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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Neonata morta alla clinica Candela: "Non fu colpa dei medici", tre assoluzioni in appello

Ribaltato il verdetto per due ginecologhe e un'ostetrica che in primo grado erano state invece condannate. Nonostante il reato fosse prescritto, i giudici hanno deciso di scagionarle in relazione al decesso di una bimba avvenuto nel 2012 per cui si era ipotizzato uno scambio di placenta durante gli accertamenti. Inizialmente l'inchiesta era stata archiviata

La bimba morì un giorno dopo la sua nascita alla clinica Candela, ma come ha sancito oggi la seconda sezione della Corte d'Appello, non fu colpa dei medici. Il collegio presieduto da Alfonsa Maria Ferraro, ribaltando totalmente il verdetto di primo grado e a quasi 10 anni dai fatti, ha deciso infatti di assolvere "perché il fatto non sussiste" due ginecologhe e un'ostetrica, che erano state invece condannate per l'omicidio colposo dal tribunale monocratico, a luglio del 2020.

Le assoluzioni a dispetto della prescrizione

Una sentenza emessa nel merito, nonostante la prescrizione, per Laura Carlino (difesa dagli avvocati Giovanni Rizzuti ed Antonio Tito), Manuela Vercio (difesa dagli avvocati Sergio Monaco e Valeria Scavuzzo) e Roberta Lubrano (difesa anche lei dall'avvocato Monaco e dall'avvocato Gianfranco Viola). Alle prime due imputate il giudice Andrea Innocenti aveva invece inflitto un anno e 4 mesi, mentre all'altra un anno, concedendo a tutte la sospensione della pena.

Revocato il diritto al risarcimento

I giudici d'appello, inoltre, ancora prima che iniziasse il processo, avevano accolto una specifica istanza per sospendere la provvisionale di 200 mila euro concessa ai genitori della bambina: ora con le assoluzioni il diritto al risarcimento del danno viene naturalmente meno. 

Il giallo della placenta

La vicenda al centro del processo è molto complessa ed aveva assunto anche i contorni del giallo, ipotizzando - cosa che il primo giudice aveva ritenuto fondato - che al medico legale sarebbe stata fornita per gli accertamenti una placenta diversa da quella della bambina, tanto che il dna era risultato maschile. Gli avvocati degli imputati hanno sempre respinto questa ipotesi (e in appello è stata accolta questa versione), sostenendo che la palcenta fosse quella giusta ma che, semplicemente per problemi di conservazione, si sarebbe deteriorata.

L'inchiesta inizialmente archiviata

La piccola Margherita era nata il 30 settembre del 2012 alla Candela in condizioni disperate, tanto che il giorno successivo morì. La famiglia presentò una denuncia, ritenendo che il decesso fosse stato determinato dalla negligenza dei medici: per salvare la neonata sarebbe stato sufficiente praticare il parto cesareo appena 30 o 40 minuti prima di quando venne invece effettuato. L'inchiesta era stata però archiviata perché si era stabilito che la morte fosse stata provocata da un'infezione.

La riapertura delle indagini

Erano state compiute però due perizie sulla placenta ed era così saltato fuori che quei campioni non sarebbero stati compatibili con la madre della piccola e che sarebbero appartenuti invece a un bimbo. A sollecitare questi accertamenti era stato l'avvocato della famiglia, Rosalba Di Gregorio, che era riuscita ad ottenere una riapertura dell'inchiesta.

Il cesareo praticato in ritardo

Il 18 luglio del 2019 le tre imputate erano state così rinviate a giudizio perché con il loro comportamento "negligente", secondo l'accusa, non avrebbero valutato adeguatamente i tracciati che in diversi momenti si sarebbero presentati come "allarmanti". Per questo poi il parto cesareo sarebbe stato compiuto in ritardo e il feto era stato estratto "non vitale". Se il cesareo fosse avvenuto tra le 12.20 e le 12.30, anziché alle 13, per la Procura, la bambina avrebbe potuto salvarsi.

Il verdetto ribaltato

Una ricostruzione che evidentemente non ha retto in appello (le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni) e i giudici hanno quindi sancito l'innocenza delle tre imputate, che non avrebbero avuto dunque alcuna colpa o responsabilità per la morte della piccola. Per la ginecologa Laura Carlino la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio in relazione ad un atro presunto omicidio colposo, quello legato alla morte di Candida Giammona e del figlio appena nato avvenute il 31 gennaio scorso sempre alla clinica Candela. 

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