L'omicidio di Aldo Naro 5 anni dopo, i familiari: "Traditi dalla società, dagli amici e dalla giustizia"

I genitori e la sorella del giovane medico ucciso nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2015 nella discoteca Goa durante una rissa tornano a chiedere verità: "Le nostre denunce chiuse in un cassetto e coperte di polvere..."

"Il castello di sabbia costruito per nascondere l’atroce verità che c’è dietro al tuo tristissimo destino è prossimo a sbriciolarsi e a fare finalmente trionfare la giustizia vera che meriti e a cui hai diritto". E' un passaggio della lunga lettera scritta dai familiari di Aldo Naro, il giovane medico ucciso nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2015 nella discoteca Goa durante una rissa. Parole cariche di dolore per quella vita spezzata troppo presto e in modo cruento, rese pubbliche attraverso i social.  Più volte, proprio attraverso il web, i genitori e la sorella di Naro hanno espresso i loro dubbi sulle indagini e chiesto giustizia.

"Oggi - inizia la lettera - sono cinque anni esatti da quel giorno di San Valentino che ti ha visto lasciare questo mondo. Un mondo che sentivi tuo e che credevi di dominare con la forza e l’energia dei tuoi venticinque anni, con le tue eccezionali capacità e soprattutto con l’immenso amore di cui era capace il tuo grande cuore. Amore per noi, la tua famiglia; amore per la professione che avevi abbracciato e che si capiva avresti svolto con intelligenza ed umiltà al servizio del prossimo, a cui avresti fatto tanto bene; amore per i tuoi amici, con cui hai condiviso studio e divertimento, dando loro sempre tutto l’aiuto di cui sei stato capace. Amore per la vita, che sapevi vivere con passione, godendo delle cose belle che ti offriva, senza mai venire meno ai tuoi doveri, morali e non, che la tua condizione di “ragazzo di buona famiglia” non ti ha mai fatto dimenticare. Chi ti ha conosciuto poteva già vedere in te un benefattore dell’umanità, capace di chissà quali grandi successi nel proprio campo, e forse anche di importanti scoperte scientifiche".

L'omicidio di Aldo Naro, caso riaperto dopo 4 anni 

"Anche per tutto questo avevi, come qualunque cittadino, il sacrosanto diritto di essere protetto - si legge ancora - e che ti venissero assicurate le condizioni minime di sicurezza, anche nel luogo e nell’ ora in cui si è consumata la tua, la nostra tragedia. Ma così non è stato. Aldo, tu non sei stato assassinato di notte in un vicolo buio, ma in una discoteca 'rinomata' e 'ben frequentata', precisamente all’interno di un 'privee' per accedere al quale hai dovuto pagare un sovrapprezzo. Erano presenti decine di persone perbene, che loro malgrado hanno dovuto assistere allo scempio del tuo corpo da parte di un gruppetto di assassini i quali, per motivi che ad oggi nessuno è stato capace di scoprire (ma che non possono non esistere), hanno organizzato ed eseguito il tuo omicidio: a sangue freddo, 10 contro 1, con calci e pugni. Ma erano presenti, con l’avallo dei proprietari della discoteca, anche buttafuori abusivi, alcuni dei quali pregiudicati e altri vicini alla mafia. Lo stesso proprietario della discoteca che, subito dopo che sei stato colpito, invece di assisterti e chiamare polizia e soccorsi, ti ha impunemente fatto scaraventare fuori, nell’adiacente giardinetto, dove non si sa cosa ti sia ancora successo, al freddo e alla pioggia, aggravando tanto inutilmente quanto crudelmente, e in modo forse letale, le tue condizioni già disperate".

Condannato a 10 anni l'assassino di Aldo Naro

A dicembre il giudice delle indagini preliminari Filippo Serio ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e ha chiesto nuove indagini. Secondo il giudice a spezzare la vita del ragazzo non fu solo un buttafuori (condannato ndr), ma anche tre suoi colleghi che adesso sono indagati. 

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E' un lungo atto di accusa quello della famiglia Naro, che prosegue: "I tuoi 'amici' tra cui qualcuno di quelli che ricordavo prima, e la tua 'ragazza' non ti hanno aiutato, hanno assistito impassibili al tuo massacro non hanno testimoniato, ostacolando una già troppo 'distratta' giustizia, nascondendo forse chissà quali mostruosi inconfessabili retroscena. Ma quello che ti è stato riservato dopo la tua morte è stato se possibile più grave ed inaudito. E dopo cinque anni, val la pena farne un piccolo bilancio, almeno per le cose più importanti. Meglio tacere sulle indagini finora svolte. Diciamo soltanto che le denunce da noi presentate, per le quali non siamo stati neanche sentiti e nelle quali indichiamo inoppugnabilmente omissioni, ritardi e depistaggi non sembrano avere avuto alcun seguito. Sono state archiviate? No, semplicemente vengono ignorate, chiuse in un cassetto e coperte di polvere. Eppure, nonostante tutto, un grande risultato è stato raggiunto: ben due magistrati giudicanti hanno ad oggi riconosciuto la possibile responsabilità di almeno altri tre soggetti per concorso nel tuo omicidio, oltre al minorenne autoaccusatosi, da sempre ostinatamente quanto assurdamente ritenuto dagli inquirenti l’unico tuo assassino. E solo grazie alle nostre forze, e alla nostra ostinazione, oggi pende un nuovo procedimento per omicidio volontario in concorso a carico di alcuni soggetti. Aldo, quanti tradimenti! Traditi, tu e noi, dalla cosiddetta 'società civile', dalle istituzioni e dagli amici. Come se tutti si fossero voluti sbarazzare anche del tuo ricordo assimilando la tua storia quasi ad un banale incidente. Ma così non può essere e così non sarà! Il castello di sabbia costruito per nascondere l’atroce verità che c’è dietro al tuo tristissimo destino è prossimo a sbriciolarsi e a fare finalmente trionfare la giustizia vera che meriti e a cui hai diritto. In attesa di quel giorno ti abbracciamo con tutto l’amore che sempre ci unirà e che i gravissimi torti che hai subito e subisci, aumentano a dismisura".

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