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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca Tribunali-Castellammare / Via Lampedusa

Occupata casa Guzzetta, quattro famiglie nella scuola abbandonata

Il fatiscente edificio scolastico accoglie le speranza di quattro giovani famiglie. Gli occupanti lavorano per rendere più vivibile l'immobile, cercando di portare luce elettrica e acqua corrente

Casa Guzzetta ha un nome inappropriato, dal momento che “casa” è difficile definirla. E’ una scuola abbandonata, fino a pochi giorni fa piena di rifiuti, vecchi elettrodomestici e detriti vari, che quattro famiglie cercano di rendere un luogo quantomeno pulito e sicuro. Sono otto ragazzi disperati, alcuni non hanno nemmeno diciotto anni ma già un figlio a carico e un altro in arrivo. Disoccupati, che non avevano un posto dove andare perché dai loro genitori non c’era più spazio.
 
Arriviamo a Casa Guzzetta, edificio fatiscente attorniato da bei palazzi dai colori accesi. Mentre ci avviciniamo, un bambino gioca vicino alle macerie che i nuovi inquilini hanno portato nel cortile. Ci presentiamo a una signora di mezza età ci invita ad entrare con un sussurro di gentilezza spossata. È la madre di uno dei ragazzi, che in questo momento è al lavoro. Con lei c’è anche la nuora che mostra non più di diciassette anni. Dopo un paio di minuti di conversazione emerge tutta la disperazione di chi non ha un tetto sopra la testa. La giovane nonna non vivrà lì, ha "un appartamento di 35 mq" dove la convivenza sarebbe difficile per chiunque. Ma il giorno lo passa con loro perché “non si sa chi può arrivare, loro sono ragazzi”, dice, “se scappa qualche brutta parola..”.

Casa Guzzetta occupata - foto D'Angelo/PalermoToday



Ci porta a fare un giro all’interno, illustra quali stanze andranno a quali famiglie. Quelle di suo figlio danno sull’ingresso e sono le più devastate dai vandali. Salta subito all’occhio una parete coperta di graffiti di cattivo gusto. In un soffitto sono ben visibili i mattoni che lo compongono. Nella “sala da pranzo” c’è solo un tavolo e un fornello elettrico. Accanto c’è una grande stanza, forse una volta sede della mensa scolastica, nella quale una delle famiglie sta facendo erigere dei muri, con l’aiuto di un parente muratore, per potere avere un bagno e delle camere da letto. Alla parete sono appoggiati delle sagome di cartone dei re magi e della Disney che i bambini hanno trovato in mezzo alla spazzatura quando sono arrivati. Salendo al piano di sopra entriamo in un corridoio stretto sul quale si affacciano altre due stanze, dove i lavori sembrano più avanzati, anche se è impossibile calcolare quali siano gli effettivi danni del periodo di incuria e della muffa sul soffitto. Qui il bagno è quello tipicamente scolastico, e il muro divisorio è stato abbattuto, “ma era già in parte crollato” dice la nostra guida.
 
Tornati al piano terra, si appoggia al davanzale di una finestra a cui manca qualche vetro e parla dei carabinieri che sono venuti un paio di volte, “gentilissimi, sono venuti a vedere chi c’era e se ne sono andati. Prima di toccare qualsiasi cosa abbiamo scattato delle foto e gli abbiamo mostrato lo stato in cui era questo posto”, continua. Intanto arriva il figlio, un ragazzone appena maggiorenne che stupisce per il viso nei quali sono fin troppo visibili i tratti del bambino che era fino a pochi anni fa. “Ogni mattina si alza alle quattro e mezza e va a lavorare al porto per sessanta euro la settimana” dice la moglie. Neanche il tempo di sedersi che il ragazzo comincia a staccare l’intonaco coperto dal graffito, che rivela un muro bianco e in buono stato, ci fa notare la madre con un misto di speranza e rassegnazione, forse in fondo sa che non può bastare. Mentre ci accompagna al cancello, che ha bisogno di essere tirato con forza, desolata si dice “preoccupata per quello che può succedere, perché sono ragazzi”, ripete, “mio marito è in carcere e sono soli, non c’è nessuno che li aiuta”.
 
La strada da loro scelta, forse non l’unica, ma certamente difficile, è stata quella di occupare un edificio dimenticato della Regione da almeno due anni, dopo l’ultimo sgombero. Difficile, perché ristrutturare un’ex scuola dichiarata inagibile con soffitti sventrati, finestre rotte e scarse prospettive di avere un giorno luce e acqua corrente è difficile. E poche speranze, data l’indubbia illegalità del loro atto, di tenersi il frutto delle loro fatiche. Dalla regione fanno sapere che la competenza sull'immobile è del Genio civile di Palermo.

 

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