L'omicidio dell'operaio, regolamento di conti pista più calda: il giallo del panetto di hashish

Continuano senza sosta le indagini (coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca) sul delitto di Vincenzo Greco, il manovale palermitano di 36 anni ucciso giovedì sera a Belmonte Mezzagno a colpi di pistola

I rilievi dei carabinieri sulla scena del delitto

L'ipotesi investigativa più accreditata per l'omicidio di Vincenzo Greco, il manovale palermitano ucciso giovedì sera a Belmonte Mezzagno è il regolamento di conti. Ne sono convinti gli inquirenti che indagano sul delitto avvenuto in una strada di campagna.

Omicidio a Belmonte, ucciso operaio palermitano

Ieri i carabinieri del Nucleo investigativo hanno rinvenuto in un casolare a disposizione della vittima una pistola semiautomatica con matricola abrasa, una pistola giocattolo e un fucile, un passamontagna e un panetto di hashish di 100 grammi.

Le immagini dal luogo del delitto | VIDEO

L'uomo si trovava nella sua auto, un fuoristrada, una Mitsubishi Pajero, quando è stato raggiunto da una raffica di colpi di pistola. Secondo una prima ricostruzione dell’agguato i killer, che sarebbero entrati in azione in due, avrebbero sbarrato la strada a Greco in via Portella della Paglia con una macchina. Quindi avrebbero esploso almeno sei o sette colpi, tre dei quali andati a segno. Un altro ha colpito invece il cofano. Si può ipotizzare quindi che i sicari siano arrivati dalla direzione opposta a quella in cui viaggiava l’operaio.

Qualche ulteriore dettaglio utile per le indagini potrebbe arrivare dall’autopsia disposta dai pm, e che è stata effettuata ieri pomeriggio all’Istituto di medicina legale del Policlinico. Il palermitano 36enne era padre di un bambino e fidanzato con la compagna con cui sarebbe convolato a nozze nei prossimi mesi. Sul suo fuoristrada i carabinieri hanno trovato un panetto di hashish che potrebbe però essere stato piazzato dai killer per depistare le indagini.

Il nome della vittima, incensurata, è stato presto associato a quello del suocero Filippo Casella, ucciso nel 1994 in una guerra di mafia che vedeva contrapposte le figure di Benedetto Spera e Ciccio Pastoia. Le indagini sono coordinate dal Procuratore aggiunto Salvatore De Luca.

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