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Nino Sprio

Nino Sprio

Quel funzionario regionale con il cuore da killer: morto Nino Sprio, ordinò 5 omicidi

Si è spento a 73 anni l'ex funzionario dell'assessorato all'Agricoltura che "collezionava" ergastoli. Politica, mafia, sangue e violenza: così consumava le proprie vendette personali

"Tutto a posto, dottore". In questo modo il suo sicario di fiducia, avvisava Nino Sprio a "lavoro" finito. Una lunga scia di sangue e violenza, tra segreti e crimini irrisolti, in un contesto di affari e intrecci politico-mafiosi. Sprio, ex impiegato della Regione Siciliana, è morto oggi a 73 anni, nella sua abitazione palermitana. Era malato da tempo e aveva ottenuto la detenzione domiciliare già nel 2002. Fu arestato nel 1999 dopo avere ordinato l'ennesimo omicidio, quello di un panettiere palermitano a Firenze, ed era stato poi condannato a cinque ergastoli per aver commissionato altrettanti omicidi, tra la fine degli anni '80 e la fine degli anni '90. Il canovaccio era sempre lo stesso. Lui ordinava, gli altri eseguivano. Per problemi di salute aveva assistito in barella alla pronuncia della sentenza che lo condannava al carcere a vita.

A raccontare agli investigatori i moventi dei suoi delitti, per anni rimasti irrisolti, furono i fratelli Salvatore ed Ignazio Giliberti, killer fidatissimi, che, con costi modici, aiutavano Sprio a consumare le proprie vendette personali approfittando del clima di tensione che imperversava a Palermo, messa a ferro e fuoco dagli omicidi di mafia. Sprio agiva da insospettabile impiegato regionale. Un colletto bianco con il cuore da killer.

Uno dei suoi sicari, Pietro Guida, sta scontando l'ergastolo. Inquietante l'omicidio dell'avvocato Giuseppe Ramirez, assassinato a coltellate nel suo studio legale, il 31 ottobre 1989, solo perché gli doveva dei soldi. Episodio chiarito solo a distanza di tanti anni. Nell'elenco degli orrori c'è anche quello relativo al funzionario della Regione Giovanni Bonsignore, che lavorava all'assessorato alla Cooperazione. Di Bonsignore si disse che era un funzionario integerrimo che forse aveva disturbato amichevoli equilibri con i suoi "atti dovuti". Fu crivellato a colpi di pistola davanti al suo garage, in pieno giorno, nel centro di Palermo, il 9 maggio 1990: aveva scoperto il business di quei contributi che Sprio elargiva ad una cooperativa di Palma di Montechiaro, della quale era socio.

Tra le vittime anche il rappresentante di libri Salvatore Piscitello, e un altro collega di Sprio, Filippo Basile, ucciso nei pressi dell'assessorato regionale all'Agricoltura: freddato con tre colpi di pistola mentre era al volante della sua macchina il 5 luglio 1999. Un omicidio che ha fatto sprofondare Palermo nell'incubo, a distanza di tanti anni. Basile era capo del Personale dell'assessorato: si era messo in mente di far licenziare Sprio dopo aver scoperto le sue magagne. Da quel giorno alcuni telefoni sospetti vengono messi sotto controllo. Il 12 ottobre, a distanza di pochi mesi, gli inquirenti intercettano una chiamata di Ignazio Giliberti a Nino Sprio. Aveva appena ucciso il pregiudicato palermitano Antonino Lo Iacono. La telefonata inizia e finisce così: "Tutto a posto, dottore". Poi le confessioni, inaspettate. Che rompono i silenzi e portano a galla i macabri segreti.

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