"Neonato picchiato brutalmente": condannati il padre e la madre

I fatti risalgono al 2013, quando il piccolo venne portato in ospedale. Aveva la febbre alta e diverse fratture. Adesso ha danni cerebrali permanenti. I genitori - a cui era già stata tolta la patria potestà - sono stati riconosciuti colpevoli di tentato omicidio

Nessuno sconto di pena, ma la condanna a 10 anni per il padre e 4 anni e 8 mesi per la madre. Si è concluso così il processo ai genitori del bimbo ricoverato all'Ospedale dei bambini, nel 2013, quando aveva solo tre mesi con gravissime lesioni. I genitori - a cui è stata tolta la patria potestà - sono stati riconosciuti colpevoli di tentato omicidio.

I FATTI - Nell'agosto del 2013 il piccolo è arrivato presso il nosocomio in gravissime condizioni. Aveva la febbre alta e vomitava. I medici hanno riscontrato ecchimosi al volto e fratture in varie parti del corpo. La Tac ha svelato la presenza di lesioni encefaliche. Traumi gravissimi, che hanno portato a danni permanenti. I genitori hanno detto che il piccolo era caduto mentre tentava di gattonare. La tesi non ha convinto i medici. Da qui i primi sospetti sul padre e sulla madre.

LE INDAGINI - La mamma si è presentata spontaneamente dai carabinieri. Ai militari ha confidato di avere dubbi sul marito, perché sempre e solo lui si occupava di addormentare il piccolo. Lo sentiva piangere e poi zittirsi all'improvviso. Era capitato che lo stesso marito le facesse notare delle ferite, dicendo però di non avere idea su quale potesse essere la causa. Successivamente, al momento di confermare le accuse in sede di interrogatorio, il passo indietro della donna.

IL PROCESSO - I periti della difesa hanno sostenuto che le lesioni siano state provocate da traumi durante il parto. Di avviso opposto i consulenti nominati dal giudice Nicola Aiello, per i quali le lesioni hanno "avuto una genesi traumatica, eteroindotta, violenta". Gli esperti hanno sostenuto che i traumi "non sono riconducibili al parto", ma prodotti "da terzi in tempi diversi e non sono riconducibili a condizioni morbose preesistenti di natura genetica".

LA SENTENZA - Oggi la condanna. Il bimbo, affidato a una casa famiglia, ha una paralisi cerebrale e un ritardo mentale grave che non possono essere risolti. Il giudice ha stabilito che gli imputati dovranno risarcire il piccolo con 250mila euro, ma sarà il tribunale civile a quantificare il danno definitivo.

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