Neonato morì al Policlinico, dopo sette anni assolti tre medici: "Non fu colpa loro"

Al centro del processo il decesso del piccolo Francesco Crisà, avvenuto a novembre del 2013. Secondo la Procura il bimbo avrebbe respirato liquido amniotico e sarebbe poi soffocato. I consulenti della difesa e i periti del giudice non avrebbero però trovato tracce nei bronchi. Scagionati primario, pediatra e ostetrica

L'ingresso del Policlinco

Francesco Crisà visse appena un giorno e poi morì nel reparto di Ginecologia del Policlinico a novembre del 2013. Dopo un processo durato cinque anni, adesso il giudice della seconda sezione del tribunale monocratico, Daniela Vascellaro, ha escluso che nel decesso del piccolo possano aver avuto delle responsabilità i medici della struttura sanitaria.

Con la sentenza emessa oggi, infatti, sono stati assolti il primario Giuseppe Lo Dico, il pediatra Giuseppe Puccio e l'ostetrica Anna Maria Muratore, difesi dagli avvocati Giustino Piazza, Vincenzo Barreca, Marco Cammarata e Dario Barbiera. La famiglia del bambino che da anni chiede giustizia si era costituita parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Giovanni Castronovo.

Il neonato morì a novembre del 2013 e, secondo i consulenti del pubblico ministero, perché avrebbe respirato liquido amniotico e questo avrebbe determinato il suo soffocamento. Una tesi che poggiava sul fatto che gli esperti avrebbero trovato tracce di meconio nei bronchi del bambino. I consulenti della difesa non avevano invece trovato questo liquido ma formalina, ovvero la sostanza che serve per conservare i reperti, escludendo quindi l'ipotesi del soffocamento.

Per cercare di superare l'impasse, il giudice aveva disposto una propria perizia, affidando l'incarico ad altri esperti, che sarebbero giunti ad una conclusione simile a quella delle difese, escludendo la presenza di meconio nei bronchi. I consulenti del pm hanno poi spiegato che a loro avviso la presenza o meno di meconio sarebbe stata irrilevante, perché il bambino sarebbe morto per un'infezione. 

In realtà, dopo 7 anni di indagini e processo, non è chiara quale sia stata la causa del decesso, ma per il giudice non vi sono gli elementi per ritenere che gli imputati abbiano avuto delle responsabilità e per loro è quindi caduta l'accusa di omicidio colposo.

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