maltrattata. Avrebbe quindi interrotto la relazione con lui e qualche settimana prima dell'omicidio avrebbe ripreso a frequentare Mulè, col quale in precedenza aveva avuto una storia durata due anni. Secondo la versione della ragazza, Ferrara non si sarebbe rassegnato alla fine del loro rapporto ed avrebbe iniziato a seguirla ed anche ad insultarla per strada.

Il pomeriggio prima dell'omicidio - così aveva messo a verbale la giovane - avrebbe incontrato la vittima per strada e Ferrara dopo averla vista avrebbe sputato a terra. Un espisodio che lei avrebbe riferito all'imputato che, tuttavia, le avrebbe detto di lasciarlo perdere. In serata, la ragazza era uscita in macchina con Mulè e avrebbero incontrato la vittima che "urlava qualcosa contro di noi, Michele proseguiva con la macchina e dopo un po' si fermava". 

La giovane avrebbe assistito al delitto in diretta e aveva riferito quanto avrebbe visto ai carabinieri: Mulè sarebbe sceso dall'auto e "lo vedevo dirigersi verso il bar, lui e Benedetto si avvicinavano e immediatamente sentivo per due volte un forte rumore come di un petardo. Vedevo Benedetto a terra e Michele saliva in auto. Gli chiedevo: 'Ma cosa hai fatto?' e lui mi rispondeva: 'Ora mi prendo le mie conseguenze!'. Mulè aveva poi chiamato i carabinieri, ai quali aveva consegnato anche il revolver col quale avrebbe sparato tre colpi a Ferrara.

L'ex ragazza della vittima aveva aggiunto che "Benedetto era molto geloso e mi controllava continuamente, spesso mi minacciava dicendo che avrebbe ammazzato mio padre ed altri miei parenti. Lo faceva per farmi desistere dalla scelta di lasciarlo, intenzione che avevo spesso manifestato. In alcune circostanze Benedetto mi ha anche picchiata, provocandomi dei lividi, ma non sono mai andata in ospedale". E "in paese si sapeva che Benedetto mi trattava male... Ne avevo parlato anche con Michele", tuttavia non lo avrebbe mai denunciato per non creargli problemi.

Per la Procura, Mulè quella sera sarebbe uscito già armato, aveva con sé il revolver e da qui l'ipotesi della premeditazione. Secondo il gip, però, almeno con gli elementi a disposizione a poche ore dal fermo, quello dell'imputato sarebbe stato invece "un concitato gesto", commesso "verosimilmente per un'improvvisa e balorda crisi di gelosia", senza premeditazione, dunque. 

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