Cronaca Bagheria

Bagheria, la donna accusata d'aver ucciso la zia non va in carcere: deve essere operata

Francesca Maria Castronovo, indagata per aver commissionato il delitto, subirà un trapianto della pelle dopo le ustioni riportate in seguito a un presunto tentativo di suicidio. Il suo avvocato chiederà il supporto di uno psicologo. Intanto s'attende l'esito dell'autopsia sul corpo di Angela Maria Corona

Domani subirà un intervento di trapianto della pelle per coprire le ustioni di secondo grado che ha riportato su buona parte del corpo e quindi per il momento Francesca Maria Castronovo, la donna accusata di aver commissionato l’omicidio della zia, Angela Maria Corona, avvenuto a Bagheria il 14 aprile, non va in carcere ma resta ricoverata all’ospedale Civico. Sul fronte investigativo, invece, è stata compiuta l’autopsia (e se ne attendono gli esiti) sui resti della vittima, che erano stati dilaniati da animali selvatici. Sono stati anche compiuti dei tamponi vaginali per escludere che la donna possa aver subito una violenza sessuale.

Una storia orribile quella di Angela Maria Corona che, come ha confessato in lacrime la nipote, sarebbe stata strangolata da due sicari, l’ivoriano Guy Morel Diehi e il maliano Toumani Soukouna, finiti in carcere anche loro con l’accusa di omicidio ed occultamento di cadavere, che l’indagata racconta di aver reclutato a Ballarò e pagato 100 mila euro. Il corpo della vittima, finita con un calcio alla testa, era stato poi piegato, chiuso in due sacchi di plastica e gettato sotto un ponte lungo la strada tra Bagheria e Ciminna. Ed è proprio qui che gli animali ne avevano fatto scempio del cadavere, rendendo impossibile il ritrovamento di alcune parti, come la testa.

L’avvocato Francesca Maria D’Amico, che difende Castronovo, si appresta a presentare un’istanza formale perché la sua cliente venga assistita da psicologi: l’indagata ha chiesto lei stessa aiuto durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Termini Imerese, Angela Lo Piparo. “So che passerò il resto della mia vita in carcere, ma ho bisogno di un sostegno, devo liberarmi di questo peso”. Il peso sarebbe proprio quello di aver fatto ammazzare la zia, gesto di cui si sarebbe immediatamente pentita tanto da tentare il suicidio dandosi fuoco. Al momento la donna viene seguita da uno psichiatra del Civico.

Castronovo aveva riferito ai carabinieri, coordinati dal procuratore di Termini, Ambrogio Cartosio, e dal sostituto Daniele Di Maggio, di aver deciso di sbarazzarsi della zia perché per anni, sin da bambina, l’avrebbe sottoposta a maltrattamenti e vessazioni, costringendola persino ad ingoiare uno scarafaggio e controllandola ossessivamente. I due stranieri, difesi dagli avvocati Gabriele Lipani e Michelangelo Zito, durante gli interrogatori si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. 

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