Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca Cava Giardinello

“Li ho uccisi perché mi hanno consumato”, l'ammissione del killer di Trabia

Francesco La Russa lo ha ripetuto più volte agli uomini della Squadra mobile. Secondo lui il suo licenziamento sarebbe imputabile ai suoi colleghi morti e proprio per questo avrebbe risparmiato il ragioniere. Le telecamere lo hanno immortalato mentre si allontanava con freddezza

La scientifica sul luogo del delitto

"Li ho ammazzati perché mi hanno consumato, mi hanno rovinato". Queste le parole riferite alla Squadra mobile da Francesco La Russa, l’operaio disoccupato di Trabia che ieri ha ucciso Giovanni Sorce (59 anni) e Gianluca Grimaldi (39) nella cava Giardinello dove lavorava. Durante l’interrogatorio ha ammesso le proprie responsabilità ripetendo più volte quella frase. Secondo l’omicida sarebbero stati loro a causare il suo licenziamento e proprio per questo La Russa, nel suo raptus, avrebbe risparmiato il ragioniere dell’azienda che è riuscito a fuggire non appena ha sentito esplodere i colpi (IL VIDEO DELL'ARRESTO).

GUARDA: LE IMMAGINI DALLA CAVA DOPO LA TRAGEDIA

Alcune immagini delle telecamere di videosorveglianza della cava, in amministrazione giudiziaria e affidata a Gaetano Cappellano Seminara, ha ripreso La Russa mentre lasciava il luogo del delitto. E’ stato inquadrato mentre si allontanava e riponeva l’arma nei pantaloni, senza scappare, ma camminando a passo normale. Un dettaglio che ha colpito gli investigatori e che dimostrerebbe la freddezza con la quale ha agito, sparando quattro o cinque colpi di pistola. L’uomo, sposato e con tre figli, deteneva legalmente in casa anche altre armi.

E proprio una di quelle armi è stata impugnata ieri dall’omicida, che si è potuto avvicinare alla cava appartenuta in passato alla famiglia Buttitta senza grossi problemi. I suoi obiettivi, Sorce e Grimaldi, lo hanno lasciato entrare senza alcun timore perché conoscevano la sua situazione e lo rispettavano per il suo status precario da ex operaio in mobilità. Una discussione durata forse una manciata di minuti e degenerata in ancor meno. Così La Russa ha estratto la pistola e fatto fuoco. Una dinamica che gli uomini della scientifica hanno tentato di ricostruire direttamente all’interno del prefabbricato che si trova all’interno dell’area.

Ieri lo stesso Cappellano Seminara è andato sul posto dopo la tragedia con i componenti dello staff incaricati dal Tribunale di gestire l’attività. Il magistrato di Termini Imerese Giacomo Brandini, che indaga sul duplice omicidio, deciderà in giornata se eseguire l’autopsia sui due cadaveri oggi pomeriggio o se rinviarla a lunedì. La Russa, ad ogni modo, non ha dichiarato nulla che facesse pensare ad un eventuale collegamento con le vicenda dei beni confiscati: niente sul suo licenziamento o suoi compensi degli amministratori giudiziari. Davanti al pm si è avvalso della facoltà di non rispondere, spiegando che parlerà durante l’udienza di convalida con il gip Angela Lo Piparo.

LA NOTA DI SEMINARA - “Osservo che l’ingiustificata e ingiustificabile furia omicida di Francesco La Russa è esplosa dopo nove mesi dalla sua messa in mobilità, e solo in concomitanza al clamore che ha suscitato l'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Caltanissetta e che ha finito per scatenare attacchi personali nei confronti di tutti coloro che gestiscono i beni sequestrati alle mafie accusati di arricchirsi in danno dei titolari delle imprese dei proposti e dei loro dipendenti. Sicuramente l'osservanza del prescritto segreto delle indagini preliminari avrebbe contribuito ad evitare il formarsi di giudizi sommari ed affrettati oltre che infondati. Francesco La Russa non è una vittima della crisi economica o delle politiche dell’Amministrazione Giudiziaria. E’ un criminale che ha distrutto 2 famiglie. Non solo era in mobilità  ma aveva rifiutato di essere assunto alle medesime condizioni presso la Cava Valle Rena di Altofonte che dista solo 10 km da Cava Giardinello. Chi versa in condizioni economiche difficili non rifiuta il lavoro che gli viene offerto”.
 

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