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Il punto in cui è stato trovato il cadavere della donna uccisa

Il punto in cui è stato trovato il cadavere della donna uccisa

Omicidio Bagheria, la nipote pentita al fidanzato: "Lasciami morire, non merito perdono"

Francesca Maria Castronovo, arrestata per aver ucciso la zia, Angela Maria Corona, non avrebbe voluto essere salvata dopo essersi data fuoco: "Perché lo hai fatto, io non ho diritto al perdono", avrebbe detto al compagno. La vittima strangolata con una corda e finita con un calcio alla tempia. Via all'autopsia

“Perché stai cercando di salvarmi? Io devo morire per quello che ho fatto, non merito perdono… Devono buttare la chiave”. Sono queste le drammatiche parole che Francesca Maria Castronovo avrebbe detto al fidanzato subito dopo aver tentato di togliersi la vita. La donna, infatti, dopo aver fatto strangolare la zia, Angela Maria Corona, da due sicari stranieri che avrebbe assoldato al mercato di Ballarò (e che sono stati arrestati con lei), ed aver gettato il suo cadavere sotto un ponte, si è cosparsa di benzina e si è data fuoco. E’ tuttora ricoverata al Civico con ustioni di secondo grado su tutto il corpo. 

Il rimorso e l'addio

L’indagata avrebbe dunque capito subito l’errore commesso nel pianificare l’omicidio di quella odiata zia che, sin da bambina – a suo dire – l’avrebbe sottoposta ad umiliazioni e maltrattamenti. “Non è stata colpa tua – così avrebbe cercato di rincuorarla il fidanzato, come trapela dalle intercettazioni – ma di tua zia per averti trattata sempre male...”. L’uomo sarebbe riuscito a salvare l'indagata per un pelo, dopo aver ricevuto una sua chiamata (fatta con il cellulare di un’altra donna e con l’anonimo) in cui lei gli avrebbe semplicemente detto: “Addio”. Come sia riuscito a trovarla, vicino al cimitero di Bagheria, e ad arrivare in tempo resta tuttora misterioso. Peraltro non è escluso che i pm ipotizzino di indagarlo per favoreggiamento: è vero che è legato sentimentalmente alla donna, ma subito dopo il tentativo di suicidio, quando lei ancora non aveva confessato, avrebbe potuto informare gli investigatori.

"Un delitto pianificato con grande freddezza"

Per il gip di Termini Imerese, Angela Lo Piparo, anche se l’arrestata ha sostenuto che non sarebbe stata pienamente lucida, l’omicidio sarebbe stato invece “pianificato con grande freddezza”. Angela Maria Corona  sarebbe stata attirata in una trappola: appena entrata in casa della nipote, sarebbe stata presa alle spalle dai due stranieri, l’ivoriano Guy Morel Diehi e il maliano Toumani Soukouna, e uccisa. Castronovo, difesa dall'avvocato Francesca Maria D'Amico, avrebbe assoldato il primo circa un mese prima perché l'aiutasse a dare una lezione alla zia.

La corda e il calcio alla tempia

La vittima, secondo la confessione della nipote, sarebbe stata strangolata con una corda, stesa su un divano e finita con un calcio alla tempia. Poi il cadavere sarebbe stato piegato e infilato in tre sacchi di plastica. Castronovo, pentita, avrebbe raccontato ai carabinieri che avrebbe anche tastato il polso alla zia e “se fosse stata ancora viva, avrei detto ai due di andarsene, non di continuare e avrei comunque dato loro i 15 mila euro pattuiti”.

Il ruolo dei sicari

Nell’ordinanza vi sarebbero anche intercettazioni tra i due stranieri, che avrebbero raggiunto Bagheria martedì 14, giorno dell'omicidio, con due biciclette rubate. L’indagata ha sostenuto di aver arruolato soltanto Guy Morel Diehi, e che poi questi si sarebbe fatto accompagnare da un tale “Pietro”, identificato poi in Soukouna. Sarebbe stato quest’ultimo ad aiutarla a buttare il cadavere dal ponte lungo la strada tra Bagheria e Casteldaccia. La donna lo avrebbe poi riaccompagnato in macchina a Palermo, in via Marchese di Roccaforte, e poi sarebbe tornata a Bagheria, dirigendosi verso il cimitero, per cercare di uccidersi.

Via all'autopsia

Stamattina, su disposizione del procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio e del sostituto Daniele Di Maggio, è iniziata anche l’autopsia su quel che resta della vittima, visto che parte del suo corpo è stata dilaniata da animali selvatici. L’esame dovrebbe servire almeno a stabilire l’orario del decesso, ma è difficile che possano essere trovati segni dello strangolamento, visto che tra i pezzi mancanti del cadavere vi sarebbe proprio la testa.

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