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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca Carini

"Ammazzò l'ex moglie sotto gli occhi del figlio di 14 anni", i giudici lo condannano all'ergastolo

La massima pena è stata inflitta a Marco Ricci, accusato di aver ucciso Anna Maria Scavo nel negozio di scarpe in cui faceva la commessa il 15 giugno del 2019. Al culmine di una lite, alla donna fu tagliata la gola e il suo volto venne poi sfregiato con dell'acido

Avrebbe tagliato la gola all'ex moglie e le avrebbe anche sfregiato il volto con dell'acido. Per questo la Corte d'Assise ha deciso di condannare all'ergastolo Marco Ricci, 44 anni, accusato dell'omicidio di Anna Maria Scavo (nella foto), 37 anni, avvenuto nel negozio di calzature di Carini in cui la donna faceva la commessa, il 15 giugno del 2019. I giudici hanno così accolto pienamente la richiesta dei sostituti procuratori Maria Rosaria Perricone e Giulia Beux che contestavano all'imputato di aver commesso il delitto con diverse aggravanti: la premeditazione, il fatto che sarebbe avvenuto sotto gli occhi del figlio allora quattordicenne della coppia, separata dal 2018, ma anche perché sarebbe maturato in un contesto di maltrattamenti. Quest'ultima aggravante non è stata ritenuta sussistente dai giudici.

Anna-Maria-Scavo-2Alla vittima venne recisa la giugulare con un taglierino, ma nell'attività commerciale di corso Italia, i carabinieri ritrovarono anche una siringa con dell'acido. Tracce dello stesso liquido sarebbero state poi trovate sul volto della vittima, che sarebbe stata quindi sfregiata, e nella sua gola. Il delitto sarebbe maturato al culmine di una serie di liti tra l'imputato e la ex, che dopo la separazione si erano denunciati a vicenda: lei lo aveva accusato di lesioni e lui di violazione degli obblighi di assistenza famigliare.

Un rapporto molto teso, dunque, come era stato ricostruito dai carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi. Questa tesi sarebbe stata rafforzata durante il dibattimento (in virtù delle nuove norme Ricci non ha potuto accedere a riti alternativi e quindi ottenere sconti di pena) dalla testimonianza di diverse persone. Il presidente della Corte d'Assise, Vincenzo Terranova - nonostante il dibattimento fosse pubblico - aveva però sin dalle prime udienze impedito l'accesso all'aula ai giornalisti, per via delle norme contro il Covid: non è stato dunque possibile seguire direttamente il processo.

Il 15 giugno di ormai tre anni fa, l'imputato, in compagnia del figlio minorenne, aveva incontrato Anna Maria Scavo nel negozio dove lavorava e, per la Procura, l'uomo si sarebbe presentato lì già con l'intento ben preciso di aggredirla. Sia Ricci che il figlio (finito anche lui sotto inchiesta per concorso in omicidio e la cui posizione è stata poi archiviata dal gip del tribunale per i Minori) avevano riferito subito dopo il delitto che si sarebbe trattato di un "tragico incidente".

Omicidio a Carini, le immagini

Secondo la loro versione, sarebbe nata una discussione molto animata tra madre e figlio e la vittima avrebbe minacciato il giovane con il taglierino. Solo allora Ricci sarebbe intervenuto e soltanto per difendere l'adolescente: nel tentativo di togliere il taglierino alla donna - questo aveva riferito agli inquirenti - l'avrebbe però colpita alla gola e quel taglio non aveva lasciato scampo ad Anna Maria Scavo.

Era stato proprio Ricci a chiamare i carabinieri subito dopo l'omicidio, ma quando i militari erano arrivati in corso Italia lo avevano trovato barricato nel negozio assieme al figlio: solo grazie ai vigili del fuoco gli investigatori erano risuciti ad entrare nel negozio. Qui, oltre al corpo senza vita di Anna Maria Scavo, avevano trovato anche una siringa, quella che sarebbe stata usata per farle ingoiare dell'acido e sfregiarla.

Carini sotto choc: "Anna era una grande lavoratrice" | video

Padre e figlio, portati poi in ospedale per curare piccole lesioni, avevano – in due stanze diverse – raccontato la loro versione, sostenendo entrambi che sarebbe stata la vittima ad aggredirli. Una versione che, anche alla luce dell'utilizzo dell'acido, non ha mai convinto la Procura.

La difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Siino, ha portato avanti due diverse ricostruzioni dei fatti, mirate prima di tutto a far cadere l'aggravante della premeditazione. Il legale aveva invocato il riconoscimento della legittima difesa per Ricci o, in alternativa, al massimo l'inquadramento del delitto come un omicidio preterintenzionale e non volontario e aggravato.

Il presupposto della difesa è che in realtà non sarebbe mai stato ben chiarito cosa sarebbe successo all'interno del negozio. In base alla prima lettura, l'imputato sarebbe intervenuto soltanto per difendere il figlio (che aveva riportato dei tagli ai polsi) dopo una reazione spropositata della madre. Oppure il delitto sarebbe avvenuto nella confusione di una colluttazione, in cui nel tentativo di togliere il taglierino alla vittima, Ricci avrebbe finito per ferirla mortalmente, ma senza alcuna intenzione di ucciderla.

I giudici non hanno ritenuto valide queste tesi ed infatti hanno deciso di condannare l'imputato alla massima pena. Nel processo si sono costituiti parte civile i genitori di Anna Maria Scavo.

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